Di Lady Violet Bridgerton sappiamo diverse cose: sappiamo che è la madre premurosa di otto figli (Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory, Hyacinth). E che, anche quando vorrebbe lasciarli liberi di sbagliare, finisce per preoccuparsi per loro. La conosciamo mentre osserva, consiglia, protegge. Insomma, conosciamo Lady Violet (interpretata dall’attrice Ruth Katrin Gemmell) soprattutto in quanto mamma. Una mamma molto presente.
Ma chi era Violet “prima”? È da questa domanda che partirà il nuovo spin-off annunciato da Netflix, dedicato alla giovinezza di Violet e alla storia d’amore con Edmund Bridgerton, il visconte che diventerà suo marito e che, come sappiamo, morirà tragicamente lasciandole un vuoto enorme. Un racconto delle origini che promette di riportare al centro una parte della sua identità che, nella serie principale, resta sullo sfondo.
La riscoperta di una passione mai sopita
Il perché valga la pena di raccontare la giovane Violet, in realtà, ce l’hanno già suggerito un paio di stagioni di Bridgerton. Nella quarta in particolare, la donna dice chiaramente a Lord Marcus Anderson, l’uomo che ha ricominciato a desiderare: «Voglio essere vista e tocca da te». Subito dopo confessa le sue insicurezze. Sono passati anni dalla morte di Edmund, il suo corpo è cambiato e non sa se potrà avere ancora la stessa intimità vissuta con l’amato marito. Una scena potente, forse una delle più potenti della stagione, perché mostra una donna che dopo avere dedicato gran parte della sua vita ai figli, finalmente prova a dare spazio ai suoi desideri, ancora una volta.
Prima dei figli? Una Lady Violet inedita

Della nuova serie non si sa praticamente nulla, ma una cosa è certa: concentrarsi su una giovane Lady Violet ci ricorda che nessuna di noi comincia a esistere (solo) nel momento in cui diventa madre. Può sembrare ovvio, e invece no. Nelle storie familiari come nella vita quotidiana, la maternità rischia spesso di diventare l’unica etichetta che definisce una donna. I racconti si concentrano tutti sulle sue capacità di accudimento, sulle rinunce, sui sacrifici, sulle responsabilità e sull’amore incondizionato. Tutto il resto finisce in secondo piano.
La donna che ai ragazzi “sfugge”
Eppure, dietro ogni madre c’è una donna con una storia tutta sua. Una donna che si è innamorata, ha flirtato, ha desiderato essere desiderata. Che ha coltivato fantasie, ambizioni e progetti, magari lontanissimi dalla vita che poi ha costruito. E che non ha smesso di avere dei sogni soltanto perché è diventata mamma. Anche se, soprattutto agli occhi dei figli, quella parte di lei finisce spesso per diventare invisibile.
Qualche tempo fa è diventato virale sui social un trend che metteva i ragazzi di fronte a una scelta spiazzante: “Se varchi quella porta, tua madre potrà avere la vita dei suoi sogni, ma tu non nascerai”. Un modo per invitarli a guardare la propria mamma non soltanto come la donna che li ha cresciuti, ma come una persona che, prima di loro, aveva immaginato un futuro tutto suo. L’esistenza che conduce oggi è quella che aveva immaginato per sé o il risultato di qualche rinuncia? Spoiler: probabilmente entrambe le cose.
Anche le mamme fanno sesso

Nel caso di Violet, il rapporto con Edmund ci permette di immaginare questa dimensione: non soltanto il futuro marito e padre di famiglia, ma un uomo di cui lei si innamora perdutamente. È vero, si tratta di una coppia destinata a costruire una meravigliosa famiglia, ma sono anche persone che, prima di diventare genitori, si sono amate con passione. E questo implica la presa di coscienza di un dato di fatto che ai ragazzi può dare un po’ fastidio: il desiderio sessuale non scompare magicamente quando si diventa madri. La sessualità può cambiare nel corso della vita, attraversare fasi diverse e assumere significati nuovi, ma non è un elemento incompatibile con la maternità. Il problema, semmai, è l’idea che una donna debba scegliere quale parte di sé mostrare: la madre rassicurante oppure la donna sensuale?
Diventare madre senza perdere se stesse
In fondo, è proprio questa la sfida: trovare un nuovo equilibrio tra le tante parti di sé, senza dover scegliere quale sacrificare. Un processo complesso, tanto che esiste persino un termine per descriverlo: matrescenza. Coniato negli anni Settanta dall’antropologa Dana Raphael, indica la trasformazione che accompagna la maternità e che non si esaurisce con il parto, ma coinvolge il corpo, le emozioni, le relazioni. E soprattutto il modo in cui una donna guarda se stessa. Perché diventare madre non significa semplicemente aggiungere un ruolo alla propria vita: significa riorganizzare la propria identità.
Un cambiamento che ciascuna vive a modo suo. C’è chi per un periodo si sente distante da sé, chi integra al volo i figli nella propria identità, chi scopre aspetti della propria personalità che non conosceva. Non esiste un modo giusto di attraversare questa trasformazione.
Violet ha molte sorprese in serbo per noi
E Lady Violet che cosa c’entra con tutto questo? Più di quanto sembri. Il nuovo prequel potrebbe regalarci qualcosa di più di una bella storia d’amore: la possibilità di conoscere Violet prima che il suo mondo ruotasse intorno ai figli. Scoprire che cosa la faceva ridere, quali erano le sue ambizioni, come viveva l’amore. Non per contrapporre la ragazza alla madre che diventerà, ma per aggiungere sfumature a un personaggio che pensavamo di conoscere già alla perfezione. E soprattutto per incontrarla quando tutto era ancora possibile e il suo futuro era una pagina bianca. Che noi non vediamo l’ora di leggere.