Che sia una forza della natura, si capisce al primo sguardo. Maria Chiara Giannetta ha il viso solare, l’aria monella e una schiettezza che sembra contagiare i suoi personaggi. A cominciare dal più popolare: Blanca, la consulente della Polizia non vedente che le ha regalato il primo ruolo da protagonista nel 2021 e che è tornata su Rai 1 con la terza stagione dell’omonima serie. Un personaggio raro e difficile, che l’ha spinta a girare bendata per casa per risultare credibile. Non avrà dovuto sforzarsi, invece, per interpretare la tenacia dell’investigatrice, che crede nel proprio istinto e cerca a orecchio, nei rumori e suoni sospetti, gli indizi che gli occhi dei colleghi non colgono. Ma non c’è solo Blanca.
Blanca, Hotel Costiera e l’anno d’oro di Maria Chiara Giannetta
Maria Chiara è anche nel cast di Hotel Costiera su Prime Video, il suo primo progetto internazionale, dove recita in inglese: nei 6 episodi tra azione e commedia, ambientati in un lussuoso hotel di Positano e diretti da Adam Bernstein (regista dei cult Fargo, 30 Rock, Breaking Bad) e da Giacomo Martelli, è Adele, figlia e braccio destro del proprietario (Tommaso Ragno), che affronta la scomparsa della sorella con l’aiuto di un ex marine italo-americano (Jesse Williams).
È un anno d’oro, questo, per la 33enne attrice foggiana, reduce dal successo di FolleMente, la rom-com di Paolo Genovese che ha sbancato i botteghini, ma Maria Chiara ha iniziato a conquistare il pubblico più di 10 anni fa. Dopo varie fiction (Don Matteo, Che Dio ci aiuti), ha ottenuto la consacrazione “pop” del Festival di Sanremo nel 2022, affiancando il conduttore Amadeus e strappando risate insieme a Maurizio Lastrico in un pezzo comico inventato con le parole delle canzoni. Al cinema è passata dal drammatico La ragazza del mondo di Marco Danieli (2016) a commedie come Santocielo con Ficarra e Picone (2023) e noir come Muori di lei di Stefano Sardo, uscito a marzo.
Aveva 11 anni quando è salita sul palco per la prima volta. «D’estate andavamo al paese d’origine dei miei genitori, Sant’Agata di Puglia. Accanto alla nostra casa vedevo una compagnia amatoriale che faceva le prove. Visto che mi affacciavo spesso, mi hanno chiesto se volevo partecipare. Preparavano musical tipo Grease o Sister Act in playback, i miei erano contenti che avessi qualcosa da fare» ricorda. Poi la recitazione diventa una scelta di vita e a 19 anni lascia Foggia per frequentare il Centro sperimentale di cinematografia a Roma. L’accento pugliese, che sparisce quando recita, riaffiora quando chiacchiera. «Con gli amici si sente tanto: anche se la cadenza romana ti si appiccica, sono a mio agio solo con la mia parlata».

Maria Chiara Giannetta è Blanca
Nel commissariato dove lavora Blanca, continuano a manifestarsi i pregiudizi del capo sia sulle donne sia sulla disabilità. Ridicolizzarlo è un’arma per sconfiggerlo?
«Certo, perché Blanca risponde con la sua ironia e tenacia. È come se dicesse col sorriso: “Non ci provare neanche, perché non mi fermerai”. Mettere in ridicolo queste dinamiche è un modo efficace per affrontarle».
Nella prima stagione diceva che un personaggio come lei, che non si arrende di fronte a nulla, era una sferzata per chiunque fosse depresso dalla pandemia. Ora come si evolve?
«La serie racconta la contemporaneità cercando di stare al passo coi tempi. Uno dei casi su cui indaga, per esempio, riguarda una donna fuggita dall’Ucraina. Ma c’è anche la sua storia personale: il dolore per la morte del cane al quale era legatissima e l’attrazione per il collega Liguori (interpretato da Giuseppe Zeno, ndr). A me piace molto il suo modo di parlare apertamente: Blanca è sempre dritta e sincera, cosa che oggi vedo sempre meno nelle persone. È una difficoltà generale».

Affetti precari, social, difficoltà del momento
Secondo lei, perché è così difficile essere aperti?
«È un periodo complicato su tutti i fronti. C’è una precarietà economica e sociale che finisce per influenzare gli affetti. Ho amiche 30enni che faticano a incontrare dei ragazzi e, se poi una esprime il desiderio di stare insieme, l’altro mette le mani avanti e teme l’etichetta di “coppia” perfino nel condividere cose semplici, come andare al cinema o uscire con gli amici».
È una difficoltà soprattutto maschile?
«Per un periodo l’ho pensato, ma ho amici che hanno le stesse difficoltà con le donne, quindi credo sia un tema di questo momento storico. E i social fanno il resto. Se da un lato sono importanti per condividere interessi e passioni, dall’altro diventano un pericolo quando creano modelli di vita, di bellezza o di relazione irraggiungibili, che alla fine ci rendono tutti più fragili».

Maria Chiara Giannetta: l’amore e la famiglia
Lei però ha una vita sentimentale stabile con Davide Marengo.
«Sì, sono noiosamente fidanzata con Davide (regista, fra l’altro, delle serie Boris e Vanina – Un vicequestore a Catania, ndr)».
Noiosamente?
«Dico così perché non ho niente di eclatante da raccontare e da un punto di vista mediatico questa roba sa di monotonia (ride, ndr). Semplicemente, stiamo bene. Abbiamo lavorato insieme, per la prima volta, in Rosa elettrica, una serie tv che andrà in onda prossimamente su Sky (dove lei interpreta un’agente sotto copertura trasferita nel Nucleo Protezione Testimoni, ndr). Molti ci chiedevano se fossimo sicuri di questo passo, ma noi non vedevamo perché no. Davide è un regista che sul set crea un’atmosfera di rispetto. Ci stimiamo molto e conoscerci bene velocizza la comunicazione. Sarei molto contenta se ricapitasse».
Quindi non vi siete conosciuti sul set?
«No, ci siamo incontrati a una cena di amici, 8 anni fa. Come succedeva una volta, insomma».
Venire da una famiglia pugliese unita e numerosa è uno stimolo a crearne una?
«Macché. Ci penso perché me lo chiedono gli altri, come lei adesso, ma io sono molto fatalista. Se tra un po’ di anni mi verrà il desiderio di un figlio, ci proverò. E se non capiterà, pazienza. In passato era una scelta più facile per tutti, i miei avevano il cosiddetto “posto fisso” che garantiva stabilità, l’economia era più florida. Per questo, oggi, i figli si fanno verso i 40 anni. In compenso giro film, come Muori di lei di Stefano Sardo, in cui esploro la maternità attraverso un personaggio».

Le amicizie tra lavoro e infanzia
La vedremo di nuovo insieme a Maurizio Lastrico nel film La sindrome degli amori passati. Siete diventati amici sul set di Don Matteo e sui social c’è perfino un vostro profilo comune creato dai fan. Non è difficile mantenere un’amicizia tra uomo e donna? Può sempre scattare l’attrazione…
«Può succedere, ma è una cosa di cui ti accorgi e per me, in quel caso, vale sempre la regola della sincerità. Rischierai pure di modificare gli equilibri del rapporto, di metterti insieme o magari di perderti, ma se i sentimenti cambiano non è più vera amicizia. Bisogna saper lasciare andare le persone se la relazione non è più equilibrata, se non soddisfa entrambi. Quando è capitato a me, l’ho detto con onestà. Niente ghosting: è importante coltivare l’arte di parlare».
A Foggia ha ancora molte amicizie?
«Sì, e ci sono andata di recente perché Gianmarco Saurino e Marco Lamanna, compagni del Centro sperimentale, hanno creato l’iniziativa Schermi Cinema Multipiazza: con un furgoncino vanno nei quartieri periferici portando attori e attrici a presentare un film che sta loro a cuore. Io ho scelto Thelma & Louise per parlare della libertà. L’ho fatto anche con l’associazione Impegno Donna e la Fondazione Una Nessuna Centomila, al Rione Candelaro di Foggia. Un incontro molto bello: il pubblico ci vuole bene, sente che parliamo con orgoglio della città. Quando l’ho citata a Sanremo, i foggiani sono esplosi di gioia».
Ora che ha girato Hotel Costiera in inglese, le piacerebbe avere altri progetti internazionali?
«Se dicessi di no, sarebbe una bugia. Però non ho più il mito dell’America. Mi piace il successo di Sabrina Impacciatore – in The White Lotus e in The Paper, che vedremo prossimamente – perché è riuscita a restare se stessa senza omologarsi».
