La mia amica F. mi ha confidato che con il nuovo compagno le cose vanno piuttosto bene se non fosse che, quando si dedicano alla copula carnale, non accade mai, ma proprio mai, di raggiungere l’acme del piacere insieme. Il cruccio nasce dal fatto che, invece, con il suo ex, l’orgasmo simultaneo fosse una prassi collaudata.
L’orgasmo simultaneo non è un must
Dopo averle segnalato quanto poco senso abbia fare paragoni di questo tipo, le ho chiesto se questo rappresenti un problema per lei; lei, per tutta risposta, mi ha spiegato che non godere all’unisono le sembra oggettivamente un downgrade. Una retrocessione di categoria. Pur capendo la sua posizione, non ho potuto evitare di farle presente come ogni relazione sia diversa, così come ogni corpo, ogni testa, ogni partner.
L’orgasmo sumultaneo non dev’essere l’obiettivo
Del resto, non esistono modi più o meno validi per darsi reciproco piacere, e per la maggioranza delle persone godere nello stesso istante è un fenomeno piuttosto raro, talvolta mitologico. Può succedere, certo, e può essere molto gratificante, ma non è il caso di porlo come obiettivo imprescindibile del rapporto. Possono esserci diversi tempi di reazione, diverse esigenze, e anche un bisogno di intimità e conoscenza da costruire e consolidare.
La sessualità non è una prestazione
Se è vero che la sessualità è un viaggio alla scoperta di sé, dell’altra persona, di un noi potenziale, è anche vero che bisogna concedersi il tempo e la serenità per viverlo, senza preoccuparsi di certificare la conformità della relazione rispetto alle aspettative che nutriamo in merito, e senza giudicarne le prestazioni come se fosse un oggetto di cui stiamo valutando il reso.
Il piacere resta al centro
In definitiva, l’importante è che il piacere ci sia, che non manchino la generosità, la cura, l’attenzione, l’affetto, il desiderio, la curiosità. Il resto verrà da sé, se verrà, e in ogni caso si vedrà. Per fortuna, nella vita come nel sesso, non siamo tutti repliche di chi ci ha preceduti. Viceversa non scopriremmo mai nuovi modi di stare insieme, nuovi possibili fremiti, altre pratiche per abitare e godere dei nostri corpi. Non è forse nelle nostre differenze che risiede il margine per incontrare stupori nuovi?