Questa sera Rai 2 propone il thriller Scomparsa nella Death Valley, diretto da Kaila York. Il film segue una famiglia che, durante un viaggio verso San Francisco, resta in panne nel cuore della Valle della Morte. Quando la figlia adolescente Hope scompare improvvisamente, i genitori danno il via a una disperata ricerca che li porterà a scoprire un oscuro segreto nascosto tra le distese desertiche.

Scomparsa nella Death Valley è una storia vera?

Chi guarda il film potrebbe chiedersi se la vicenda sia ispirata a fatti realmente accaduti. In realtà non esistono conferme che la sceneggiatura ricostruisca un episodio specifico.

La storia di Hope, della madre Kayla e dell’ossessione della proprietaria del negozio di souvenir appartiene alla fiction. Tuttavia gli autori hanno scelto come ambientazione la Death Valley, uno dei luoghi più estremi degli Stati Uniti, teatro negli anni di numerosi incidenti e sparizioni.

Tra questi, il più noto è quello della famiglia tedesca composta da Egbert Rimkus, Cornelia Meyer e dai figli Georg e Max, svanita nel nulla durante un viaggio nell’estate del 1996. Una vicenda che continua ancora oggi ad affascinare appassionati di cronaca e viaggi estremi.

La trama del film in onda su Rai 2

Nel thriller trasmesso da Rai 2, Kayla sta attraversando la California insieme al marito Alan e alla figlia Hope per trasferirsi a San Francisco.

Un guasto all’automobile costringe la famiglia a fermarsi ai margini della Death Valley. Mentre lo sceriffo locale pensa che la ragazza sia semplicemente scappata dopo l’ennesimo litigio con i genitori, Kayla è convinta che sia stata rapita.

Le indagini conducono a Lydia, una donna segnata dalla perdita della propria figlia e ormai ossessionata dall’idea di sostituirla. Da quel momento il racconto si trasforma in una corsa contro il tempo tra paesaggi desertici e tensione psicologica.

La vera storia della famiglia tedesca scomparsa nella Death Valley

La mattina del 23 luglio 1996 Egbert Rimkus, ingegnere tedesco di 34 anni, entrò nella Death Valley insieme alla compagna Cornelia Meyer e ai due figli, Georg di dieci anni e Max di quattro.

Durante l’escursione la famiglia lasciò un messaggio nel registro dei visitatori di una vecchia miniera, indicando l’intenzione di dirigersi verso il Mengel Pass. Da quel momento nessuno li vide più.

Le ricerche iniziarono quando i parenti, non vedendoli rientrare in Germania, denunciarono la scomparsa.

Alla fine di ottobre dello stesso anno un elicottero del National Park Service individuò il loro minivan Volkswagen abbandonato in una zona remota di Anvil Canyon. Il mezzo aveva tre pneumatici completamente distrutti. All’interno c’erano vestiti, sacchi a pelo, una macchina fotografica, alcune bottiglie di birra e una borraccia vuota. Mancavano invece documenti, chiavi e occupanti.

Gli investigatori stabilirono che Rimkus aveva continuato a guidare anche dopo aver danneggiato gli pneumatici, fino a quando il veicolo non era più in grado di procedere. A quel punto la famiglia lo aveva abbandonato, probabilmente nella speranza di raggiungere un punto abitato.

Un mistero durato tredici anni

Per anni il caso alimentò numerose ipotesi.

C’era chi parlava di una fuga volontaria, chi immaginava un omicidio e chi riteneva che la famiglia fosse morta per disidratazione dopo aver perso l’orientamento.

Nel 2009 due escursionisti trovarono alcuni resti umani in un’area remota di Goler Wash, non lontano dal celebre Barker Ranch, tristemente noto per la sua associazione con Charles Manson e i suoi seguaci. Insieme alle ossa venne recuperato anche un documento appartenente a uno degli adulti scomparsi.

Le successive analisi del DNA confermarono che quei resti appartenevano a Egbert Rimkus e al figlio Max. Negli anni successivi furono identificati anche altri resti riconducibili agli altri componenti della famiglia.

Le ricostruzioni più accreditate indicano che il gruppo cercò di uscire a piedi dal deserto dopo il guasto del veicolo. Le temperature estive della Death Valley, che possono superare i 50 gradi, unite alla scarsità di acqua e alla difficoltà del terreno, avrebbero reso impossibile la sopravvivenza.