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Voglio vivere fino a 100 anni (e la medicina me lo permetterà)

di Antonella Trentin
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Se lo sostiene un premio Nobel, possiamo sperare! Luc Montagnier, che ha scoperto il virus dell'Aids, racconta in un nuovo libro la possibilità di ogni uomo di superare il secolo.In questa intervista ci rivela la parola d'ordine del futuro: prevenzione

Se lo sostiene un premio Nobel, possiamo sperare! Luc Montagnier, che ha scoperto il virus dell'Aids, racconta in un nuovo libro la possibilità di ogni uomo di superare il secolo.In questa intervista ci rivela la parola d'ordine del futuro: prevenzione

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Nel 2050 vivremo fino a 100 anni. E presto ci spingeremo oltre, visto che siamo geneticamente programmati per esistere fino a 120. Parola di Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina 2008 e scopritore nel 1982, insieme a Françoise Barré-Sinoussi, del virus dell'Aids. L'anziano professore annuncia il nuovo traguardo dell'umana specie nel suo libro La scienza ci guarirà, appena uscito per Sperling & Kupfer. Le sue previsioni evocano un famoso spot di Woody Allen, in cui il regista si appella disperato al proprio medico: «Dottor Greenblatt, è un'emergenza psicoanalitica! Ho sentito in tv che hanno scoperto un gene che ci farà vivere fino a 150 anni. Ma io non ho alcuna intenzione di arrivarci. Il contratto del mio appartamento scade tra 40 anni e 6 giorni e lei lo sa che stress sia per me fare un trasloco!». Così, al premio Nobel avanziamo un dubbio poco ortodosso.

Professor Montagnier, lei oggi ha 76 anni. È sicuro di voler diventare centenario?

«Bien sûr! Certo che sì, ho un sacco di cose da fare. Il problema non è invecchiare ma in che modo si invecchia. Oggi la senilità si accompagna all'aumento di gravi patologie croniche, come il cancro, le malattie cardiovascolari e neurodegenerative: penso al Parkinson, all'Alzheimer. Il 35 per cento della popolazione europea sopra i 65 anni soffre di una malattia neurodegenerativa o psichiatrica. Io vorrei arrivare a 100 anni ma sano».

In poco tempo la medicina riuscirà a debellare le grandi malattie legate alla vecchiaia?

«Nel caso dell'Alzheimer e del Parkinson la ricerca sulle staminali promette risultati straordinari: le cellule bambine potrebbero riparare i danni al sistema nervoso. Per il resto, l'unico rimedio è la prevenzione».

Non proprio una novità.

«I nostri governi oggi le destinano solo il 2 per cento della spesa sanitaria, mentre è la grande sfida della scienza».

Perché mai?

«Con l'allungamento della vita, le malattie aumenteranno e i soldi per le cure presto non basteranno per tutti. Prevenire sarà una scelta obbligata. Grazie agli screening, già oggi è possibile individuare molti tumori in fase iniziale e quindi guarire. È il caso del cancro al seno, alla prostata, al collo dell'utero e al colon. Esiste persino un test, in fase sperimentale, per verificare la salute dei polmoni e delle vie respiratorie. Questa sarà la medicina del futuro».

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