Basta impazzire nel cercare di rincorrere sempre ciò che accade in rete, sui social, i post di amici e conoscenti o di personaggi famosi. Basta con il cercare di essere sempre presenti, sempre sul pezzo: insomma, basta FOMO, la Fear of Missing Out (la paura di perdersi qualcosa, appunto). Oggi è sempre più tempo di ROMO, il Rieliev of Missing Out. Come ha insegnato per primo l’attore Cillian Murphy, già Premio Oscar per Oppenheimer, oggi si riscopre sempre più il sollievo nel rimanere anche “fuori” da qualcosa, come è capitato a lui, escluso dal cast di The Odyssey di Christopher Nolan.

Cos’è la ROMO, il sollievo di perdersi qualcosa

“Ogni lasciata è persa”, recita un vecchio proverbio. Eppure oggi, mentre il digitale è entrato prepotentemente nelle vite di tutti, invadendo ogni spazio e ogni momento, ecco si fa largo l’esigenza di porre un argine, di dire “no”. È proprio su questo concetto che si basa la ROMO, il sollievo che si prova nel poter rinunciare ad alcune occasioni. Un piacere che sta nel gusto di non sentirsi tagliati fuori se non si partecipa a tutte le discussioni online, se non si vedono tutti i post di amici e conoscenti, se non ci si aggiorna sulle ultimissime tendenze. O anche se si declina l’invito a serate “in presenza” alle quali finora ci si sentiva in dovere di andare.

Perché piace la ROMO

Se Murphy ha fatto scalpore nell’annunciare di apprezzare la ROMO, di non voler essere schiavo della paura di perdersi una parte in una pellicola firmata da un regista famoso, viene da chiedersi se questo tipo di scelta sia solo appannaggio di chi ha già avuto molto (per lui un Oscar, per esempio) o se possa essere un’opzione anche per i very normal people. «Credo che sia un’opzione per chiunque. Anzi, è soprattutto per le persone normali, in particolare per chi fatica a dire di “no” e per chi non ha ancora chiaro cosa vuole, e quindi si butta ovunque, anche in cose che in fondo non gli vanno», commenta Irene Bosi, career coach, esperta in self-leadership.

Stop al “tutto” che non riempie

«Viviamo in una cultura che legge ogni opzione come un guadagno e ogni rinuncia come una perdita. Così diciamo “sì” a tutto: inviti, progetti, occasioni, perché rinunciare sembra sempre rimetterci. Ma quel “tutto” a un certo punto non riempie e anzi stanca – osserva Bosi – Hai detto “sì” a così tante cose che diventa un peso e quando una salta tiri un sospiro di sollievo, perché in mezzo a quel tutto c’era per forza qualcosa a cui non tenevi così tanto. Per questo non c’entra quanto hai ottenuto nella vita. Il sollievo lo prova chiunque abbia riempito troppo e oggi tutti riempiamo troppo».

Il coraggio di perdersi qualcosa

D’altro canto di vip che hanno deciso di abbandonare i social, se non le scene, ce ne sono anche altri. Oltre a George Clooney e Emma Stone si potrebbero citare Gianni Morandi o Laura Pausini che hanno deciso di mettere in pausa o chiudere i propri account social. Ad accomunarli è quella che Anna Valle, anche lei uscita dal mondo digitale, ha definito la sua “piccola rivoluzione”, vissuta senza drammi, né con rabbia o per reazione istintive: semplicemente una scelta consapevole e coraggiosa, di questi tempi.

Lasciare i social: atto di coraggio o un lusso?

Il problema è che spesso si ha la sensazione che lasciare i social e il mondo digitale sia soprattutto un lusso: «Te lo devi poter permettere, perché per molti lavori i social non sono un passatempo, sono lo strumento con cui ti fai trovare, trovi clienti, costruisci reputazione. È chiaro che per personaggi come Pausini, Morandi, Clooney è una scelta quasi a costo zero: non hanno bisogno dei social per esistere, perché hanno già un pubblico, un lavoro, una macchina che li raggiunge comunque. Per loro chiudere un account è togliersi un peso (e magari qualche collaborazione commerciale), non corrono rischi», sottolinea l’esperta.

Chi dice basta alla FOMO

Esiste, poi, un fattore età caratterizza un certo tipo di approccio al mondo. Verrebbe da pensare che i giovani siano più vittime della FOMO, ma forse la realtà è più complessa: «La FOMO la provi se vuoi fare tutto ed essere ovunque, e hai la sensazione costante di non arrivarci. Ma in realtà non ci arrivi non perché sei incapace, ma perché è strutturalmente impossibile. Nessuno può essere in ogni stanza, cogliere ogni occasione, esserci sempre – ricorda Bosi – Chi insegue questo si condanna a sentirsi sempre indietro, perché si è dato un metro che nessuna vita umana può raggiungere».

Chi sceglie la ROMO (e torna a vivere pienamente)

Al contrario, «Non prova FOMO chi sa cosa vuole. Non perché abbassa le aspettative, ma perché ha smesso di misurarsi su tutto e ha iniziato a misurarsi su quello che conta per sé. Quando sai cosa cerchi, le cose che ti perdi smettono di pesarti, perché non erano comunque tue. Quindi l’identikit non è “il quarantenne stanco” o “il giovane iperconnesso”. È chiunque abbia allineato le proprie giornate a chi è nel suo profondo. Più sei lontano da te stesso, più hai FOMO, perché insegui una vita che non è la tua. Più sei vicino, meno ti importa di quello che succede altrove», conclude Irene Bosi.