Molte mamme (e, lo confesso, anche io) vivono con ansia il mandare i figli all’estero per un anno di studio. Lei cosa ne pensa? Barbara
Cara Barbara, l’ansia è l’emozione con più follower del nostro tempo, per questo ti risponderò con tre concetti chiave.
L’ansia per i figli all’estero è normale
Il primo è “società liquida”. Per il sociologo Zygmunt Bauman viviamo in un’epoca liquida e di grande incertezza (lavorativa, affettiva, valoriale, climatica, geopolitica). Liquido è anche il futuro che da promessa si è trasformato in minaccia. Mentre il futuro solare di ieri infondeva speranza, il futuro nebuloso di oggi scatena l’ansia in giovani e adulti.
Un anno all’estero è un bagaglio di esperienze
Il secondo concetto è “resilienza”. Quando gli esseri umani affrontano una sfida impervia ci sono due scenari. Le persone remissive si demoralizzano: accusano la società, colpevolizzano i familiari, si lamentano del destino, riducendo così le “energie psichiche” necessarie per lottare. Le persone resilienti, invece, anche di fronte a una crisi collettiva si pongono una domanda: cosa posso fare per rialzarmi o prepararmi? Nella società liquida è fondamentale non solo remare, ma offrire ai figli tutte quelle esperienze di navigazione che li possano equipaggiare per un futuro imprevedibile. Studiare per un anno all’estero è indubbiamente un allenamento intenso e prezioso perché consente loro di sviluppare numerose capacità per la vita.
Che fare se non puoi regalargli l’anno all’estero?
Il terzo concetto è “arretramento”. Chi non può donare ai figli questa esperienza, può comunque fare molto adottando la “strategia del passo indietro”. Troppi genitori in ansia rimangono al timone come uno skipper, evitando agli adolescenti di fare esperienza. Navigano per loro, decidono per loro, si affannano per loro. L’adolescente invece deve sperimentarsi al timone allenandosi nelle prime esperienze (monitorate) in mare aperto. Deve potersi sfidare, ma non può farlo se noi rimaniamo al comando. Nel fare in prima persona l’essere risplende, matura, si responsabilizza. Solo così possiamo equipaggiarli per un futuro liquido, incerto e imprevedibile.