Ci sono ricordi che fanno male anche se non li vedi. Te li porti dentro, inconsapevolmente, come se fossero in un cassetto sempre aperto, pronti a venire fuori e darti disagio quando qualcosa li “accende”.
In un’intervista rilasciata poco tempo fa al Corriere della Sera, Miley Cyrus ha raccontato di come l’ansia da palcoscenico e la sensazione di non essere mai abbastanza l’abbiano condizionata per anni.
Ne è uscita solo da poco, ripercorrendo sul lettino del suo analista e con il metodo Emdr, gli eventi dell’infanzia. La sigla Emdr sta per Eye movement desensitization and re processing: è un metodo psicoterapico che si serve del movimento degli occhi per rielaborare eventi traumatici ed esperienze stressanti.

Una sorta di viaggio nel passato, come spiega bene Marina Balbo, psicologa e psicoterapeuta, nel suo libro La cura dei ricordi, appena uscito per Mondadori. Lo ha scritto, spiega, per fare cultura psicologica, perché troppo spesso, sbagliando, crediamo che basti il tempo per dimenticare ciò che ci ha ferito.
«Nella nostra psiche restano i residui degli eventi negativi che abbiamo vissuto, perché il cervello non sempre riesce a elaborare le esperienza traumatiche. I sintomi sono lì, pronti a essere attivati da ogni evento scatenante. Il senso di inadeguatezza costante, le fobie paralizzanti, l’ansia sono spesso effetti di quel malfunzionamento».

cover "La cura dei ricordi" sul metodo psicoterapico EMDR
Ci sono storie di pazienti e dei loro percorsi di guarigione in La cura dei ricordi (Mondadori) di Marina Balbo, vicepresidente dell’Associazione Emdr Italia

Come funziona il metodo Emdr

E qui interviene l’Emdr?

«Sì, il paziente viene accompagnato a ripercorrere la sua vita, e con l’aiuto del terapista va a individuare i ricordi disturbanti. Da qui entra nel ricordo, lo rivive, e lo processa offrendo al cervello una seconda possibilità, quella di attivare il meccanismo di elaborazione dell’informazione che la prima volta si era bloccato per lo stress».

Come ci si riesce?

«Oltre alla parola vengono utilizzati altri strumenti, di cui il principale è la stimolazione bilaterale degli occhi : il paziente segue le dita del terapeuta spostando lo sguardo a destra e a sinistra. Il movimento degli occhi è direttamente connesso alla zona del cervello che guida l’elaborazione dell’informazione, quella che utilizziamo per dare senso e agire di fronte a ciò che ci succede.
In questo caso aiuta a riprocessare e vedere con prospettiva diversa quello che è successo».

Come il ricordo condiziona il futuro

Ma come può il ricordo condizionare il futuro?

«Tutto ciò che ci accade di significativo attiva in noi connessioni neuronali che ci lasciano un ricordo, se io però vivo un trauma e non lo elaboro correttamente è come se le informazioni ricevute rimanessero congelate all’interno di alcune reti neuronali, e non riuscissero a mettersi in connessione con altre reti che hanno informazioni più sane e più utili, e che dovrebbero portarmi a chiudere quell’evento e riappacificarmi con esso. Ciò influenzerà il modo di percepire me stesso e la realtà, mi porterà a rivivere quelle emozioni spiacevoli. E nel tentare di proteggermi da queste, tenderò a sviluppare patologie: cercherò di controllare tutto per placare l’ansia, mangerò di più per sentirmi meglio, eviterò di uscire perché vivo con la paura attaccata addosso».

Quando parliamo di traumi ci immaginiamo sempre episodi gravi e drammatici ma l’Emdr è usato anche per elaborare quelli che nel libro lei definisce “traumi con la t minuscola”. A cosa si riferisce?

«Buona parte delle cause di ansie e disturbi psicologici hanno radici relazionali, questo è un dato scientifico evidenziato anche nell’ultima versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Parliamo di relazioni con figure di attaccamento come genitori, caregiver, insegnanti, che possono aver avuto un ruolo in momenti negativi accaduti in periodi delicati, come l’infanzia. Non sono episodi necessariamente gravi ma carichi di stress e proprio lo stress sperimentato durante quegli eventi condiziona talmente il soggetto da impedirgli di attivare la sua capacità di adattamento».

Un genitore troppo giudicante può creare insicurezze

«Una delle pazienti di cui parlo nel libro, racconta di come una sera avesse gridato dal suo lettino per attirare l’attenzione della madre e scavalcato le sbarre per arrivare da lei. Che però l’ha riportata subito a letto, dopo un bicchiere d’acqua, senza tentare nemmeno di consolarla» prosegue Marina Balbo. «L’episodio ha generato nella mia paziente la sensazione di non meritare amore. Ma anche un ragazzino che ti bullizzava a scuola può farti sentire insicuro per anni, un genitore o un insegnante troppo giudicante provocare un senso di inadeguatezza, così come un incidente d’auto bloccare la tua capacità di guidare».

Emdr e terapia tradizionale

Qual è la differenza con la psicoterapia tradizionale? «L’Emdr è più veloce e mirata. E ciò che mi stupisce ogni volta, dopo 26 anni di lavoro con l’Emdr, è la fase finale, quando il paziente arriva a comprendere il nesso tra la sofferenza attuale e quel fatto, modifica le emozioni disturbanti e sta meglio.
Tutte le volte rimango meravigliata dalle potenzialità del nostro cervello».

La storia di Giulio

«Per una vita sono stato solare e sereno, convinto che l’ansia si potesse governare. Finché non è accaduto a me».
È successo dopo l’università, al momento di entrare nel mondo del lavoro: Giulio – il nome è di fantasia – ha iniziato a sentirsi esposto e minacciato, senza un perché.

Correvo a ricontrollare tutto prima di uscire, ero insicuro, vivevo in perenne allerta

Dopo che un amico psicologo gli ha consigliato l’Emdr sono iniziate le sedute. Né dolorose, né faticose, racconta, ma piacevoli come una lunga camminata in pianura. “Camminando” Giulio ha scoperto che la sensazione di minaccia era legata a un evento dell’infanzia.

L’infanzia e i ricordi di Giulio

«Con i miei ero entrato nella casa di un familiare, svaligiata dai ladri. Quel caos mi dava la percezione che fosse accaduto qualcosa di enorme: gli adulti continuavano a ripetere che sarebbe potuto succedere qualcosa di molto brutto, mi hanno spaventato, e nella mia testa quella paura è rimasta sotto traccia, per poi riaffiorare anni dopo». Nelle sedute, racconta Giulio, ha rivissuto gli attimi in cui era nella casa: «La mente vagava come prima di addormentarsi, ma ero completamente vigile, il movimento oculare mi manteneva presente a me stesso. All’inizio ho riprovato quella sensazione di paura cieca, ma a poco a poco il sentimento è andato scemando. In poche sedute ho chiuso la porta, e ho fatto pace con me stesso».