A scuola di coding con Linda Liukas

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di

Elisa Venco

La programmazione informatica è come la poesia, perché permette di creare un universo dal nulla. Ne è convinta la 30enne finlandese che ha scritto un libro di coding per bambine già cult.

Il 16 marzo esce in Italia Hello Ruby (Edizioni Centro Studi Erickson), il libro di Linda Liukas insegna il coding, cioè la programmazione informatica, ai bambini. Finanziato grazie a una raccolta fondi record su Kickstarter, è stato tradotto in oltre 20 lingue. È iniziato tutto con una cotta adolescenziale. Il primo incontro tra la finlandese Linda Liukas, oggi 30enne, e la tecnologia risale al 2001: «Ero infatuata dell’allora vice presidente americano Al Gore. Ho costruito il primo sito finlandese dedicato a lui. È rimasto anche l’unico» ricorda Linda, nel 2013 nominata Campione digitale della Finlandia dal Commissario Ue. Nove anni dopo quell’infatuazione hai creato Rail Girls, un corso di programmazione informatica per ragazze frequentato finora da oltre 10.000 iscritte. Noi l'abbiamo intervistata: ecco cosa ci ha raccontato. 

Come ti è venuta l’idea?

Stavo studiando business a Stanford, annoiandomi molto, e durante una lezione mi sono imbattuta in un codice informatico di nome Ruby. Ho pensato che dovesse esserci un modo di spiegare facilmente le cose e mi è venuta l’idea di un seminario di coding, cioè di programmazione, per ragazze. Alla prima edizione, a Helsinki, si sono iscritte in più di 100. E quando ho realizzato un sito per chiunque fosse interessato al coding, sono iniziate ad arrivare richieste di rifare l’evento altrove. Il secondo è stato a Singapore. Oggi Rail Girls è presente in 270 città di tutto il mondo, Africa compresa. In Italia ne abbiamo già organizzati a Catania e Roma.

Cos’ha di affascinante il coding?

Programmare vuol dire creare un intero universo dal nulla. Imparare a farlo è una enorme soddisfazione, che rafforza l’autostima delle bimbe che possono inventare ciò che vogliono a modo loro. La fortuna di Hello Ruby nasce dal fatto che a 4 o 5 anni loro non hanno ancora introiettato i “divieti” culturali. Non sanno che la tecnologia è percepita come una cosa da maschi e così si lanciano a inventare. È come quando impari una lingua straniera: all’inizio, certo, devi memorizzare le parole e le regole di base. Ma poi le metti nell’ordine che vuoi, sperimenti. Il coding è come la poesia. E la sua bellezza è contagiosa. Al punto che spesso, dopo aver accompagnato le loro figlie, tanti genitori mi chiedono di partecipare alle lezioni.

A parte Al Gore, a chi ti sei ispirata?

Ho 3 modelli. L’illustratrice e scrittrice finlandese Tove Jansson, perché la sua saga dei Moomins parla di differenze e dell’inclusione del diverso. Poi un altro mio connazionale: Linus Torvald, il fondatore di Linux, un sistema operativo open source. Infine la cantante islandese Bjork. Tre persone capaci di stimolare la riflessione e la creatività.

Hai figli?

No. Mi sono sposata ad agosto. Mio marito e io viviamo a New York e io faccio la pendolare tra gli Usa, la Finlandia e il Giappone. Uno dei luoghi più magici dove sono stata per parlare della mia Ruby è il Reggio Children-Loris Malaguzzi Centre Foundation di Reggio Emilia. Per l’educazione dei piccoli non ha rivali: voi italiani dovete essere molto, molto fieri.

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