È morto a Roma, all’età di 93 anni, Tinto Brass, uno dei registi più conosciuti e discussi del cinema italiano. A dare la notizia della scomparsa sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice.
Autore di film come La chiave, Miranda e Monella, Brass aveva attraversato negli ultimi anni diversi problemi di salute. Nel maggio 2026 aveva affrontato una grave setticemia, dalla quale era riuscito a riprendersi.
A settembre, però, le sue condizioni gli avevano impedito di partecipare alla Mostra del cinema di Venezia, dove era atteso per un omaggio alla carriera. Ma quali sono state le cause della morte di Tinto Brass?
Tinto Brass, le cause della morte: cosa sappiamo
La notizia della morte di Tinto Brass è arrivata attraverso la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. Il regista, nato a Milano il 26 marzo 1933, aveva compiuto 93 anni e da tempo conviveva con una salute fragile.
Le cause esatte della morte non sono state rese note. Non è, quindi, possibile stabilire se il decesso sia legato alle complicazioni di una malattia precedente o a un nuovo problema di salute.
Negli ultimi mesi, tuttavia, le condizioni del regista avevano destato preoccupazione. In particolare, nel maggio 2026 Brass aveva affrontato una grave setticemia, un’infezione che può compromettere il funzionamento di diversi organi.
La situazione era stata molto delicata, tanto che la moglie aveva raccontato il rischio corso dal marito. Dopo le cure, il regista era riuscito a tornare a casa, ma il suo stato di salute restava un elemento di grande attenzione.
È importante distinguere questi precedenti dalla causa effettiva del decesso. La setticemia rappresenta un episodio documentato della sua storia clinica, ma non ci sono elementi sufficienti per indicarla come causa della morte.
La setticemia del maggio 2026 e il ricovero d’urgenza
Uno dei momenti più difficili degli ultimi mesi di Tinto Brass risale al maggio 2026. Il regista aveva dovuto affrontare una setticemia, una condizione potenzialmente molto grave che richiede cure tempestive.
La setticemia è un termine comunemente utilizzato per descrivere una grave infezione che coinvolge l’organismo. In alcuni casi può provocare una risposta infiammatoria generalizzata e compromettere le funzioni vitali.
Per Brass era stato un passaggio particolarmente delicato, anche alla luce dell’età avanzata e dei problemi di salute affrontati negli anni precedenti.
Accanto a lui c’era Caterina Varzi, la moglie che lo aveva accompagnato anche durante altre difficoltà. Era stata proprio lei a raccontare pubblicamente quanto fosse stata seria la situazione e quanto il regista avesse rischiato.
Le cure avevano permesso a Brass di superare la fase più critica e di rientrare a casa. Una notizia che aveva rassicurato chi seguiva da anni il suo percorso artistico e personale.
Nonostante il miglioramento, però, la salute del regista continuava a richiedere attenzione. Nei mesi successivi sarebbe arrivata un’altra conferma della sua fragilità: l’impossibilità di partecipare a un importante appuntamento cinematografico.
Dall’emorragia cerebrale all’assenza alla Mostra di Venezia
I problemi di salute di Tinto Brass non erano cominciati nel 2026. Già nel 2010 il regista aveva affrontato un’emorragia cerebrale, un episodio che aveva lasciato conseguenze sulla memoria e sul linguaggio.
Negli anni successivi erano arrivati altri momenti difficili. Nel 2019 aveva avuto bisogno di un ricovero in terapia intensiva, mentre nel 2021 aveva affrontato un’ischemia.
Nonostante tutto, Brass aveva continuato a mantenere un legame con il cinema e con il pubblico. Un rapporto che aveva trovato un nuovo momento significativo nel settembre 2026, in occasione della Mostra del cinema di Venezia.
La Mostra del cinema di Venezia gli aveva dedicato un omaggio con la proiezione di Col cuore in gola, ma Brass non aveva potuto partecipare. Era un’edizione che aveva dato spazio anche alle registe e alle storie femminili, attraverso opere capaci di esplorare la complessità delle donne. Un tema che, con un linguaggio molto diverso, aveva attraversato anche il cinema di Brass.
Il regista, però, non aveva potuto essere presente. Le sue condizioni di salute erano ancora precarie e una febbre improvvisa gli aveva impedito di raggiungere Venezia.
Era stata Caterina Varzi a rappresentarlo durante l’omaggio, in un momento particolarmente significativo per la sua carriera. Quell’assenza aveva ricordato quanto fossero diventati difficili, per Brass, anche gli appuntamenti pubblici più importanti.
Caterina Varzi, la famiglia e i funerali privati
Negli ultimi anni Caterina Varzi è stata una presenza centrale nella vita di Tinto Brass. Avvocata ed ex psicoanalista, ha condiviso con il regista un lungo percorso personale, accompagnandolo anche nei periodi segnati dai problemi di salute.
È stata lei, insieme ai figli Bonifacio e Beatrice, ad annunciare la morte del regista. La famiglia ha scelto di mantenere il massimo riserbo sull’ultimo saluto.
Per i funerali è prevista una cerimonia strettamente privata, lontana dall’attenzione pubblica che aveva accompagnato Brass durante gran parte della sua carriera.
Il rapporto con Caterina Varzi aveva rappresentato un capitolo importante della sua vita. Un legame nel quale l’amore e la vicinanza quotidiana avevano assunto un significato ancora più profondo con l’avanzare dell’età e le difficoltà fisiche.
Brass aveva sempre considerato l’eros una componente fondamentale dell’esistenza, non soltanto un tema cinematografico. Una convinzione che aveva attraversato il suo lavoro e il suo modo di raccontare i rapporti umani.
Il cinema di Tinto Brass, da “La chiave” a “Monella”
Con la morte di Tinto Brass scompare un autore che ha attraversato oltre quarant’anni di cinema italiano, dirigendo una trentina di film. La sua carriera era cominciata lontano dal genere erotico, con opere sperimentali e politicamente irriverenti.
Brass apparteneva a una generazione che aveva attraversato le grandi trasformazioni del cinema italiano. Nato nel 1933, era coetaneo di Sandra Milo, scomparsa nel gennaio 2024, un’altra protagonista del grande schermo che aveva saputo costruire una carriera fuori dagli schemi.
Dopo l’esordio con Chi lavora è perduto, Brass aveva progressivamente sviluppato un linguaggio personale, fino a diventare uno dei nomi più riconoscibili del cinema erotico italiano.
Tra i suoi film più celebri figurano Salon Kitty, La chiave, Miranda, Capriccio, Paprika e Monella. Proprio La chiave, uscito nel 1983, aveva segnato una svolta nella carriera di Stefania Sandrelli, che molti anni dopo sarebbe tornata a parlare del film e del suo regista durante la sua partecipazione a Belve. Brass aveva contribuito anche alla notorietà di attrici come Serena Grandi, Debora Caprioglio e Anna Ammirati.
Per il regista, l’erotismo era soprattutto uno strumento per raccontare la libertà, il desiderio e i personaggi femminili. Una visione che aveva suscitato discussioni, incontrato la censura e conquistato un pubblico molto ampio.
Resta questo uno degli aspetti più riconoscibili della sua eredità artistica: la scelta di mettere il corpo e il desiderio al centro del racconto cinematografico.
E mentre la famiglia si prepara a salutarlo in forma privata, rimangono i suoi film e un’idea di cinema che ha fatto discutere generazioni di spettatori.