Manca sempre meno al 2 settembre, l’inizio ufficiale dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, l’appuntamento annuale per gli amanti del cinema e i protagonisti del settore. Al Lido, infatti, ogni anno si vive una magia unica: oltre al Festival, ormai composto non più solo del Concorso, ma di una serie di eventi paralleli tutti all’insegna del cinema di qualità, aumentano sempre di più le iniziative dei fan, dei creator e aperte a tutti.

Per circa dieci giorni è come se il mondo si fermi per un po’, ma solo per dare a tutti il tempo di ragionare meglio. Perché il vero obiettivo del Festival è pensare, e parlare del nostro tempo. Con questo obiettivo, i film che vengono selezionati sono ricchi di spunti di riflessioni che spesso durano un anno intero (chi ha mai decifrato Bugonia?).

Venezia83, quello che ci possiamo aspettare

L’edizione 2026 si apre con una nota dolente, il numero ancora decrescente di registe donne i cui film sono selezionati per il Concorso. Quest’anno è solo una su 20 film, la danese-egiziana May el-Toukhy. Un dato che fa riflettere e di cui da settimane si discute. Soprattutto in un Festival che alla Storia delle donne vuole dare spazio, come dimostra la selezione di La ragazza con la Leica nella categoria Orizzonti (in anteprima a partire dal 2 settembre), e il documentario Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo (il 6 settembre, presentato alle Giornate degli Autori).

Nonostante questo limite, i film in rassegna sono, come ogni anno, estremamente promettenti. Trattano di temi complessi e sfaccettati come le fragilità dei nuovi genitori, la facilità con cui giudichiamo gli errori altrui. Ma anche la violenza, spesso insensata e inconcepibile, che pure dice molto sui nostri giorni. Ecco dunque quelli che, secondo noi, vale la pena segnarsi: per prenotare l’anteprima, di corsa, o per attenderli al cinema.

Ink di Danny Boyle (in Concorso)

Dall’11 dicembre al cinema

Aprire la kermesse con Ink, la storia (emozionantissima) della nascita del più controverso giornale forse di sempre, il Sun, e dei suoi creatori, Rupert Murdoch e Larry Lamb, è di per sé un manifesto. Riguardare i primi passi di due ambiziosi giornalisti che forse non sapevano quanto avrebbero cambiato la storia è un invito a mettersi in panni impensabili. E a fare un passo indietro, nella storia recente, per capire come siamo arrivati dove siamo. Una sintesi della missione di Venezia, che anche quest’anno promette di portare a termine.

Nessun dolore di Gianni Amelio (fuori Concorso)

Al cinema dal 24 settembre

In un Paese dove l’immigrazione resta argomento di dibattito, e dove i dati sugli aumenti dei morti in mare alla ricerca di una vita migliore non ci sconvolgono più, Nessun dolore è un antidoto doloroso. È la storia di Davide (Alessandro Borghi), un libraio che un giorno per caso si vede consegnato un bambino, straniero, arrivato da chissà dove e senza nulla con sé. Da allora saranno in molti a cercarlo, ad attaccarsi a lui e stabilirsi persino in casa sua, rendendogli impossibile voltare la faccia di fronte al loro dolore. Un film con un cast che non necessita di presentazioni – Valeria Golino, Valerio Mastandrea e la produzione, tra gli altri, di Marco Bellocchio – e un messaggio chiaro, asfisiante.

La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini (Orizzonti)

Dal 1 ottobre al cinema

È una violenza insensata quella che ha portato all’omicidio di Luca Varani. Una delle pagine più difficili da spiegare della nostra cronaca nera, una delle più atroci. Ci ha provato nel 2020 Nicola Lagioia con La città dei vivi, un romanzo che dall’uscita non ha mai smesso di essere divorato e poi di infestare i sonni dei lettori. Oggi La città dei vivi diventa un film, dove il protagonista della trasposizione è proprio Luca. E se rispetta le promesse del regista – che scrive di «non offrire alcuna spiegazione per la tragedia, nessuna intuizione e nessuna teoria sugli adolescenti o sulla società di oggi» – allora sicuramente farà male quanto il libro. Forse persino di più.

Bucking Fastard di Werner Herzog (in Concorso)

Dal prossimo autunno al cinema

Un’altra storia vera, questa volta quella delle gemelle Freda e Greta Chaplin di York (nel film trasformate in Jean e Joan Holbrooke), accusate di stalking nei confronti di un uomo (il camionista Ken Iveson), di cui entrambe si erano innamorate. Sono passate alla storia per il modo che avevano di parlare all’unisono, e per questa espressione, che con un gioco di parole dà il titolo al film, che erano solite ripetere durante il processo. Nonostante le connotazioni ironiche, quello che verrà presentato in Concorso sarà un film drammatico, in cui le sorelle appariranno solo attraverso gli sguardi degli altri. Uno dei film più particolari e inquietanti della selezione.

Un bon petit soldat di Stéphane Brizé (in Concorso)

La storia di Carla (Alba Rohrwacher), donna in carriera apparentemente perfetta, che è riuscita a scalare la vetta di una grande azienda, diventando responsabile delle Risorse Umane, rinunciando spesso a dare priorità alla famiglia. Il mondo le crolla addosso quando scopre un caso di management tossico, dove il confine tra compromessi e compromissioni si fa sempre più sottile.

Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis (in Concorso)

Tratto dall’omonimo bestseller di Antonio Franchini, Il fuoco che ti porti dentro è il ritratto di Angela, una donna – senza giri di parole – insopportabile. Esagerata, maleducata, senza limiti e spesso senza rispetto, che non riesce a fare a meno di insinuarsi nella vita del figlio, con amore eppure con quel modo insostenibile che è il solo che conosce, che da lei non riesce a staccarsi nemmeno anni dopo la sua morte. Uno dei personaggi – che in realtà è verissimo, visto che si tratta della madre dell’autore – più incredibili della letteratura italiana prende vita nell’interpretazione di Valeria Scarone. E chissà chi riuscirà a non portarsela dentro, anche uscito dalla sala.

Una storia di Anna Foglietta (Orizzonti)

Il debutto alla regia di Anna Foglietta è una storia che racconta il dramma del nido vuoto. Lo vivono Erika e Mauro quando Irene parte, e si ritrovano di nuovo ad essere una coppia, quasi privati dei loro ruoli di genitori. Entrambi persi, ognuno a modo loro, cercano di creare nuove routine, nuovi equilibri, e si scoprono addosso nuove fragilità che devono imparare a risolvere per tornare a stare bene. Foglietta, nel descriverlo, scrive di voler lasciare il pubblico con una domanda: «Sappiamo ancora cosa desiderare?».

Primetime di Lance Oppenheim (in Concorso)

Dal 25 settembre al cinema

To catch a predator era un programma in onda negli Stati Uniti dei primi anni Duemila. La premessa era semplice: in ogni puntata un attore, con la collaborazione della polizia, si sarebbe finto un tredicenne per organizzare incontri sessuali con presunti pedofili. Una volta definita data e ora, la troupe e una squadra di polizia si presentavano sul posto e filmavano l’arresto. Alla guida di tutte le operazioni c’era Chris Hansen, volto del programma e noto reporter della NBC, che in Primetime sarà interpretato, all’apice del successo, da Robert Pattinson.

Non ci sono dubbi sul fatto che questo sarà il film di cui si parlerà di più, è sicuramente il più atteso – e non solo per il red carpet di Pattinson. Il racconto parte infatti dalla puntata più macabra mandata in onda, culminata nel suicidio del presunto pedofilo, un procuratore. Diretto da Oppenheim, Hansen diventa un reporter ambizioso, senza remore, e la sua squadra – accecata dal successo – passa davanti alle telecamere da esercito di protezione a minaccia pubblica. In un mondo dove si parla di surveillance culture e tutti si fanno portavoce della giustizia, Primetime ha tutta l’aria di non volerci solo indignare, ma ricordarci che non siamo poi così diversi da nessuno dei protagonisti.

Oasis: Don’t look back in anger di Dylan Southern e Will Lovelace (Fuori concorso)

Dal 10 settembre al cinema

Non di solo film drammatici vive l’uomo (cinefilo). L’evento più pop del Festival sarà sicuramente Oasis: Don’t Look Back In Anger, il documentario che racconta la storia della leggendaria reunion della band. Porterà dietro le quinte dello storico Oasis Live ’25, uno dei ritorni rock ‘n’ roll più attesi dei nostri tempi, che cattura l’esperienza e le emozioni della band e dei suoi fan in tutto il mondo. La prospettiva unica include l’accesso alle prove, al backstage e al palco, oltre alle prime interviste congiunte di Noel e Liam da più di 20 anni.

Succederà questa notte di Nanni Moretti (in Concorso)

Il ritorno di Nanni Moretti a Venezia. Ma anche il ritorno di Jasmine Trinca, che proprio sotto la sua regia aveva debuttato in La stanza del figlio. E il ritorno dell’incontro tra Nanni e lo scrittore israeliano Eshkol Nevo, dal quale era nato Tre Piani. Basterebbe questo a spiegare come mai c’è trepidante attesa per quest’anteprima. E poi c’è la trama, il racconto di due innamorati (Trinca e Louis Garrel) che si incontrano sempre al momento sbagliato, che è già una promessa.

Ga-neung-han sa-rang (Possible Love) di Lee Chang-dong

Si parla già di Oscar per il ritorno del regista sudcoreano a Venezia. Chang-dong non si cimentava in un lungometraggio da Burning (presentato a Cannes nel 2018), e oggi racconta, con Possible Love, la storia di due coppie sposate. Da una parte un lavoratore che è stato licenziato e la sua compagna, dall’altra una regista di documentari e suo marito. Le loro strade si incrociano durante la realizzazione di un documentario sui lavoratori, portandoli a confrontarsi con le vite diverse, e i desideri inespressi.

I figli della scimmia di Tommaso Landucci (Orizzonti)

«Il titolo di questo film trae ispirazione da una fiaba di Esopo: la storia di una scimmia che aveva due cuccioli ma amava e nutriva soltanto il preferito, trascurando l’altro», spiega Landucci. I figli della scimmia vede infatti Dario, padre di un bambino disabile, costruire un rapporto sempre più affettuoso con il nipote adolescente. In un gioco di specchi e desideri inespressi, sensi di colpa e paure, che raccontano la complessità delle dinamiche famigliari. E le fragilità di un padre imperfetto, interpretato da Riccardo Scamarcio, eppure difficile da odiare.

Serpenti di Roberto De Paolis Maino (Venezia Spotlight)

Dal 10 settembre al cinema

«Sono stato io», continua a ripetere Paolo Marra che, senza una ragione, ha ucciso sua moglie e nessuno sembra credergli. Il film mette in scena il suo tentativo disperato di costituirsi, mentre nessuno lo prende sul serio e sembra che farsi arrestare sia una missione impossibile. Un teatro dell’assurdo che fa riflettere sulle ipocrisie della nostra società, con un cast – che vede Valeria Golino e Pietro Castellitto, tra gli altri – che è già un biglietto da visita.

The Echo Chamber di Andrea Pallaoro (in Concorso)

Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon. Una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci. Una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Insomma, serve altro?

Peccato di Valerio Vestoso (Venice Open – Fuori Concorso)

Anche in un articolo sui film, non potevamo escludere uno dei titoli più attesi solo perché si tratta di una serie. Peccato ha un cast che vale la pena di essere trascritto per intero: Emanuela Fanelli, Francesca Archibugi, Caterina Balivo, Anna Bonaiuto, Alessandro Borghi, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Fabio Fazio, Sabrina Ferilli, Giovanni Floris, Gabibbo, Paolo Genovese, Martufello, Gigi Marzullo, Valerio Mastandrea, Angela Melillo, Stefania Orlando, Ferzan Özpetek, Malcolm Pagani, Tullio Solenghi, Paolo Virzì, Tommaso Zorzi, e con Paola Cortellesi. La storia inizia nel 2049, e ha come protagonista Emanuela Fanelli (nei panni di sé stessa), anni dopo che ha smesso di recitare. Ma perché? Episodio dopo episodio si cercherà di scoprirlo.