La festa della mamma è passata da pochi giorni e le madri sono tornate, loro malgrado, a vivere la quotidianità, fatta di corse ed equilibrismi, spesso da sole. Non è un caso, infatti, che la cosiddetta “solitudine genitoriale” colpisca nel 65% dei casi le donne. A certificarlo ora sono i dati dell’Unicef.

Eppure siamo soli

Eppur siamo soli”. Si intitola così il sondaggio promosso dall’Unicef, l’agenzia dell’ONU che si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le loro madri in tutto il mondo. Il sottotitolo specifica di cosa si tratta: “La salute mentale dei genitori nella prima infanzia: una questione di salute pubblica e di diritti di bambine e bambini“. I dati, infatti, sono arrivati alla conclusione della Settimana europea della salute mentale, in occasione della quale l’Unicef ha posto l’attenzione proprio sulla condizione di solitudine che spesso i genitori si trovano a vivere.

Cos’è la solitudine genitoriale

Con questa definizione, infatti, si intende quella particolare condizione in cui possono trovarsi madri e padri, alle prese con l’accudimento dei figli, specie quando sono più piccoli e specie in questa società, dove è venuta meno la protezione delle famiglie allargate di un tempo. Nonostante si parli molto di sostegni, infatti,i genitori spesso non hanno alcun aiuto, non solo economico o in termini di congedi, ma soprattutto psicologico ed emotivo: i nonni, quando ci sono, spesso sono anziani e hanno bisogno a loro volta di qualcuno che si occupi di loro.

La difficile ricerca di un equilibrio

«La solitudine genitoriale è soprattutto fatica nella gestione di un equilibrio di vita molto instabile. Tenere insieme le necessità della coppia, della famiglia e degli individui di cui è composta è estremamente complesso. Le richieste e i bisogni aumentano, ma le risorse sono a appena sufficienti. Non solo assenza di reti familiari solide e accessibili, ma anche precarietà economica e lavorativa», osserva Ilaria Cerbo, psicologa, psicoterapeuta, autrice del libro “Ogni famiglia ha il suo professore” (Franco Angeli), dedicato proprio alle dinamiche familiari.

La solitudine genitoriale è donna

Ecco che in questa situazione, la solitudine parla soprattutto al femminile. Secondo il sondaggio Unicef, per il 79% delle donne e il 63% degli uomini la vita di un neogenitore in Italia non è semplice e, anzi, spesso è più difficile del previsto (per oltre la metà del campione). Il fatto è che questa valutazione arriva soprattutto dalle madri (72% contro il 56% dei padri). Il 57% delle donne ha dichiarato di aver provato tristezza senza un apparente motivo, rispetto al 20% degli uomini. Lo stesso vale per la sensazione di non farcela (57% per le donne vs 40% per gli uomini).

Il senso di colpa femminile

Un altro dato che emerge è che quasi 4 donne su 10 vive il senso di colpa, ossia il doppio rispetto agli uomini. Ma perché, ancora una volta, sono le madri a vivere queste sensazioni? Una risposta arriva dall’indagine dell’Unicef, secondo cui il 44% delle donne sente che la cura condivisa col partner sia poco o nulla, rispetto al 17% degli uomini. Un divario notevole, quindi, all’interno della coppia dei neogenitori, legato a stereotipi che ancora resistono, seppure con alcune aperture.

La perdita di identità delle donne-madri

«Queste sensazioni appartengono spesso a entrambi i genitori, ma rimane vero che, nei primi anni di vita del bambino, sono soprattutto le donne a risentire della perdita del proprio ruolo e di alcune importanti dimensioni identitarie, come quella professionale e sociale. Una perdita che è meno frequente nei papà – spiega Cerbo – Nelle fasi iniziali dopo la nascita di un bambino, è in genere la mamma a trascorrere più tempo a casa, oggettivamente sola per molta parte del giorno e lontana dai contesti che le permetterebbero di sentirsi in contatto con il mondo e con sé stessa». Questo rappresenta uno dei motivi per cui le donne vivono maggiormente la solitudine genitoriale, ma non l’unico.

Cosa preoccupa i genitori

Secondo la fotografia scattata dall’Unicef, fra le principali preoccupazioni prima della nascita (o dell’adozione) c’è la salute del bambino. A sorpresa, però, in questo caso sono gli uomini ad avere qualche pensiero in più (60% contro il 56% delle donne), mentre l’idea di non essere all’altezza del nuovo ruolo da ricoprire è ancora una volta fonte di apprensione per le madri (55% contro il 52% dei padri). «In questo caso lo scarto percentuale è davvero esiguo. Dal punto di vista clinico, si è visto come spesso i neogenitori sono ugualmente spaventati e non è raro che la genitorialità faccia riemergere paure e insicurezze personali di vecchia data. D’altra parte, si tratta soprattutto di un’esperienza evolutiva, di crescita e quindi anche di vulnerabilità», spiega Cerbo.

Uomini più preoccupati per i soldi

Tra gli aspetti che emergono c’è anche quello che riguarda i motivi di minore serenità nelle prime fasi della genitorialità: gli uomini sono più preoccupati per l’impatto sulla vita di coppia (44% dei padri rispetto al 34% delle madri) così come dalle eventuali difficoltà economiche (33% vs 30%), mentre le donne pensano molto alle conseguenze sul percorso lavorativo (33% donne, 16% uomini) e hanno paura di non avere abbastanza aiuto da familiari o amici (31% vs 21%). Verrebbe da dedurre che resistano alcuni stereotipi sui ruoli.

Vecchi ruoli che stanno cambiando

L’idea che sia il padre che deve portare a casa lo stipendio e badare al sostentamento della famiglia, mentre la madre si debba occupare della cura della famiglia e della casa sembra dura a morire. «Le donne hanno anche molta paura che la genitorialità possa comportare una perdita definitiva dal punto di vista della propria realizzazione personale e professionale perché spesso sono figlie di madri che hanno dovuto rinunciarvi – conferma la psicoterapeuta – Ma oggi ci sono oggi papà molto più partecipi e coinvolti, desiderosi di condividere equamente le responsabilità e le gioie legate alla crescita di un figlio; non vogliono più “osservare dall’esterno”, ma esserci. Personalmente, ritengo che queste paure ci siano ancora perché siamo di fronte alle prime generazioni di mamme e papà che stanno sovvertendo le regole implicite del fare i genitori», conclude Cerbo.