Sigarette elettroniche a rischio rincari: si tornerà al fumo normale?

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Lorenza Pleuteri

Il settore e-cig è in fibrillazione e pronto a scendere sul piede di guerra. Una sentenza della Corte costituzionale e un emendamento al decreto fiscale  – denunciano gli addetti ai lavori – rischiano di mettere in ginocchio l’intero comparto e di spingere gli “svapatori” verso il fumo tradizionale

Pessime notizie per i consumatori, i rivenditori e i produttori di sigarette elettroniche, diventate per molti fumatori l’alternativa alle tradizionali “bionde”. Un doppio colpo micidiale, preludio di maxi rincari e di un possibile ritorno in massa al fumo classico. La Corte costituzionale ha decretato che è legittimo tassare anche le ricariche per e-cig prive di nicotina. Il balzello, congelato dal Tar, è destinato a essere riapplicato. E svapare diventerà dunque più  costoso - è l’allarme che arriva dal comparto - se e quando lo Stato chiederà i dazi sbloccati dai giudici. Resterebbero  i vantaggi per la salute, non quelli per il portafoglio.

Altra botta, a distanza ravvicinata. Un emendamento al decreto fiscale collegato alla manovra economica, ultra contestato dai dettaglianti e applaudito invece dai tabaccai, prevede che la filiera del fumo elettronico passi sotto l’Agenzia delle dogane e dei monopoli  e che vengano chiusi i siti internet specializzati nella vendita ai privati di prodotti con nicotina e sigarette elettroniche. Il risultato del combinato-disposto? Risponde Stefano Caliciuri, direttore del quotidiano online sigmagazine.it e del bimestrale cartaceo corrispondente: “L’intero settore rischia di essere messo in ginocchio. Non solo. Gli utilizzatori di sigarette elettroniche senza nicotina, per risparmiare, torneranno alle vecchie e nocive stecche”.

La Corte costituzionale: tasse legittime

La sentenza della Corte costituzionale ha messo fine a una disputa legale che durava da tempo. “I produttori di sigarette elettroniche  – spiega sempre Caliciuri  – hanno vinto le prime battaglie davanti alla giustizia amministrativa, ma hanno perso la guerra.  Tar e Consiglio di Stato avevano sospeso la tassazione. Secondo la Consulta,  invece, sono assoggettabili a imposta tutte le ricariche di e-cig, anche quelle che non contengono nicotina. Lo Stato, dunque, potrebbe decidere di tornare ad applicare le tasse anche sui flaconcini privi del componente più insidioso per la salute. E ci sarebbero ricadute economiche a cascata, pesanti, su rivenditori e consumatori. Il balzello – traduce in soldoni il direttore di sigmagazine.it  – dovrebbe essere di 4,50 euro per ogni flaconcino. Il prezzo finale, al pubblico, lieviterebbe fino a 9-10 euro per un consumo giornaliero di 20 millilitri di liquido”. Le possibili conseguenze sono evidenti. Non solo sul fronte degli utilizzatori.  "Centinaia di aziende produttrici andranno incontro al rischio di chiusura e potrebbero saltare migliaia di posti di lavoro”.

“La salute viene sacrificata agli incassi”

“Le motivazioni della sentenza che reintroduce la tassazione – commenta sempre l’esperto – lasciano sbalorditi. La comunità scientifica internazionale è concorde: le sigarette elettroniche sono uno strumento di riduzione del danno, abbattono  del 95 per cento gli effetti  negativi delle sigarette tradizionali. La Corte costituzionale, invece, va in controtendenza. Sostiene che le e-cig sono potenzialmente il veicolo che porta verso il fumo. La verità, dichiarata, è che la diffusione delle sigarette elettroniche ha eroso le entrate erariali portate dal tabacco. La salute viene sacrificata agli incassi”.

Il passaggio ai Monopoli: pro e contro

L’annunciato passaggio ai Monopoli del comparto e-cig, stando alle previsioni,  porterà ben 9,5 milioni di maggiori entrate nelle casse dello Stato, a partire dal 2018. “Ma anche questi soldi – osserva Caliciuri – si tradurranno in costi aggiuntivi per chi si è orientato verso le sigarette elettroniche per non fumare quelle tradizionali o  per ridurre i consumi. Le rivendite, declassate a tabaccherie di serie B, saranno penalizzate. Non tutte ce la faranno a sostenere la concorrenza, anche perché non vendono altri tipi di prodotti e altri generi di monopolio, e a rimanere sul mercato”.

Tutto deciso, tutto confermato?

“Non è detto che si arrivi alle conseguenze che si prospettano – spiega sempre il direttore di sigmagazine.it. – Lo Stato dovrebbe mostrare coraggio e dire che, pur prendendo atto della sentenza della Corte costituzionale, non intende ripristinare le imposte sulle ricariche e-cig prive di nicotina. Non è obbligato a tassare anche l’aria, perché di questo si tratterebbe. L’emendamento al decreto fiscale, l’altra mazzata, potrebbe essere ritirato o modificato”.

Mercoledì 29 novembre: tutti in piazza

Produttori di e-cig, distributori, negozianti e clienti diranno la loro in piazza, mercoledì 29 novembre, con una manifestazione organizzata a Roma, davanti alla Camera. “Ci saranno i lavoratori del comparto fumo elettronico,  una filiera che ogni anno fattura circa 600 milioni di euro e che permette di sopravvivere a circa 30mila persone. In un periodo di crisi strutturale, il settore è stato tra i pochissimi ad avere un trend positivo. Lo Stato lo sa e non ha esitato a infilarci le mani”.

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