Debutterà il 20 febbraio su HBO Max Portobello, la nuova serie firmata da Marco Bellocchio che riporta al centro dell’attenzione la vicenda di Enzo Tortora.
Un progetto che affronta una delle pagine più controverse della storia italiana recente: l’arresto e il processo al celebre conduttore televisivo, simbolo di un’epoca e poi travolto da accuse rivelatesi infondate.
La serie ricostruisce l’ascesa e la caduta di una figura amatissima dal pubblico, esplorando il peso della gogna mediatica, le fragilità del sistema giudiziario e il rapporto tra verità e spettacolo nell’Italia dei primi anni Ottanta.
Dove e quando vedere serie tv Portobello
Portobello è uno dei titoli più attesi della stagione di HBO Max, la piattaforma di streaming sbarcata in Italia a gennaio.
La serie è composta da 6 puntate dalla durata di circa 60 minuti che ripercorrono la parabola umana e professionale di Enzo Tortora per la regia di Marco Bellocchio.
Il cast di Portobello
A guidare il cast di Portobello c’è Fabrizio Gifuni, chiamato a vestire i panni di Enzo Tortora. Accanto a lui, Lino Musella interpreta Giovanni Pandico, figura chiave nella vicenda giudiziaria mentre Barbora Bobulova è Anna Tortora, moglie del conduttore tv. Romana Maggiora Vergano dà volto a Francesca Scopelliti, compagna di battaglie e sostegno pubblico.
Completano il quadro Alessandro Preziosi nel ruolo di Giorgio Fontana, Gianfranco Gallo nei panni di Raffaele Cutolo e Carlotta Gamba che interpreta Silvia Tortora.
Un cast che restituisce tutte le sfaccettature di una vicenda che ha segnato l’opinione pubblica e che unisce tragedia individuale a dinamiche politiche, mediatiche e giudiziarie.
La trama
La storia raccontata in Portobello inizia quando la carriera di Enzo Tortora è al massimo dello splendore.
Alla guida del programma tv Portobello, che raccoglie oltre 28 milioni di spettatori a serata, il conduttore è uno dei volti più amati del piccolo schermo, simbolo di un’Italia che si ritrova davanti al televisore.
Nel 1983 arriva l’arresto improvviso, basato sulle dichiarazioni di alcuni pentiti della Nuova Camorra Organizzata, tra cui Giovanni Pandico.
Enzo Tortora si proclama innocente, ma viene condannato in primo grado. Solo dopo una lunga battaglia legale sarà definitivamente assolto.
La serie esplora il conflitto mediatico che accompagna la vicenda, mostrando la rapidità con cui l’opinione pubblica può trasformare un idolo in colpevole.
Sullo sfondo c’è un’Italia segnata dai terremoti, dalla lotta alla criminalità organizzata e da un sistema giudiziario sotto pressione.
La storia vera dietro a Portobello
La serie Portobello, basata sul memoir Testa alta, e avanti scritto da Gaia Tortora, racconta la vera vicenda di Enzo Tortora.
Nato nel 1928, il giornalista e presentatore divenne uno dei volti più popolari della televisione italiana. A decretarne il successo fu il programma Portobello, in onda sulla Rai dal 1977, che dava spazio ad appelli, oggetti smarriti, invenzioni e storie di persone comuni.
Il 17 giugno 1983, all’alba, la carriera e la vita di Enzo Tortora subirono una frattura improvvisa. Il conduttore venne arrestato con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico e traffico di droga.
Le imputazioni si basavano quasi esclusivamente sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia legati alla Nuova Camorra Organizzata, tra cui Giovanni Pandico, che lo indicavano come affiliato con il presunto nome in codice Tortona.
Fin da subito emersero incongruenze, errori e scambi di persona, ma l’impatto mediatico fu devastante. Le immagini di Tortora in manette fecero il giro del Paese.
L’opinione pubblica si divise, mentre una parte della stampa contribuì ad alimentare un clima di colpevolezza anticipata. Nel 1985 arrivò la condanna in primo grado a dieci anni di reclusione.

Enzo Tortora, che nel frattempo era stato eletto al Parlamento europeo nelle liste del Partito Radicale, rinunciò all’immunità parlamentare per affrontare il processo e difendersi nel merito, ribadendo con forza la propria innocenza.
Nel 1986 la Corte d’Appello di Napoli lo assolse con formula piena perché «il fatto non sussiste», sentenza poi confermata in Cassazione.
La riabilitazione giudiziaria, tuttavia, non cancellò le ferite personali e professionali. Tornato brevemente in televisione, Tortora morì nel 1988, due anni dopo l’assoluzione, lasciando un segno profondo nel dibattito pubblico italiano.
La serie Portobello riporta alla luce non solo la cronaca di un processo, ma il dramma umano di un uomo travolto da un sistema che lo trasformò, nel giro di pochi giorni, da volto amatissimo a imputato eccellente.