Mangiare per premiarci, o punirci. Saltare il pasto per ripicca, o per sfidarci. Perché siamo tristi, o ci sentiamo inutili o invisibili. Le emozioni che girano intorno, e stanno sotto e dietro al cibo, sono tantissime.
Come tantissimi sono i ragazzi e le ragazze che di queste emozioni negate alla parola, ed espresse a tavola, ci muoiono. Solo in Italia, 4mila all’anno. Da noi, i decessi per DNA (Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione) superano perfino gli incidenti stradali. E noi adulti cosa facciamo di fronte a questa epidemia? Ci sentiamo impotenti e spaventati, consapevoli che i disturbi legati all’alimentazione nascondono il bisogno di altro, come ci spiega la dottoressa Alessia Saini, psicoterapeuta dell’associazione Nutrimente.
Il progetto Food for Fine contro i Disturbi dell’Alimentazione
La raggiungiamo durante You’re right!, il Festival dei diritti dei ragazzi e delle ragazze, organizzato dalla Fondazione Terre des Hommes a Milano dal 16 al 18 aprile 2026. Una tre giorni dove protagonisti sono i ragazzi, tra talk sui diritti, il consenso e l’autodeterminazione femminile, ma anche laboratori di yoga e creatività legati al progetto Food for Fine, finanziato da Con i Bambini, impresa sociale senza scopo di lucro nata nel 2016 per attuare i programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. L’obiettivo del progetto, attivo nella Città Metropolitana di Milano tra scuole, consultori e sedi delle associazioni partner, è aiutare gli adolescenti a comprendere il legame tra corpo, cibo e mente, per cercare di prevenire e intercettare i DNA, legati sempre a una fame “malata”, la fame emotiva.
La fame emotiva: da dove nasce
«La fame emotiva nasce da emozioni che non vogliamo vedere, o capire, e che quindi esprimiamo non con le parole, ma scegliendo un altro canale: il cibo» spiega la dottoressa, dopo il laboratorio di espressività corporea. «Emozioni che il contatto con il corpo ci può aiutare invece a gestire. Tutti noi diamo forma a ciò che proviamo attraverso il corpo, ma diverso è il modo con cui ce ne prendiamo cura. Se dopo aver preso un brutto voto mi sento triste e apro il frigorifero, non mi sto prendendo cura dell’emozione che provo ma la sto evitando. Posso invece capire perché ho preso quel brutto voto e provare a migliorarmi».
Laboratori e corsi per i ragazzi
Il progetto Food for Fine prevede altri corsi e laboratori, tutti gratuiti, dedicati ai ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 18 anni. Si svolgono anche a scuola, con incontri e uscite in cui docenti e studenti riflettono sul rapporto tra corpo, cibo e benessere. L’obiettivo è intercettare disagi legati all’alimentazione prima che si manifestino.
Il numero verde per chiedere aiuto
Per genitori e insegnanti, è attivo anche un centro ascolto gestito dall’associazione Pollicino, insieme a Centro Crisi Genitori onlus, che gestiscono il numero verde 800.644.622 . Il servizio fornisce supporto per affrontare i disturbi dell’alimentazione in età pediatrica e adolescenziale. Per info si può visitare il sito: https://percorsiconibambini.it/foodforfine/ oppure scrivere un’email a: [email protected].
Oltre allo yoga e all’espressività corporea, per riavvicinare i ragazzi alle proprie emozioni sono attivi anche corsi di boxe emozionale, cucina, produzione multimediale. La creatività infatti è infatti uno strumento potentissimo per aprire altri canali comunicativi quando manca la parola.

La vediamo in azione al laboratorio di scrittura creativa, organizzato dal Consultorio la Famiglia, Fondazione Luciano Lazzaroni e a quello di fumetto, organizzato dall’associazione Pollicino: fogli bianchi che si animano di linee e disegni, per insegnare ai ragazzi a vedere il mondo con altri occhi, da altre prospettive. Per riacquistare sicurezza.