E se la coppia non funziona più? Nell’ultimo romanzo di Domenico Starnone, Destinazione errata, un personaggio dice: «L’infedeltà non è un tradimento, è una manifestazione di curiosità». La nostra conversazione parte da lì, dalla inestinguibile curiosità per gli altri, perché anche nel mio ultimo libro, La gioia di ieri, si parla della difficoltà di star dentro i confini di un modello sentimentale usurato, la coppia monogamica.
La coppia monogamica: un modello sentimentale usurato
Domenico Starnone: «Prendiamo Anna, la protagonista del tuo libro ma anche del precedente, La femmina nuda (dove è alle prese con una separazione devastante). Perché questa signora colta e raffinata, un’architetta, non tira avanti con la sua vita di donna libera? Perché perde la voglia di vivere quando la coppia non funziona e Davide, il suo ex fidanzato, di professione meccanico, se ne va? Cosa ci trovava in lui?».
Elena Stancanelli: «È diverso da lei, è selvaggio, vitale…».
D.S. «Come il guardiacaccia di Lady Chatterly. A Lady Chatterly però va benino, sono altri tempi, anche il bel romanzo di Lawrence è di altri tempi. Ad Anna invece va male. Vien subito da dire: perché questa donna, oggi, vuole tutto per sé quest’uomo orribile?».
Perché si scelgono partner sbagliati
E.S. «In momenti di fragilità nella vita di alcune donne, forse, il guardiacaccia – o l’idraulico che è poi l’equivalente – diventa un piccolo feticcio erotico. E vale anche per gli uomini! Che differenza c’è tra un uomo adulto che si fa portare al guinzaglio da una ragazzina di vent’anni e una donna della stessa età che decide di avere un rapporto con un maschio brutale?».
D.S. «Non molta, sì, a parte il grado di brutalità».
E.S. «Ma la questione, forse, non è tanto la scelta bislacca di voler fare coppia con un partner sbagliato. È la coppia in sé che non funziona più».
D.S. «Sì, nel tuo libro lo racconti bene. A meno che non tornino in forza i diktat delle religioni monoteistiche e un po’ di leggi repressive, la coppia monogamica cederà definitivamente. I tentativi di ridarle vigore – la coppia variamente aperta – mi pare che abbiano solo allargato le crepe. Sia che si tratti di eterosessualità, sia che si tratti di omosessualità, a tenerla ancora in piedi è l’angoscia della provvisorietà, e, specie in vecchiaia, la paura della solitudine, il bisogno di un affetto stabile. Nel finale del tuo libro, che è molto bello e ha giustamente per protagonista la cana Mina, Anna si interroga su ciò che resta e persiste: la spinta alla vicinanza fisica, il desiderio di annusarsi e stringersi, il bisogno di avere accanto qualcuno con cui intrecciare le dita della mano. Non riesce a pensarsi senza relazioni, senza desiderio».
Desiderio maschile e femminile
E.S. «Parliamo di questo desiderio. La virilità è fragile. Se la sua attivazione si inceppa, apriti cielo. Il desiderio femminile invece non deve dimostrare niente nell’atto sessuale, può prendersi un tempo più lento. Se un uomo ti dice “sei la più bella del mondo”, be’, questo aiuta, tiene vivo il desiderio. Ma se anche non accade, il sesso funziona lo stesso».
D.S. «Parte del vostro potere sta in questo tempo lungo, stiamo ancora imparando a prenderne atto».
E.S. «Sul desiderio maschile come sta agendo il cambiamento di cui stiamo parlando?».
D.S. «Non abbiamo ancora digerito l’autonomia femminile. Una donna esperta e giudicante, che ti vuole ancor prima che tu la voglia, preoccupa e disorienta. Quando sono stato ragazzo, le donne parevano ancora fortezze. Noi eravamo quelli attivi, facevano “conquiste”. La capitolazione, il sì, generava un gioioso sentimento di potenza. Le parole ricorrenti erano: mi appartieni, ci apparteniamo. Spessissimo, o sul serio o mentendo, aggiungevamo: per sempre».
E.S: «Il tuo personaggio, a un certo punto, commette un errore: manda a una donna il messaggio destinato a un’altra donna. E ne riceve, appunto, un entusiastico sì».
Se la coppia non funziona: amore a tempo determinato
D.S «Racconto un sì di oggi: un sì non sospirato, occasionale, addirittura effetto di uno sbaglio. Per di più, il protagonista è un tizio che pare stia benissimo con la moglie, innanzitutto sessualmente. E anche Claudia, la protagonista femminile, ha un partner, anche la sua coppia pare che funzioni. Sicché il desiderio appare meccanico, con tappe obbligate: la sorpresa, la curiosità, gli approcci, il sesso. Probabilmente siamo già un’umanità che, pur vivendo in coppia, lo fa con scarsissima convinzione, non dà credito alla promessa di fedeltà e sa che l’amore non è eterno, ma a tempo determinato».
E.S. «La soluzione, credo, è un desiderio sessuale più semplice, di tipo animalesco, all’annuso, che non prevede nessuna forma di conoscenza ed è promiscuo. Il problema però è la gelosia, che ne facciamo della gelosia?».
D.S. «Per quanto il vecchio quadro sia sbiadito, la gelosia resta, anche in questi rapporti cosiddetti semplici, che comunque attivano il desiderio dell’altro e la paura di perderlo. In tempi andati, una sorta di minorità femminile facilitava il controllo del geloso . L’uomo “ti possedeva” e se compariva un altro uomo, un seduttore che provava a ridurti a sé, alla propria volontà, e voleva portarti via come una cosa, la gelosia si risolveva tra maschi, a botte, col duello. Tutto è saltato per aria nel momento in cui abbiamo dovuto prendere atto che le donne sono persone, non sono sedotte ma scelgono loro, dicono no o sì a chi vogliono. Bisognerebbe guardare le statistiche, ma stando alle cronache temo che la follia gelosa dei maschi ormai non si rovesci più sui rivali ma sulle partner. In ogni campo la vecchia organizzazione del potere maschile dà orribili colpi di coda».

Un nuovo sistema di relazioni
E.S. «In questo nuovo sistema di relazioni, a me sembra più sana la promiscuità che non il possesso, con i suoi confini».
D.S. «Probabilmente sì, anche se la vita non ci mette niente a complicarsi. Preferisco tornare al tuo libro, tu sposti abilmente tutto sui cani. Costruisci tre blocchi densi, incalzanti, con frammenti su frammenti di umanità più o meno disorientata e insofferente, depressa e gioiosa. Ma non bisogna dimenticarsi i cani, sono il filo teso del romanzo. Soprattutto va tenuto d’occhio l’indecifrabile Frodo, che salta dal terrazzo, e prima guarda Anna, poi pare che sorrida. Tu racconti l’effetto che la cosa ha su di lei, ma quello sguardo resta misterioso e in letteratura ciò che conta non è quello che si spiega, ma quello che non si riesce a spiegare. Una scrittrice meno scafata ci avrebbe messo più ovviamente una cana, in quella scena lì. Tu ci metti un cane che non solo un attimo prima dell’accoppiamento si butta dal settimo piano, ma sopravvive e quando si rimette in sesto è riaccompagnato a fare il suo dovere, contribuisce a mettere in vita altri cuccioli che gioiranno, soffriranno, si accoppieranno e moriranno. Hai messo su un congegno narrativo vitalissimo e spietato».
E.S. «Ma il desiderio non è vitalissimo e spietato?»

Domenico Starnone ed Elena Stancanelli sono protagonisti, con i loro nuovi romanzi, dell’incontro “Le regole del desiderio” alla Festa del Racconto, il 5 ottobre a Carpi (Mo). Info su festadelracconto.it.