Confesso: l’ho guardato. Per la prima volta ho guardato Temptation Island, l’isola delle tentazioni (che poi isola non è). L’ho guardato al di là della cassa di risonanza creata da Gabriele e Sara per la faccenda di Only Fans (ma quanto recitano male…). L’ho guardato per cercare di capire anch’io quanto “ci fanno” e “quanto ci sono” (più probabile la prima che la seconda).
E la prima cosa che ho pensato è stata che è come far entrare una persona a dieta in una pasticceria. Con tutti quei figaccioni e figaccione, tra corpi scolpiti e cuori denutriti (ma chi se ne frega, qua conta solo esibirsi in cerca di like e ascolti), ovvio che le coppie scoppiate ci pensano, a darsi una nuova opportunità. Il panorama, del resto, è tanto ampio quanto banale: c’è l’imbarazzo della scelta tra tartarughe sull’addome, testosterone sui bicipiti, bocche fillerate a 25 anni, riga in mezzo, sopracciglia tatuate, capello rigorosamente piastrato, tatuaggi davanti e di dietro, perizomi (molto di dietro). E poi barbe rifinite con lo scalpello e dinamiche sessiste.
Temptation Island: e godi del tradimento (altrui) anche se finto
Poi ho pensato anche che, sinceramente, non c’è bisogno di andare su una spiaggia piena di corpaccioni allenati per cadere nel tradimento. Anche perché il 50% delle coppie italiane già tradisce. E allora è per questo che tantissimi alla fine lo guardano, anche chi pensa che sia trash: proprio perché mette in scena il tradimento, vero o finto che sia. L’importante è che resti quello altrui, naturalmente, di cui in fondo in fondo godi alla grande.
La tentazione è l’illusione della novità
In realtà a essere messa in scena prima di tutto è la tentazione che – se permetti – sarebbe pure più seducente. Che poi sia un copione, che sia tutto recitato, che il format sia grottesco, con esagerazioni evidenti e dinamiche fin troppo scoperte, tra oggetti lanciati e musiche e stelline negli occhi che enfatizzano ogni sceneggiata, è un altro discorso.

Quello che ti tiene lì a guardare è proprio la tentazione. Che non vuol dire una persona più sexy di quella che hai già, ma l’illusione della novità. Il tentatore e la tentatrice sono infatti un libro tutto da scrivere: non litigano per portare la spazzatura, non giocano alla playstation, non ti mandano messaggini dall’altra stanza per proporti di fare sesso. Sono pagati per offrire il lato migliore di sé (meglio non conoscere il peggiore…), su cui puoi proiettare desideri e fantasie seppelliti dalle bollette, dalla noncuranza e dal «chi fa la spesa oggi?».
E se mi stessi perdendo qualcosa?
Che poi a 23, 25 anni, tu abbia già, come coppia, una routine da cui evadere, è parecchio sconvolgente. E così, tra perizomi, inquadrature tattiche, cambi d’abito, trucco e parrucco, mentre chi guarda appaga il suo voyeurismo, chi è lì nel villaggio reso perfetto per l’occasione è troppo curioso di scoprire se esista qualcosa di meglio.
E di sicuro per molte di queste coppie c’è, qualcosa di meglio. Il vero protagonista del programma non sono il tentatore né la tentatrice (che a volte, ti dici, mi tengo quello/a che ho), ma quel piccolo tarlo che si insinua nella tua mente e ti sussurra: «E se mi stessi perdendo qualcosa?».
La verità è che la tentazione non esiste più
Temptation Island costruisce intere stagioni attorno alla tentazione che, però – se ci pensi – non esiste più, affossata dalla logica del click: in un nanosecondo, hai oggetti, cibo, canzoni, film. Sesso, relazioni. Perfino le emozioni ce le consegnano a domicilio, in giornata.
Il paradosso è che la tentazione televisiva non consiste nell’offrire qualcosa di irraggiungibile, in mezzo a glutei modellati e bicipiti da Big Gym, ma nel confezionare artificialmente l’illusione della mancanza. Si prende una coppia, la si separa, la si circonda di uomini e donne atletici (solo quello) e si prova a ricreare quella sensazione dimenticata che nasce quando qualcosa sembra sfuggirci. L’occasione della vita, il lavoro dei sogni, l’amore perfetto.
I tentatori e le tentatrici sono solo la novità che cerchiamo
Il tentatore e la tentatrice non rappresentano una persona migliore del partner: rappresentano semplicemente qualcuno che, in quel momento, appare nuovo. E la novità, nell’epoca della saturazione, è diventata il bene più prezioso. Non siamo più tormentati dalla tentazione di ottenere ciò che non abbiamo; siamo esausti per l’abbondanza di ciò che potremmo avere.
Così i protagonisti non cedono perché trovano l’anima gemella seduta su un lettino in riva al mare. Cedono perché qualcuno li guarda con attenzione per tre giorni consecutivi, evento ormai più raro di un’eclissi solare. Non è la bellezza a sconvolgerli, ma l’esclusività. In un mondo dove tutto e tutti sono accessibili, ciò che seduce davvero è sentirsi scelti.
La vera tentazione di oggi
Forse la vera tentazione contemporanea allora non è tradire il partner. È credere che esista sempre qualcosa di meglio dietro il prossimo profilo, il prossimo messaggio, il prossimo swipe. Una tentazione senza oggetto preciso, alimentata dall’idea che la felicità sia sempre un aggiornamento disponibile che non abbiamo ancora scaricato. Noi, nel dubbio, accettiamo tutte le condizioni e clicchiamo su “continua”.