Tom Cruise non si accontenta di partecipare a film d’azione, lui l’azione la vive. L’attore si presta in prima persona alle scene più pericolose, rifiutando l’intervento degli stuntman. Lo spettacolo ne guadagna, ma le conseguenze sono tutt’altro che teoriche tra incidenti sul set, fratture e dolori cronici che però non l’hanno mai fermato.

Un approccio che torna sotto i riflettori ora che il divo di Hollywood è atteso il 6 febbraio alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina. La sua presenza è confermata, e non sono pochi quelli che si aspettano un’entrata in scena al cardiopalma.

La passione per gli sport estremi

Per Tom Cruise, gli sport estremi non sono una semplice preparazione al ruolo, ma una pratica costante che influenza direttamente il suo modo di stare sul set.

L’attore affronta discipline ad alto rischio come se fossero parte di un allenamento sportivo strutturato, costruito su resistenza fisica, controllo del corpo e gestione della paura.

Il suo stile di vita combina un rigoroso addestramento fisico, che include sessioni di crioterapia per accelerare il recupero muscolare e diete specifiche pensate per sostenere sforzi prolungati e intensi.

Questa routine gli permette di affrontare arrampicate, lanci nel vuoto, immersioni in apnea e acrobazie aeree con una preparazione che è a tutti gli effetti quella di uno stuntman.

Quando gli stuntman restano a guardare

Nei film che interpreta Tom Cruise preferisce fare tutto da solo, rinunciando agli stuntman anche nelle sequenze più complesse. Spesso si è assunto rischi non indifferenti e che di solito i suoi colleghi delegano a professionisti specializzati.

Tomo Cruise a Città del Messico, alla premiere di "Mission: Impossible - The Final Reckoning"

Non si tratta solo di una scelta di immagine, ma di controllo totale sulla scena, sul movimento, sul ritmo. Ogni salto, ogni corsa, ogni caduta viene provata fino allo sfinimento, perché l’obiettivo è uno solo: rendere credibile l’azione senza filtri né scorciatoie digitali.

Gli stunt che hanno riscritto i limiti

Alcune delle scene più iconiche della saga di Mission: Impossible nascono proprio da questa filosofia. Il salto HALO in Fallout, ripetuto oltre cento volte, ha visto Tom Cruise lanciarsi da oltre 7.600 metri con apertura del paracadute a pochi secondi dal suolo.

L’arrampicata sul Burj Khalifa in Protocollo Fantasma lo ha portato a scalare il grattacielo più alto del mondo nel cuore di Dubai. In Rogue Nation si è fatto agganciare all’esterno di un aereo militare in fase di decollo.

In Mission: Impossible 2 ha affrontato il free climbing su pareti rocciose dello Utah, con alcune riprese senza protezioni visibili. Sempre nello stesso film ha girato una scena subacquea trattenendo il respiro per oltre sei minuti.

Indimenticabile la scena in Dead Reckoning, in cui si è lanciato con una motocicletta da una scogliera prima di aprire il paracadute. Ma Cruise ha spinto i limiti ancora oltre in Mission: Impossible – The Final Reckoning (presentato al Festival di Cannes nel 2025), realizzando un’impresa da Guinness World Record: 16 salti da un elicottero con un paracadute intriso di carburante e in fiamme, un’azione che ha messo a dura prova coraggio e precisione.

Gli incidenti che non lo hanno fermato, nonostante il rischio vita

Questo approccio radicale ha avuto conseguenze concrete. Durante le riprese di Mission: Impossible – Fallout a Londra, Tom Cruise si è fratturato la caviglia saltando tra due palazzi, colpendo violentemente una parete: l’inquadratura dell’incidente è rimasta nel montaggio finale.

In Rogue Nation, appeso all’esterno di un aereo in volo, la forza dell’aria ha causato la parziale separazione delle articolazioni delle dita, con il rischio di lesioni ben più gravi.

In Mission: Impossible 2 un coltello si è fermato a pochi millimetri dal suo occhio durante una scena di combattimento, senza effetti speciali.

Più recentemente, le riprese estreme di Dead Reckoning hanno provocato dolori intensi e gonfiore alle mani, soprattutto durante le sequenze girate capovolto, con il rischio costante di traumi maggiori.

L’attesa per Milano e il fattore sorpresa

Ora l’attenzione si sposta fuori dal set. Tom Cruise, in quanto ambasciatore delle olimpiadi di Los Angeles 2028, parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali del 6 febbraio a San Siro.

Non è confermata alcuna performance, ma l’attesa è alta. In molti sperano in un’apparizione spettacolare in pieno stile Mission: Impossible, come accadde due anni fa alla chiusura delle Olimpiadi di Parigi, quando si calò dal tetto dello stadio per poi scomparire in moto. Con Tom Cruise, del resto, l’imprevisto è sempre parte dello spettacolo.