cheratopigmentazione occhi azzurri

Cos’è la cheratopigmentazione che ti cambia il colore degli occhi

Cresce la moda della cheratopigmentazione, cioè "colorare” gli occhi, ma la tecnica non è ancora approvata in Europa, né in Italia. L'esperto spiega in cosa consiste e quanto costa

Per chi sogna di cambiare il colore dei propri occhi si sta affermando una nuova tendenza. Si chiama cheratopigmentazione e consiste in un intervento di cui si parla in modo sempre più insistente, soprattutto sui social e in particolare su TikTok. Ma non mancano le controindicazioni, a partire dal fatto che «è una tecnica ancora off label, non autorizzata ufficialmente dagli enti regolatori in Europa e in Italia», come spiega Luigi Marino, consigliere direttivo dell’Associazione italiana medici oculisti (AIMO), primario oculista presso la Casa di cura “La Madonnina” a Milano.

Cos’è la cheratopigmentazione

La cheratopigmentazione (o keratopigmentazione, dal greco kerato cioè cornea, e pigmentazione) consiste in una tecnica che permette di modificare il colore degli occhi con una gamma di sfumature simili ai colori dell’iride. In linea teorica si va dal blu, al verde, dal marrone al grigio, con intensità differenti a seconda della richiesta. Richieste che, almeno sui social, stanno aumentando, complice la pubblicità indiretta a questo tipo di intervento da parte anche di alcuni personaggi nostrani. L’ultimo in ordine di tempo è stato Francesco Chiofalo, ex concorrente di Temptation Island e La Pupa e il Secchione. Nel suo caso l’obiettivo era regalarsi (a caro prezzo) un paio di occhi azzurri.

Come e chi esegue la cheratopigmentazione

«L’operazione consiste nell’eseguire un piccolo solco nella cornea, iniettando poi un colorante. È una procedura che potremmo definire piuttosto artistica, molto richiesta soprattutto da chi ha un colorito scuro di pelle e dell’iride. Anche alcuni miei pazienti ne hanno fatto richiesta, perché la pratica un oculista, anche se di fatto in Italia non è ancora una prassi. È invece molto diffusa in Paesi come l’india o comunque extra Ue, anche perché le comunità scientifiche europea e americana non si sono ancora pronunciate sulla sua validità e sicurezza», chiarisce Marino.

Come e per cosa è nata la cheratopigmentazione

Tra i più noti promotori e praticanti della cheratopigmentazione, o tatuaggio corneale, c’è Jorge Alió MD, PhD, Docente dell’Università Miguel Hernandez di Elche e Direttore Scientifico della clinica Vissum di Alicante, che ha creato e perfezionato nel corso di più di dieci anni una propria tecnica. I risultati sono stati mostrati in uno studio, pubblicato sul British Journal of Ophthalmology nel 2018, quando Alió l’ha descritta come una possibile soluzione sicura ed efficace in termini di resa estetica e di peso psicologico in occhi funzionalmente ed esteticamente compromessi.

Non solo motivi estetici

Alió ha applicato la tecnica su un gruppo di persone suddivise in tre ambiti: terapeutico (in cornee opache ed esteticamente sfigurate di occhi non vedenti), funzionale (su iridi anatomicamente compromesse) e puramente cosmetico (in un piccolo gruppo di pazienti che hanno richiesto di modificare il colore dell’iride per ragioni estetiche). «Abbiamo iniziato dieci anni fa. Prima di tutto abbiamo ricercato nuovi pigmenti specifici, poi siamo passati a una ricerca approfondita sulla loro applicazione, sulle complicazioni e sulle potenziali variazioni tecniche sulla tipologia d’intervento, infine abbiamo messo in pratica la tecnica sui nostri pazienti, e tutt’oggi continuiamo con successo a operare» ha spiegato il dottor Alió. Ma alcuni dubbi rimangono.

I dubbi sulla tecnica

La cheratopigmentazione superficiale automatizzata avviene, dunque, applicando i pigmenti agli strati più esterni della cornea, tramite uno strumento simile a un ago da tatuatore. «Si inietta il colorante nella cornea, pigmentando solo la parte periferica di questa» spiega Marino. «È come se si applicasse un filtro blu o verde. Dal punto di vista estetico, da vicino si vede che non si tratta di un colore degli occhi naturale. Può assomigliarci, ma da lontano. La tecnica, inoltre, è ancora molto artigianale: l’oculista agisce come se fosse un moderno Giotto o Michelangelo, ma il risultato può essere differente tra un occhio e l’altro, e potrebbe non soddisfare le aspettative del paziente. In questo caso, che fare? Bisognerebbe rifare l’intervento, aprendo nuovamente la cornea?»,

I primi casi anche in Italia, ma con limiti legali

«Le perplessità sono di varia natura, anche se ne sta iniziando a parlare anche in Italia. Intanto ci sono limiti legali: per esempio, se si cambia il colore degli occhi in modo permanente, che succede alla carta d’identità, nella quale ce n’è riportato uno diverso? Occorre modificarla? – si interroga l’oculista – Poi, da non sottovalutare, consiste in un trattamento border line, non ancora approvato da nessuna società scientifica né in Europa né negli Stati Uniti. È considerato off label», chiarisce l’esperto dell’AIMO.

Un problema anche etico

Partendo da questa considerazione, insieme al fatto che «non è ancora così affidabile né riproducibile proprio perché ancora a livello artigianale, si pone una questione etica anche per il medico: non essendo formalmente autorizzato dagli enti preposti, un medico può anche effettuarlo (io stesso ho ricevuto richieste), ma è come se un paziente chiedesse di rifarsi il naso in modo che punti verso i piedi. Il chirurgo lo può anche fare, ma non sarebbe eticamente corretto», esemplifica Luigi Marino.

Dove si fa all’estero e quanto costa

Per questi motivi al momento il ricorso alla cheratopigmentazione è ancora un fenomeno di nicchia, con alcuni studi noti che la praticano soprattutto all’estero. «La tecnica è molto pubblicizzata in un centro che si trova tra Nizza e Montecarlo, ma ha anche costi molto proibitivi: si parla di circa 8.000 euro per ciascun occhio. D’altro lo stesso corso per noi oculisti costa intorno ai 3.000 euro e il pigmento altrettanto. Esiste anche un’alternativa simile, ma con altrettanti limiti. Si tratta del tatuaggio congiuntivale, praticato in California e richiesto soprattutto da influencer e dj. Con un laser si toglie completamente la pigmentazione, ma il risultato è una cornea grigia più che azzurra. Comunque la società americana di oftalmologia si è pronunciata negativamente per i problemi di infezioni che si sono verificati», spiega ancora l’esperto.

Le lenti colorate sono più sicure

«La tecnica della cheratopigmentazione, dunque, può affascinare, ma ci sono ancora molti punti interrogativi. Per questo io rimango dell’idea che, se proprio si desidera cambiare il colore dei propri occhi, è meglio oggi ricorrere alle lenti a contatto colorate. Rappresentano una soluzione non permanente, si possono cambiare più di frequente e hanno meno controindicazioni, oltre a un prezzo decisamente più accessibile», conclude Marino, considerando che le cosiddette lenti “cosmetiche” hanno un costo di poco superiore a quelle graduate normali.

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