I sì e i no delle scuole internazionali 

La scelta di una scuola straniera attrae molti genitori, spesso disposti anche a sacrificarsi per sostenerne l’impegno economico ma, per i bambini, è sempre la scelta migliore? Ne abbiamo parlato con il nostro esperto.

 - 25 Gennaio 2012

Il professor Roberto Pani, psicologo clinico e psicoanalista, ci ha spiegato qualcosa di più sui i pro e i contro delle scuole straniere, per i bambini italiani.
La scelta di iscrivere i propri figli ad una scuola straniera (americana, svizzera, tedesca etc.) è per molti genitori – anche se italiani - una grossa tentazione. Per i bambini può essere un problema, alle volte, immergersi tante ore in un ambiente che parla una lingua diversa da quella di casa?
E’ un’ambizione comprensibile per alcune famiglie facoltose. Diventa legittima quando la famiglia non pretende troppo dai bambini. Intendo dire che considerando lo sforzo di apprendimento del bimbo, diventa tanto più accettabile quanto più professionalmente gli addetti all’assistenza dell’asilo sono dei veri professionisti, attenti anche psicologicamente a eventuali disagi del piccolo. E’ opportuno inoltre che i genitori siano altrettanto attenti a possibili iniziali confusioni nell’esprimersi del piccolo parlando. Se qualcuno dei parenti conoscesse la lingua che il bambino/bambina sta imparando, potrebbe essere di aiuto a creare una serena e non conflittuale integrazione anche psicologica.
Ci possono essere dei problemi o delle difficoltà anche per i genitori che magari non parlano quella lingua e quindi possono magari sentirsi un po’ esclusi, non in grado di assistere i figli nei compiti, di capirli quando parlano la lingua imparata a scuola?
Si, una eccessiva disfonia e una eccessiva ego-sintonia psicologica se il bambino è molto coinvolto nel parlare con l’assistente che è madre-lingua e quindi capace di far pensare nella lingua che non e’ madre per il bambino, si potrebbe creare un senso di estraneità che in genere è leggero e in seguito risolvibile. Il bambino si potrebbe domandare: perché tu non mi capisci o sei così lontano da me se parlo inglese?
Quali sono i vantaggi (nello sviluppo psicologico e cognitivo) per un bambino, oltre a quello di imparare una nuova lingua?
Di aprire la mente e di sviluppare il pensiero alternativo. Questo da un punto di vita psicologico non significa poco. Il bambino è pronto a viaggiare, senza meravigliarsi troppo delle differenze che intercorrono tra le altre culture. Il piccolo matura più in fretta,  a patto che non vi siano in famiglia conflitti latenti o piccole inconsce competizioni, a causa delle quali inconsciamente i genitori inibiscono l’affetto per la gelosia della superiorità linguistica del bambino.
E’ consigliabile, sotto un profilo strettamente psicologico, per un bambino italiano frequentare una scuola straniera o forse è più indicato studiare nella propria madre lingua e impararne un’altra con lezioni pomeridiane o corsi supplementari?
Non necessariamente: perché dare la prevalenza in termini di ore diurne alla lingua straniera avviene naturalmente se i genitori parlano in casa in  italiano e tengono conto che il bambino si sta esercitando anche in un’altra lingua. Per questo fine di integrazione e compatibilità, ritengo, sarebbe meglio che uno o entrambi i genitori conoscessero la stessa lingua che i bambini stanno contemporaneamente imparando. Un certo termine, parola, può essere nominata in due modi diversi e entrambi sono compatibili cosi come tante situazioni nella vita reale.

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