Per noi sono solo nomi, facce che scorrono dentro le pagine di cronaca e poi scompaiono. Numeri che tornano tristemente invariati a fine anno quando si fa la conta dei femminicidi. Ma dietro a quelle cifre e quelle morti tremende ci sono altre vittime di cui nessuno parla: figli, nonni, fratelli che devono fare i conti con il dopo. Questo podcast parla di loro, gli orfani di femminicidio e di come si sopravvive quando si perde tutto in modo violento: la persona che amavi di più, una vita normale, il futuro.
Gli orfani di femminicidio e le altre vittime
Di loro non si parla mai e non conosciamo neanche il numero esatto: forse sono 3mila i bambini rimasti senza la mamma, uccisa dal padre in modo violento. Bambini e ragazzi per cui tutto cambia in un momento, che con le famiglie affidatarie si trovano ad affrontare difficoltà pratiche, economiche, educative ed emotive. Chi si occupa di loro? Come fanno a fronteggiare la vita dopo un lutto così profondo? Come tornare a fare una vita normale? Il nostro podcast parla anche di loro, dei familiari, in genere i nonni o zii materni, travolti da un lutto così grande, eppure costretti a occuparsi dei nipoti. Con il loro, di lutto, da elaborare. Sfide enormi a cui da cinque anni fa fronte il progetto A braccia aperte, di cui si occupa l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Il podcast sugli orfani di femminicidio
Prima puntata: Ho vinto io
La legge chiama questi bambini orfani speciali. Ma loro, quei bambini, quei ragazzi, vorrebbero solo essere normali. Vorrebbero solo poter riavere indietro la loro vita, su cui a un certo punto è calato il buio. Proprio così descrive il giorno del femminicidio di sua mamma Giuseppe Delmonte nella prima puntata. Anche la sua si è spezzata quel giorno, insieme a quella dei suoi fratelli, sotto i colpi dell’accetta con cui il padre massacrò la mamma. E prima di riuscire a rimettere insieme quei pezzi, per cercare di dare un senso a tutto quel dolore, quel ragazzino poco più che 17enne è diventato un uomo che oggi ha 49 anni. Ne aveva 42 quando si decise ad affrontare una brutta depressione e iniziare così un percorso di psicoterapia. Fu l’inizio della libertà, una strada di sofferenza che gli permise di scoprire e capire le radici del suo lutto, elaborarlo e rifiorire. Ora Giuseppe Delmonte ha fondato un’associazione intitolata alla sua mamma che non c’è più: Olga – Educare contro ogni forma di violenza. Insieme a lui in questa puntata l’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere, e Simona Rotondi, vice coordinatrice bandi e iniziative di Con i bambini .
Seconda puntata: Papà, perché l’hai fatto?
«Papà, perché l’hai fatto?» È la domanda che Rosita, 19 anni, rivolge a suo padre. Ed è anche il titolo della seconda puntata, la storia di una giovane donna che regolarmente va a trovare suo padre in carcere. Lui è recluso da 11 anni, da quando uccise la moglie in modo efferato, in una stanza della casa affacciata su un cortile, da cui Rosita vide tutto. I suoi fraytelli erano piccoli ma ora, insieme a loro, lei difende la sua scelta di visitare il padre: per capire, per trovare un perché, per ricomporre i pezzi della sua storia. Ad aiutarci in questo racconto, insieme a Rosita troviamo Marianna Giordano, presidente del Cismai, Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e gli Abusi all’Infanzia.
Terza puntata: Com’è morta la mamma?
Ricordi sicuramente il femminicidio di Melania Rea, uccisa a 29 anni dal marito, Salvatore Parolisi. All’epoca, la loro bambina aveva 18 mesi. Si chiama Vittoria e ora di anni ne ha 15. Mentre Parolisi sta per uscire dal carcere, Vittoria l’ha cancellato dalla sua vita. Suo nonno, Gennaro, ci racconta questi anni con lei nella terza puntata che si intitola Com’è morta la mamma?: è la domanda che un giorno, a tavola con i nonni, Vittoria inevitabilmente ha posto. E il nonno ha risposto. Con Gennaro Rea, c’è la dottoressa Elena Scudiero, psicoterapeuta, che lavora con gli orfani di femminicidio e spiega come ricucire un dolore insuperabile.
Quarta puntata: La libertà non è una colpa
L’ultima puntata è dedicata alla storia di Annalisa Russo, uccisa l’anno scorso ad Agropoli, in provincia di Salerno, dal marito, che poi si è sparato. È andato in scena, così, il più classico cliché dei femminicidi, in cui c’è un lui che non vuole essere lasciato dalla moglie. In questo copione, però, mancano i figli, mai raccontati. Noi qui diamo voce alla storia di Alessandra, 15 anni, cresciuta dai suoi nonni nel ricordo vivido e doloroso della mamma, una donna libera, indipendente, che voleva solo continuare a vivere, come emrge dalla testimonianza della mamma di Annalisa Russo e di Fedele Salvatore, direttore del Progetto Respiro, uno dei quattro progetti nazionali promossi dall’iniziativa A braccia aperte di Con i bambini.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l’associazione Olga e l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
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