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I fondi: quali sono e quanto rendono

di Bianca Notari
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A quanto può ammontare la pensione complementare? Dipende da tre aspetti. E cioè: il numero dei contributi versati, gli anni di permanenza nel fondo, il rendimento che hanno dato gli investimenti. I fondi pensione, infatti, vengono fatti fruttare da intermediari professionisti (si chiamano gestori), che fanno operazioni di compravendita sui mercati finanziari

A quanto può ammontare la pensione complementare? Dipende da tre aspetti. E cioè: il numero dei contributi versati, gli anni di permanenza nel fondo, il rendimento che hanno dato gli investimenti. I fondi pensione, infatti, vengono fatti fruttare da intermediari professionisti (si chiamano gestori), che fanno operazioni di compravendita sui mercati finanziari

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COSA INCIDE SULLA PENSIONE

A quanto può ammontare la pensione complementare? Dipende da tre aspetti. E cioè: il numero dei contributi versati, gli anni di permanenza nel fondo, il rendimento che hanno dato gli investimenti. I fondi pensione, infatti, vengono fatti

fruttare da intermediari professionisti (si chiamano gestori), che fanno operazioni di compravendita sui mercati finanziari.

CHIUSI, APERTI E ASSICURATIVI

Le forme previdenziali complementari riservate ai dipendenti sono a contribuzione definita. Vuol dire che si versa una cifra fissa e che, alla pensione, si riceve una rendita proporzionale ai contributi versati e ai risultati della gestione del fondo.

I fondi pensione sono tre:

CHIUSI (o negoziali). Nati nel 1995 su iniziativa del sindacato dei chimici, sono quelli istituiti con accordi collettivi o aziendali. O dai sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali o dalle Regioni.

APERTI. Li promuovono banche, assicurazioni e società di gestione.

ASSICURATIVI. Sono i Piani individuali pensionistici (Pip) o le Forme previdenziali individuali (Fpi). In pratica, si tratta di polizze vita individuali. Che hanno gli stessi vincoli dei fondi chiusi e aperti.

Prudente oppure dinamico?

LE LINEE DI GESTIONE

I fondi pensione, chiusi o aperti, offrono diverse linee di gestione a seconda che prevedano l'acquisto di obbligazioni o di azioni. Dietro ai loro nomi (come Sicurezza, Bilanciato, Dinamico e così via), infatti, ci sono fondi che privilegiano l'uno o l'altro tipo di investimento.

In generale, quelli molto prudenti si limitano a investire in obbligazioni.

Altri, invece, puntano sia sui titoli obbligazionari sia sulle azioni, in percentuale diversa a seconda del grado di rischio che si accetta di sottoscrivere.

Il lavoratore può anche investire i contributi su diverse linee (si chiamano fondi multicomparto). Ma lo deve prevedere anche lo statuto dei fondi.

GLI INVESTIMENTI: IN AZIONI O OBBLIGAZIONI?

Il rendimento di un fondo si esprime in percentuale e può essere definito come il tasso di rivalutazione annuo del capitale. In pratica: la sua crescita. Da cosa dipende? Dal tipo di investimento e dall'andamento dei mercati finanziari. Attenzione: per valutare quanto rende il fondo a cui si vuole aderire, bisogna conoscere non solo un anno di rendimenti, ma l'intera storia del fondo. Senza dimenticare che l'orizzonte temporale di un investimento pensionistico è molto lungo.

In genere, i fondi obbligazionari sono più stabili, ma meno redditizi. Gli azionari, invece, soggetti a oscillazioni maggiori, possono rendere (oppure far perdere) di più.

UN MERCATO IN TRASFORMAZIONE

Rispetto al resto d'Europa, finora i dipendenti italiani hanno investito poco nella previdenza complementare. In tutto, 46 miliardi di euro. Così ripartiti:

Fondi di vecchia istituzione: sono quelli precedenti alla riforma del 1993. Sono 455 e raccolgono 665.000 iscritti.

Fondi di nuova istituzione: al 30 settembre 2006 erano 128 (42 chiusi e 86 aperti), con 1,6 milioni di iscritti.

In base agli ultimi dati Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), all'inizio del 2007 i fondi chiusi sono scesi a 37 e quelli aperti a 83.

Polizze individuali pensionistiche (Pip): tra il 2005 e il 2006 hanno registrato un incremento dell'8,2 per cento.

C'È DA FIDARSI?

Per tutelare i risparmi dei lavoratori, il controllo sulla gestione delle forme pensionistiche è affidato alla Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione. In più:

i gestori devono essere scelti con una gara pubblica;

i fondi chiusi devono mettere il denaro affidato loro dagli iscritti sul conto di una "banca depositaria";

leggi e regolamenti, infine, impongono ai fondi chiusi (o negoziali) una serie di paletti. Vietano, per esempio, alcuni strumenti finanziari più redditizi, ma anche più rischiosi, come gli hedge funds e i derivati.

QUANTO POSSONO FRUTTARE?

Per capire quanto rende un fondo, occorre confrontare le sue performance con la rivalutazione del Tfr, che è stabilita nella misura del 75 per cento dell'indice Istat di inflazione (si trova su: www.Istat.it), più l'1,5 per cento. Un esempio? Nel 2006 le liquidazioni si sono rivalutate del 2,5 per cento.

CINQUE COSE DA RICORDARE

1. I mercati azionari, nel 2006, hanno "vinto" chiudendo con rialzi elevati. Il buon andamento degli indici va avanti da circa tre anni. Ma nel periodo precedente, tra il 2000 e il 2003, i listini hanno subito ribassi cospicui a causa dell'esplosione della bolla speculativa di Internet.

2. I rendimenti pluriennali medi netti dei fondi pensione, secondo i dati della Covip, sono stati del 5,6 per cento tra il 2005 e il 2006; dal 2003 al 2006 la variazione è stata del 17,8 per cento (7,8 per cento, invece, la rivalutazione del Tfr).

3. I fondi aperti che investono almeno il 50 per cento del patrimonio sui mercati azionari hanno performance in media superiori (di un punto, un punto e mezzo) rispetto a quelli che investono, per esempio, solo il 30 per cento in azioni. Ancora più nel dettaglio: nei fondi pensione aperti gli obbligazionari puri, nell'ultimo anno, hanno registrato un rialzo dello 0,8 per cento contro uno dell'8,9 per cento realizzato dai fondi azionari.

4. Per quanto riguarda le obbligazioni, occorre ricordare che: il rischio è legato alla durata (aumenta con l'aumentare della vita del titolo) e alla qualità dell'emittente. Un bond (si chiamano così, in inglese, le obbligazioni) europeo, per esempio, rende meno di uno di un Paese in via sviluppo. Ma il primo offre più garanzie. È ovvio, però, che più alto è il rischio, più gli interessi corrisposti sono elevati;

5. È poi una regola generale che il valore di mercato delle obbligazioni sia sempre inversamente proporzionale all'ammontare dei tassi di interesse. Vuol dire che se i tassi crescono, come accade in questo periodo, il valore delle obbligazioni scende. Nel 2005, per esempio, il rendimento degli obbligazionari puri si è attestato sul 2,4 per cento. Pochino. Ma è la conseguenza della politica della Banca europea che ha iniziato un rialzo dei tassi.

UN ESEMPIO: IL FONDO DEI CHIMICI

Meglio le azioni o le obbligazioni? La scelta dipende da vari fattori. I più importanti sono la propensione al rischio e l'età. Chi è giovane, infatti, ha molto tempo per recuperare una flessione del mercato. Ma chi è vicino alla pensione rischia di vedere svalutato il capitale. Per capire meglio, ecco un esempio dal sito del Fonchim (www.fonchim.it), il fondo dei lavoratori dell'industria chimica e farmaceutica, che esiste già da 10 anni.

Un calo del 2 per cento dei titoli in portafoglio per un iscritto da due anni con una quota di 2.000 euro, diventa una perdita di 40 euro sul capitale.

Per un iscritto da 35 anni e con una posizione del valore di 100.000 euro, invece, la perdita è di 2.000 euro.

Infine, per la sicurezza degli iscritti, conta anche cosa stabilisce lo statuto di un fondo. Per esempio, Fonchim impone ai gestori di acquistare azioni solo sui mercati dei Paesi industrializzati e non su quelli dei Paesi in via di sviluppo.

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