Le famiglie si restringono, diventano sempre più numerose, spesso sono composte da una sola persona, mentre i prezzi lievitano: che si tratti di alimentari o benessere, vacanze o trasporti, il caro vita si sente e influisce sulle scelte che di vita. Il risultato? Persino la frequentazione degli amici diventa più impegnativa da un punto di vista di bilancio mensile e così si impone una singletudine sempre maggiore. In altre parole cresce la single economy che è l’unica, in questo quadro, a guadagnarci davvero.
Cresce la singletudine
The Economist, una delle riviste specializzate più prestigiose in questo ambito, lo scriveva fin da novembre scorso: “The rise of singlehood is reshaping the world”, la crescita della singletudine sta rimodellando il mondo. Aggiungeva anche, però, “Nel bene e nel male”. A ben vedere per chi ne è protagonista non sembra così positiva, almeno per i costi che comporta: doversi far carico delle bollette da soli, per esempio, o far ricorso a monoporzioni di alimentari, che in proporzione hanno prezzi più alti, sono alcuni degli aspetti meno graditi a chi vive da solo. E sono sempre di più le persone che fanno questa scelta.
La vita da single: pro e contro
Che sia una scelta volontaria o in qualche modo condizionata, poco importa. Il dato di fatto è che i dati non lasciano dubbi: secondo il rapporto Istat 2025 su dati 2024, infatti, le famiglie in Italia hanno in media 2,2 componenti. «Aumentano le famiglie composte da una sola persona. Fra il 2023 e il 2024, oltre un terzo delle famiglie era composta da persone sole». Se a incidere sul fenomeno è l’allungamento dell’aspettativa di vita («Si tratta spesso di donne anziane che sopravvivono ai loro mariti, perché le donne sono più longeve e meno propense a risposarsi»), dall’altro è indubbio che aumentino sia gli adulti separati e divorziati, sia i giovani che non vogliono sposarsi, né convivere.
L’Italia è un Paese per single?
La domanda se la pone anche lo stesso Istituto di statistica, che risponde: «Non sappiamo se l’Italia è un Paese per single, ma sappiamo senz’altro che vivere soli è sempre più comune e che i single sono in buona compagnia». Ma a che prezzo, viene da chiedersi? Secondo The Economist vivere da single sta diventando così costoso da incidere anche sulle amicizie. Il magazine, infatti, punta sul concetto di friendflation, cioè quanto pesa sulle tasche dei single coltivare amicizie, concedersi vacanze in compagnia (invece che in coppia), festeggiare in gruppo, ecc. A quanto pare, troppo.
Aumenta la friendflation
È ciò che viene definito, appunto, friendflation (friendship + inflation) che esprime l’idea dell’inflazione, quindi l’aumento del costo delle amicizie. «In un contesto in cui ci si sposa meno, le relazioni amicali diventano sì la vera infrastruttura sociale, ma anche una nuova voce di spesa», spiega il magazine. L’effetto più immediato è una maggior attenzione alle uscite finanziarie, a partire dalle scelte al supermercato: il carrello diventa più leggero, con confezioni sempre più piccole, ma proporzionalmente più costose. I produttori lo sanno bene: il fenomeno è stato, infatti, intercettato per tempo e in qualche modo “guidato”.
Prezzi più alti, ma scontrini più corti
Secondo il report Mid-Year Consumer Outlook – Guide to 2025, realizzato su scala globale da NielsenIQ, uno scontrino medio è più “leggero” del 7,1%, dunque ha un importo totale minore rispetto al passato (addio grandi spesone del sabato), ma aumenta la frequenza con la quale ci si reca al supermercato, in media l’8,2% in più. Contemporaneamente cambiano anche i prodotti comprati, con una crescita di settore “self reward”, ossia la cura di sé e il benessere in generale. «Sono segnali chiari di un consumo sempre più individuale e orientato all’esperienza», spiega Enzo Frasio, Managing Director di NielsenIQ al Sole 24 Ore.
Chi ci guadagna?
A guadagnarci, infatti, è comunque il mercato, che ha colto la tendenza e in qualche caso l’ha influenzata. La grande distribuzione italiana, infatti, ha aumentato il fatturato del 2,4%, con volumi di crescita dello 0,9%. Come? Proponendo confezioni sempre più piccole, a misura delle famiglie unipersonali che, per esempio nel nostro Paese, rappresentano ormai poco meno del 38%. «Il fenomeno è molto marcato anche in Italia e basta farsi un giro nei spermercati per constatare come le monoporzioni siano aumentate a discapito di quelle formato famiglia. Ma attenzione, vivere da soli non significa essere soli», commenta Roberta Paltrinieri, docente di Sociologia dei Consumi all’Università di Bologna.
In Italia resiste la socialità
«Io spero che non si arrivi a modelli di vita come quello proposto lo scorso anno dal film di Wim Wenders, Perfect days che lasciava un senso di profonda tristezza. Certamente si afferma una spinta alla singolarità: è un po’ quello che emerge da un recente studio francese che parla di “casa guscio”, quel luogo che offre tutti i comfort e tende da far rimanere chiusi al suo interno. Ciononostante, la nostra società e cultura penso possa resistere, perché tra i suoi valori inalienabili ha anche la socialità e l’amicizia – insiste Paltrinieri – Per certe generazioni più giovani, la famiglia tradizionale è stata sostituita dagli amici. D’altro canto alcune tendenze, come il poliamore, mal si coniugano con i vecchi modelli».
Anche le offerte per il tempo libero si adeguano
Per andare incontro alle esigenze di una società che cambia, anche altri settori si adeguano, come quello dei viaggi. Da tempo sono offerte esperienze pensate per single, ma ultimamente c’è anche chi, come la compagnia aerea americana United Airlines, che ha dato vita alla campagna “Yolo fly solo”, dedicata a viaggiatori solitari, spiegando che questo tipo di utenza ha visto crescere la domanda a ritmi record: +223% in dieci anni. D’altro canto il marketing rinforza questo concetto, per esempio con campagne come “Once in a lifetime adventures“, le avventure da vivere almeno una volta nella vita, promossa di WeRoad in Europa.
Niente rinunce alla qualità
Gli esperti ritengono che, pur a fronte di qualche difficoltà economica, i single non vogliano abdicare alla qualità: per questo i brand resistono e mantengono la fidelizzazione con clienti che non sono disposti ad acquistare marchi più economici per risparmiare. «I consumi si frammentano: più acquisti piccoli, più frequenti, senza rinunciare alla qualità», spiega ancora Frasio, parlando di «una domanda sempre più selettiva». «È chiaro che, se ci si ripiega su se stessi, la relazione “’amore” diventa con se stessi, quindi la cura si rivolge a se stessi invece che agli altri, come in passato e questo spiega il perché non si rinunci alla qualità anche nei propri acquisti» conclude Paltrinieri.