Il film affronta il suicidio assistito con delicatezza e ironia, nelle sale italiane dal 20 novembre 2025. Un momento che assume un’ulteriore carica emotiva perché cade a pochi giorni dalla morte delle gemelle Kessler, che hanno scelto di andarsene insieme con modalità analoghe a quelle della protagonista del lungometraggio. Una coincidenza che rende ancora più forte l’impatto della pellicola di Enya Baroux, che racconta l’ultimo viaggio di Marie: una donna anziana che sceglie con lucidità come congedarsi, coinvolgendo figlio e nipote in un percorso di verità e riconciliazione.
Buon viaggio Marie parla di addio con leggerezza e rispetto
Parlare di suicidio assistito al cinema senza scivolare nel tono didascalico è una sfida complessa. Enya Baroux, alla regia del suo primo lungometraggio, sceglie la strada della delicatezza. Buon Viaggio Marie mette al centro una donna anziana che decide di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera. Lo fa attraverso una commedia dolceamara che usa la leggerezza come chiave per avvicinare lo spettatore a un tema che spesso spaventa. Il racconto infatti non punta a provocare né a estremizzare la tematica del fine vita.
La storia di Marie: un viaggio familiare verso una scelta difficile
In Buon Viaggio Marie, la protagonista (vedova da tempo) decide che è arrivato il momento di salutare la vita alle sue condizioni. Per farlo, chiama a raccolta il figlio, la nipote e il badante e organizza un viaggio in camper, inventando una falsa eredità per convincerli a partire. Dichiaratamente ispirato al piccolo gioiello che è Little Miss Sunshine, in questo road movie ogni tappa, ogni conversazione e ogni scontro familiare diventa un modo per ricucire rapporti in sospeso.
La scelta del suicidio assistito non è raccontata come un gesto impulsivo, ma come un percorso lucido e ponderato. E proprio perché il film non si concentra sugli aspetti medico-legali, riesce a parlare di questo tema in modo più universale, soffermandosi su ciò che davvero resta: il legame tra le persone e la possibilità di congedarsi con sincerità.
Buon Viaggio Marie sceglie di non prendere posizione politica sul tema del suicidio assistito né di trasformarsi in un manifesto. Lascia spazio alla complessità, mostrando quanto un addio possa essere al tempo stesso doloroso, liberatorio e profondamente umano. Ciò che contraddistingue il film è l’uso dell’ironia, quella che nasce quando si è costretti a guardare la vita per intero, con i suoi momenti difficili e quelli inaspettatamente leggeri. Le dinamiche tra Marie, suo figlio e la nipote sono autentiche, imperfette, a tratti buffe. E proprio questa normalità permette al film di parlare a un pubblico ampio, senza intimorirlo.
Perché l’uscita dopo la morte delle Kessler emoziona così tanto
Per uno strano scherzo del destino, l’inizio della distribuzione nelle sale italiane di Buon Viaggio Marie era stata fissata già 20 novembre 2025. Casualmente, la data è a soli tre giorni di distanza dalla morte delle gemelle Kessler che hanno un congedo simile a quello raccontato sullo schermo. Questa coincidenza crea un effetto emotivo particolare: un film che parla di addio e autodeterminazione arriva proprio mentre il mondo dello spettacolo piange la scomparsa di due figure simbolo che hanno scelto la stessa modalità per accomiatarsi, creando un dialogo involontario tra vita reale e cinema.
La scomparsa di Alice ed Ellen Kessler, avvenuta il 17 novembre 2025, ha scosso profondamente il pubblico italiano. Le due gemelle, icone assolute dello spettacolo dagli anni Sessanta in poi, se ne sono andate insieme, così come avevano vissuto: inseparabili, eleganti, in perfetta sintonia. Come riporta la Bild, le due gemelle hanno fatto ricorso al suicidio assistito, consentito in Germania a determinate condizioni. Le due hanno anche manifestato il desiderio di essere sepolte insieme, in un’unica urna, accanto alle ceneri della madre Elsa e del cane Yello. “Amiche care, non siate tristi, ci rivedremo sulle nuvole” hanno scritto nella lettera d’addio.