Io e mio figlio guardiamo Superman in tivù. Lui rapito da salti e raggi laser; io da un pensiero: ma dove trova tutta questa energia? Viviamo nella società della stanchezza: troppo stanche per uscire, per fare sport, perfino per fare l’amore. Nel film, a un certo punto, Superman crolla. Ferito ed esausto, resta immobile su una sedia. Poi un raggio di sole lo investe e si rialza: vivo, potente, nuovo. E noi? Quali sono i nostri fasci di luce? Forse proprio quelle attività primordiali che sembriamo aver dimenticato. Sonno, Sesso, Sport sono tutti superpoteri capaci di ricaricare fisico e mente, di regalarci energia, piacere, vita lunga e appagante. Un po’ lo sapevo già, un po’ il mio corpo l’aveva capito da solo e me lo ricorda ogni volta che faccio tardi davanti al computer o passo la giornata chiusa in casa, ma la chiacchierata che ho fatto in questi giorni con quattro (super)esperti mi ha fornito le prove.
Sonno: di notte eliminiamo le tossine e recuperiamo i ricordi
Il primo e il più sottovalutato dei superpoteri è lui, il sonno. «È il nostro laboratorio segreto di riparazione» spiega Michele Viana, neurologo e ricercatore di neuroscienze al King’s College di Londra (micheleviana.com) «Di notte il cervello attiva il sistema glinfatico, che elimina tossine e scarti accumulati di giorno. Inoltre si abbassano i livelli di cortisolo, si ricuce il sistema immunitario, si proteggono cuore e metabolismo. Dormire poco o male aumenta il rischio di malattie croniche e demenze. E poi c’è la memoria: il cervello fissa i ricordi utili e scarta quelli superflui». E se le parole del dottor Viana non mi bastano, ecco che arrivano le conclusioni di uno studio condotto su 172 mila persone a togliermi ogni dubbio. Chi dorme 7 o 8 ore vive più a lungo: riposare meno di 6 ore a notte aumenta del 30% il rischio di mortalità. Per far funzionare al meglio quel laboratorio segreto, la prima regola è la regolarità: andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora. «La luce è cruciale: al mattino serve quella naturale, la sera vanno evitati schermi e luci fredde. Se ci si sveglia di notte, meglio alzarsi e leggere piuttosto che rigirarsi nel letto. La stanza deve essere fresca e buia, usata solo per dormire o fare l’amore» conclude Viana.
Sesso: fare l’amore abbassa il cortisolo
D’altronde anche Patti Smith ce lo ha ripetuto a lungo: Because the night belongs to lovers. Le notti non sono fatte solo per dormire: il letto deve tornare spazio del riposo, ma anche dell’eros. «Fare sesso è un vero fattore neuroprotettivo: innesca dopamina, ossitocina e serotonina, migliorando l’umore e abbassando il cortisolo» continua il neuroricercatore. Uno studio su oltre mille adulti seguiti non per uno ma addirittura per 27 anni ha dimostrato che una vita sessuale appagante si associa a meno malattie e più longevità: «No, non è l’atto meccanico, ma è il piacere ad allungarci la vita» aggiunge lo scienziato. Me lo ricorderò la prossima volta che sentirò di essere troppo sopraffatta persino per far l’amore. «Quando percepiamo la realtà come minacciosa, tutta l’energia psichica viene dirottata sulla sopravvivenza e l’eros si spegne» mi consola Giulia Griselli, psicologa dell’invecchiamento e psicoanalista. «La sessualità non è puro istinto come negli animali: è alimentata e alimenta la nostra vitalità. È un fattore di longevità perché mantiene vivo il legame con l’altro, previene isolamento e ritiro narcisistico, protegge dall’inerzia dell’invecchiamento». Un’inerzia che si lega a un pregiudizio duro a morire: che con l’età l’eros perda importanza. Falso. L’intimità cambia forma: diventa più consapevole, più emotiva, più profonda mi conferma la psicoanalista. «Diventa spazio di esplorazione personale, che nutre qualità e durata dell’esistenza».

Sport: l’esercizio fisico protegge dalle depressioni
Se l’intimità tiene vivo il legame con l’altro, il movimento mantiene giovane quello con noi stesse: il corpo che si muove non è solo un organismo che brucia come ci ripetono ossessivamente alcuni guru del wellness. È un corpo che resta presente, vitale, resistente al tempo. E che sa dialogare con la mente in modo sano e costruttivo. «L’attività fisica agisce come regolatore interno: stimola endorfine e serotonina, protegge dalle depressioni, mantiene equilibrato il cortisolo. È anche una valvola di sfogo: scarica tensioni, riduce ansia e crea resilienza psicologica. E attraverso il nervo vago regola cuore, digestione e stato di calma» mi racconta Simona Tarabini. A lei che è un’atleta con un passato da sciatrice semi-professionista in competizioni internazionali di slalom e discesa libera e che ha fondato Baliyoga.it, una scuola importante dove oggi pratica e insegna, mi viene spontaneo chiedere quale sia lo sport perfetto per costruire il proprio progetto di longevità. «La strategia più efficace è integrare attività diverse. È il principio del cross-training: alternare aerobica (come corsa, nuoto o bici), allenamento di forza (anche solo con pesi in palestra o con elastici) e flessibilità muscolare. Lo yoga è il complemento ideale perché aggiunge equilibrio, respiro e consapevolezza: riduce il rischio di infortuni e favorisce il recupero» spiega l’esperta.

Stress: per controllarlo serve respirare bene
Se è vero che il sonno ci ripara, il sesso ci accende e lo sport ci tiene vitali, tutto questo può non bastare quando un’altra S, quella di stress, mette i bastoni tra le ruote al nostro progetto di longevità. Quando la vita di tutti i giorni va fuori giri il cortisolo sale e nel corpo si accende quell’infiammazione silenziosa (inflammaging) che accelera l’invecchiamento. E, diciamocelo, è utopico pensare che lo stress, quello capace in alcuni momenti addirittura di rubarci l’aria, esca per sempre dalle nostre vite. Ma il respiro non ce lo può rubare nessuno ed è l’assicurazione di longevità più semplice che abbiamo. Me ne parla Michela Coppa, wellbeing expert. «La longevità non si costruisce con qualche superfood miracoloso, ma con piccole abitudini costanti e il respiro è uno strumento potente che io suggerisco di abbinare a una routine di stretching e movimenti semplici che riattivano la circolazione e abbassano lo stress. Ci sono due tecniche che possiamo praticare ogni giorno per scaricare le tensioni. La respirazione diaframmatica è molto semplice e accessibile a tutti. Basta mettere una mano sulla pancia e sentire l’addome che si gonfia durante l’inspirazione e si sgonfia nell’espirazione. Questo tipo di respiro rilassa profondamente, ossigena meglio i tessuti e alleggerisce la mente. La respirazione ipopressiva è un po’ più tecnica ma si impara facilmente con un po’ di costanza: si lavora “aspirando” l’addome verso l’interno dopo l’espirazione. È molto utile per alleggerire la pressione addominale, migliorare la postura, tonificare il pavimento pelvico e stimolare il ritorno venoso. Impararle è come stipulare una vera assicurazione di salute». Superman è finito, mio figlio è crollato dalla stanchezza e io invece mi sento carica di una nuova energia. Non serve aspettare la pensione per pensarci. Dormi, ama, muoviti, respira: ecco i nostri raggi di sole.