La parola più ricercata e frequente online è #food. Lo sanno bene coloro che si occupano di nutrizione e disturbi dell’alimentazione. Ma ora a preoccupare è un fenomeno connesso, il cosiddetto food noise, alimentato dalle piattaforme social e soprattutto da TikTok. L’hashtag #foodnoise, infatti, è molto ricorrente e una ricerca ha mostrato come quello del cibo sia diventato un “pensiero fisso” per moltissimi, soprattutto donne e under 30.

Lo studio: TikTok e il #foodnoise

Lo spunto è uno studio pubblicato su Nutrients nel 2023 e ora rivisto, alla luce di un’analisi specifica su TikTok. I ricercatori, come spiegato in un articolo uscito sulla rivista del gruppo Nature Nutrition & Diabetes, hanno cercato l’hashtag #foodnoise, individuando oltre 3.600 video pubblicati sulla piattaforma e particolarmente popolari. Selezionando quelli con il maggior numero di visualizzazioni (in media più di 1 milione e 170mila visualizzazioni, 8.150 like, 250 commenti, 600 condivisioni) hanno cercato di capire in che modo questi filmati alimentavano discussioni, su quali aspetti e temi specifici. Un primo risultato è che per l’85% degli utenti il food noise ha una connotazione negativa.

Pensieri (negativi) sul cibo

Nella stragrande maggioranza dei casi, quindi, i riferimenti social al cibo non sono positivi, ma al contrario si presentano come ossessivi e invadenti. Non a caso si parla di “chiodo fisso”: un pensiero di cui si fatica a liberarsi, proprio come per la “ruminazione”, il termine tecnico della psichiatria per indicare un’idea che non si riesce ad abbandonare. Come riferiscono i ricercatori, in molti video ricorrevano con frequenza definizioni di food noise come di quella «preoccupazione costante su che cosa mangiare, quando mangiare, come soddisfare le proprie voglie» o di una «sensazione diversa dalla fame fisica che si determina in modo indipendente da essa».

Una ossessione crescente per il cibo

«Il fenomeno non stupisce perché sta crescendo l’attenzione pervasiva al cibo che assume principalmente due forme: da un lato il pensiero ricorrente su cosa mangiare, come arginare lo stimolo dell’appetito, come evitare alcuni alimenti e contenere le calorie; dall’altro è un pensiero alla forma fisica, che può essere magrezza (diventata quasi un valore assoluto) e che riguarda soprattutto le giovani donne, oppure della muscolatura per i giovani uomini. Il food noise si inserisce proprio come pensiero intrusivo, collegato all’immagine corporea», conferma Laura Dalla Ragione, psichiatra, psicoterapeuta, che da 20 anni si occupa di disturbi del comportamento alimentare.

Il bombardamento mediatico indotto

A colpire sono anche alcuni dati specifici della ricerca, come quello sui cibi verso i quali si nutrono pensieri ricorrenti: nel 42% dei casi riguardano dolciumi e prodotti da fast food. «Non è affatto un caso. Prima di tutto perché c’è una strategia di marketing consolidata, che alimenta il consumo di questi cibi soprattutto da parte dei giovani. Poi perché alcuni prodotti sono costruiti in modo tale da dare dipendenza, grazie a sostanze che concorrono alla produzione di serotonina: si tratta in particolare di zuccheri, sale e grassi come il burro che stimolano l’area del piacere dato dal cibo – osserva Dalla Ragione – Teniamo presente che l’intestino è il primo a produrre endorfine naturali, cioè le molecole del piacere, a loro volta collegate all’area della dipendenza».

Un pensiero fisso femminile (ma non solo)

Un altro aspetto degno di nota è che oltre il 91% dei video o delle discussioni sul tema ha come protagoniste donne, con una netta maggioranza di under 30 (82%). «Senz’altro la prevalenza di chi è interessato dal fenomeno è di ragazze adolescenti e post adolescenti, ma in questo momento il tema food è sempre più di interesse da parte di maschi, che rappresentano il 20% di chi ha disturbi dell’alimentazione. Si prevede che aumentino perché sono oggetto del mercato di integratori e prodotti analoghi, stimolati dal mondo del fitness e delle palestre», osserva Dalla Ragione, già presidente della Società Italiana Riabilitazione Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso-SDIRIDAP.

Non solo cibo, ma anche farmaci per dimagrire

Last, but not least, a preoccupare è che il food noise ormai non riguarda più esclusivamente il cibo in sé, ma anche i farmaci per dimagrire, con particolare riferimento a quei prodotti ormai sempre più diffusi e utilizzati da moltissimi vip, come semaglutide e simili. Gli autori della ricerca hanno osservato che se ne parla in un video su due, descrivendoli come aiuti per ridurre o in alcuni casi eliminare il pensiero ossessivo del cibo stesso. «Il tema è complesso perché i GLP-1 sono farmaci che certamente rendono meno appetibili e attraenti i cibi, riducendo il senso di fame, ma non sono nati per questo», sottolinea Dalla Ragione, co-autrice anche del libro Social Fame.

Attenzione ai farmaci dimagranti

«Il loro uso, infatti, ha un risvolto etico: sono farmaci pensati per pazienti con diabete di tipo 2, prescritti anche a chi ha forme di obesità importanti, perché possono evitare la chirurgia bariatrica, ma si stanno diffondendo per arginare il sovrappeso. Dilaga la tendenza a usarli off label, senza controllo medico, cosa che sconsiglio vivamente perché questi prodotti hanno bisogno di uno specifico percorso medico e di controllo. Vanno anche associati a un piano alimentare e ad attività fisica per non perdere massa muscolare. Certo, riducono anche il food noise, ma non sono la soluzione a tutti i problemi e non vanno consigliati per perdere 4 o 5 chili», conclude l’esperta.