Quattro coppie di amici seduti intorno a un tavolo improvvisano un gioco che si rivelerà parecchio insidioso: renderanno pubblici tutti i messaggi e le chiamate in arrivo sul loro cellulare sfidando la tempestività delle notifiche. Per i pochissimi che non hanno visto Perfetti sconosciuti ricordiamo la morale: anche se ti sembra di conoscerla alla perfezione, la persona che hai scelto di avere al tuo fianco ha un lato – spesso nascosto dentro il telefonino – di cui è molto meglio restare all’oscuro (tesi appena confermata da The Drama, con Zendaya e un Robert Pattinson sull’orlo di una crisi di nervi). E visto che le dinamiche amorose sono come l’universo, in continua espansione, con l’arrivo dell’IA tocca aggiornare anche il galateo della privacy di coppia. Aggiungendo alla vecchia regola del film-fenomeno di Paolo Genovese “tieniti alla larga dallo smartphone altrui”, un secco “giù le mani dal suo ChatGPT”.
La privacy nella coppia ai tempi dell’IA: i segreti dentro ChatGPT
La scrittrice Lindsey Hall ha raccontato, sul suo sito lindseyhallwrites.com, di aver scoperto, usando il computer del fidanzato, una serie di conversazioni che lui aveva avuto con ChatGPT per chiarirsi le idee sulla relazione. Tra le frasi riversate nei prompt, uno spietato “non sono orgoglioso di lei” insieme a una sfilza di critiche sul suo aspetto. Nonostante i tentativi di recupero dell’uomo, la storia è finita: impossibile, per lei, fidarsi di nuovo. Cosa sarebbe successo se Lindsey avesse resistito all’impulso – comprensibilissimo una volta aperto ChatGPT – di sbirciare i prompt? Forse si sarebbero lasciati ugualmente (leggendo il resto del racconto, viene da scommetterci), forse le affermazioni di lui – magari buttate lì con leggerezza, di sicuro credendosi “da solo” – si sarebbero riassorbite senza lasciare tracce. O ancora, forse il fidanzato avrebbe trovato il modo di confessarle di essere in crisi e i due avrebbero cominciato a parlare, a confrontarsi, chissà.
Conoscere l’altro a 360 gradi resta un’illusione (e meno male)
Una cosa è certa: frugare di nascosto tra le chat con l’IA raramente porta qualcosa di buono. Proprio come spiare email e messaggi WhatsApp. Perché il diritto alla privacy resta inviolabile, anche se, specie di questi tempi, non è affatto facile da rispettare. «La tecnologia ha reso potenzialmente visibili aspetti che prima restavano naturalmente riservati» osserva Adriano Formoso, psicologo e psicoterapeuta (www.adrianoformoso.com). «Ma l’idea di conoscere l’altro a 360 gradi è un’illusione moderna, legata a un esasperato bisogno di controllo. L’essere umano non è mai trasparente, nemmeno a se stesso, e nei rapporti esiste sempre una zona opaca, un margine di non detto. Lungi dall’essere una mancanza, rappresenta una condizione strutturale che contribuisce a mantenere vivi lo slancio, il desiderio e la curiosità verso l’altro».
Controllare diventa più facile, ma è sempre dannoso
Oggi abbiamo la possibilità di accedere a un’enorme quantità di tracce dell’altro, tra messaggi, cronologie e spostamenti geolocalizzati. Anche chi in genere rispetta lo spazio privato altrui può avere la tentazione di ricostruirle per sentirsi più sicuro, specie quando l’armonia di coppia vacilla. Ma è una scelta a effetto boomerang. «Dove nasce l’esigenza di controllare di nascosto il partner, la fiducia è già venuta meno» spiega il dottor Formoso. «E a furia di spiare si crea un’illusione di sicurezza: anche quando non si trova nulla di compromettente, invece di sentirsi rassicurati, arrivano nuovi dubbi, assieme al bisogno di continuare a verificare». Domande e sospetti vanno tirati fuori e affrontati apertamente, insieme: non è dietro le quinte che si risolvono.
La privacy di coppia ai tempi dell’IA e il malessere riversato nei prompt
Degli oltre 16 milioni di italiani che utilizzano piattaforme IA, una parte crescente le trasforma, almeno ogni tanto, in confidenti a cui chiedere consigli su rapporti e sentimenti. Secondo un sondaggio condotto dalla piattaforma per incontri Match.com, quasi la metà dei giovani adulti ha già utilizzato l’intelligenza artificiale per la gestione della propria vita affettiva. «I chatbot basati sull’IA non sono diari perché i diari non rispondono, né terapeuti perché manca la relazione umana e la responsabilità clinica» precisa Formoso. «Sono spazi ibridi in cui spesso vengono poste domande “di getto”, formulate in maniera sbrigativa. Dal punto di vista psicologico funzionano come amplificatori del proprio pensiero: possono magari aiutare a fermarsi a riflettere e a mettere ordine in ciò che è confuso, risultando utili nelle primissime fasi dell’elaborazione di eventi e stati d’animo. Ma l’IA non contraddice davvero, non conosce il contesto, non ha esperienze reali né sentimenti: non può e non deve sostituire il confronto con le persone».
Quando i chatbot vengono usati come fossero amici o terapeuti
Il punto, allora, non è soltanto cosa il partner dice all’IA, ma quanto e perché la usa come confidente. Se lo fa ogni tanto, quasi per gioco, è un conto. Ma se diventa il primo posto in cui porta dubbi e frustrazioni, il discorso cambia. E si fa inquietante. «Cosa cerca una persona che si confida con ChatGPT che non trova altrove?» si chiede il dottor Formoso «L’assenza di giudizio, una disponibilità continua o uno spazio in cui non esporsi davvero? I rapporti reali richiedono tempo, tolleranza e un po’ di frustrazione: a differenza di un chatbot, un amico non è sempre disponibile né d’accordo». ChatGPT, Claude & Co. tendono a rafforzare preconcetti e a disabituare all’introspezione profonda, dando l’ingannevole sensazione che anche le risposte sulla vita sentimentale possano essere già pronte e affidabili. «Il rischio» conclude Formoso, «è abituarsi a uno scambio basico, senza attriti, e perdere gradualmente la capacità di confrontarsi con la complessità delle relazioni».