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Corsi per imparare a fare i genitori: perché servono

di Oscar Puntel
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Aumentano le scuole per mamme e papà in difficoltà. Sempre più smarriti e incerti sulle regole da dare ai figli, cercano risposte. Ma perché oggi fare i genitori è più difficile che in passato?

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Aumentano le scuole per mamme e papà in difficoltà. Sempre più smarriti e incerti sulle regole da dare ai figli, cercano risposte. Ma perché oggi fare i genitori è più difficile che in passato?

Ritornano a scuola, per imparare ad essere brave mamme e bravi papà. Assistono a seminari formativi, incontrano psicologi, chiedono consigli sulle giuste strategie educative verso i figli. Ormai in tutta Italia pullulano le “Scuole per genitori”: boom di iscritti, bloc-notes e penna per prendere appunti, dispense e fotocopie. In qualche caso c'è anche lo sportello “genitori”, pagato dagli sponsor. O il collegamento skype, con l'esperto a disposizione. Vogliono sapere se è giusto o meno tenerli a dormire nel lettone con loro, quali regole dare a tavola, come giostrare il rapporto con tablet e smartphone. Come negoziare concessioni e restrizioni nel periodo dell'adolescenza. Ma questi corsi formativi sono necessari?

Genitori smarriti
Il fatto è che ci troviamo di fronte a genitori completamente smarriti nel loro ruolo  genitoriale. La trasformazione sociale che è avvenuta dagli anni Settanta in poi ha indotto molte coppie a delegare le loro funzioni educative a nonni, a babysitter, alla stessa scuola. Una rivoluzione che ha a che fare con la trasformazione dei ruoli maschile e femminile. E che ha scardinato il modello di una società patriarcale dove il padre-padrone dettava i principi, la donna eseguiva ed era una presenza costante per i figli. Oggi non c'è il padre-padrone, la donna lavora, la famiglia si è trasformata: papà e mamma hanno meno tempo da trascorrere con i figli, perché lavorano. Molti genitori frequentano questi corsi proprio perché vogliono ottimizzare i momenti di condivisione con i figli.

Questione di regole
La corsa alle iscrizioni rimanda anche a una dinamica psicologica. Molti genitori di oggi hanno subito il modello patriarcale, per poi staccarsene bruscamente. Ci spiega Anna Zanon, psicologa e psicoterapeuta dell'infanzia: “I padri di adesso sono figli del Sessantotto; hanno vissuto un periodo di cambiamenti in cui il concetto di 'regola' era negativo, era visto male. Così loro oggi non hanno interiorizzato un insieme di regole forti e non ne hanno neppure elaborate di loro. Si trovano in difficoltà di fronte ai  propri figli”. Ma sentono la necessità di darle? “Loro tentano, ma spesso non c'è una concordanza fra mamma e papà, per esempio. Abbiamo genitori separati, che per compensare le loro mancanze cercano di dare ai figli il più possibile. Per cui, si avverte la necessità di dare regole però non si sa quante darne e come darle. C'è un'insicurezza generalizzata nel loro ruolo educativo”.

Nuove famiglie
La rigidità del padre-padrone era in passato almeno una certezza: si faceva quel che diceva e non si poteva sgarrare. Una sicurezza che non ammetteva l'esigenza di corsi e seminari formativi. “I genitori di oggi sono le prime generazioni che hanno vissuto i sovvertimenti dei ruoli: le mamme e i papà di oggi, ieri, hanno vissuto sulla propria pelle il divorzio dei genitori. Già questa è una condizione 'disorientante'. Poi, oggi, si sono trovati a sperimentare nuovi e altri modelli familiari: come le famiglie allargate o monogenitoriali. Per questo, i genitori sono sempre più insicuri di fronte al loro ruolo”, dice la psicologa. Scuole o corsi formativi che si vogliano frequentare aiuteranno anche. L'importante è partire da un presupposto: i buoni genitori sono quelli che sono consapevoli che si tratta di un 'mestiere impossibile', come diceva Freud. E poi che si può sbagliare, senza drammi e rimorsi: perché è dai propri errori che si impara meglio.

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