Come mai, per essere felici, l’amore non basta? La prima volta che mi sono fatta questa domanda – almeno nella sostanza – andavo in seconda elementare ed ero perdutamente innamorata del mio compagno di classe Christian, biondo e crudele. Mi ha chiesto di diventare la sua ragazza con un bigliettino, con le classiche caselline “sì” e “no”. Ho barrato il “sì”, ovviamente. Dopo due o tre giorni, però, mi è piovuto sul banco un altro messaggio stropicciato: “Ti amo”, aveva scritto, “ma non posso stare con te perché hai sempre le ginocchia sbucciate”.
L’amore non basta tra Noah e Joanne
Al netto delle escoriazioni e della logica ineccepibile, decenni dopo, quel mio stesso quesito è il cuore di Nobody Wants This. Alla seconda stagione su Netflix (mentre è già stata annunciata la terza), la serie con Adam Brody e Kristen Bell indaga con ironia e lucidità l’intesa di coppia tra due persone apparentemente incompatibili. I protagonisti si chiamano Noah e Joanne, lui è un rabbino dolce e paziente, lei è un’agnostica impulsiva e super diretta, che conduce un podcast su sesso e relazioni. I due si desiderano e si piacciono da matti, ma faticano a stare insieme. Nonostante le incomprensioni a raffica, i sentimenti riusciranno a trionfare?
Dopo l’innamoramento, arriva il bello
“Ci amiamo, ma non funziona” è la frase che nessuno vorrebbe dire, e che invece racconta un mare di storie finite male. «Nella fase iniziale dell’innamoramento, l’altro ci appare perfetto e le differenze sono dettagli irrilevanti: è l’ubriacatura dolce dei primi tempi, in cui tutto scorre leggero e ci sentiamo invincibili» spiega Ilaria Consolo, psicoterapeuta, vicepresidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica di Roma. «Quando l’incanto scema, a volte la storia arriva al capolinea, altre volte prende forma l’amore vero: più profondo e consapevole, ci consente di vedere l’altro per com’è davvero – senza scappare a gambe levate. È la base su cui costruire la relazione, ma neppure questo basta, perché la vita di coppia richiede l’aggiunta di una serie di ingredienti chiave: impegno, progettualità, rispetto, accettazione, pazienza. Insieme alla volontà – faticosa ma salvifica – di trovare un punto d’incontro: i compromessi».
L’amore non basta senza compromessi
Spesso la si pronuncia con una certa cautela, come se bruciasse sulla lingua: la parola compromesso porta con sé una sfumatura agra, che implica l’idea di una resa. «In realtà, il compromesso è l’arte silenziosa che tiene insieme due persone diverse, permettendo alle loro differenze di convivere senza annullarsi» dice la psicoterapeuta. «Scendere a compromessi equivale a promettersi: “Oggi io faccio un passo verso di te, domani sarai tu a venirmi incontro”. È uno scambio che fortifica il legame, fatto di piccoli aggiustamenti progressivi e di ascolto reciproco. Ovviamente funziona solo se entrambi i partner restano persone complete. Teniamo sempre a mente che la coppia è un incontro tra due interi, non tra due metà: amare non vuol dire fondersi, ma restare se stessi mentre si cammina affiancati».
Non bisogna fondersi, ma integrarsi
Essere due individui autonomi che stanno bene insieme è la versione sentimentale del terno al lotto. «Una relazione funziona solo quando entrambi hanno la libertà di coltivare la propria vita personale, gli amici, le passioni, i progetti» chiarisce Consolo. «Chi rinuncia a una parte di sé per l’altro rischia di sentirsi svuotato, e quella mancanza, prima o poi, si trasforma in frustrazione e risentimento – inutile sperare che non vada così, è un dato di fatto. Restare se stessi non allontana, al contrario: mantiene viva la curiosità, il desiderio, la stima reciproca. Si torna all’altro con qualcosa da raccontare, da condividere. È questo l’intreccio che dona vitalità al legame». E a proposito di vitalità, dopo l’amore e l’equilibrio, c’è un’altra forza indispensabile per far durare l’alchimia di una coppia: la passione.
L’amore non basta, serve la passione (anche senza fuoco e fiamme)
Quando la passione si spegne, una coppia smette di essere tale e si trasforma in qualcos’altro: amicizia, abitudine, affetto solidale. Resta una coppia a tutti gli effetti, invece, quando la passione non scompare ma cambia forma. «E questo è naturale che accada: il desiderio attraversa stagioni diverse» osserva la dottoressa Consolo. «Lo stress, i figli, il tempo che passa, i problemi di salute, le preoccupazioni quotidiane: tutto incide sul corpo e sulla mente, e inevitabilmente anche sull’intesa tra partner». Le fasi di calo non suggeriscono che è tempo di tirare i remi in barca, ma vanno affrontate, parlandone. «Anche perché la sessualità, in una relazione stabile, resta una forma fondamentale di comunicazione: è un modo per riconoscersi, per dirsi “ci siamo ancora”. Quando svanisce del tutto, spesso è il segnale di una frattura più profonda, di un allontanamento che va oltre baci e carezze». E che, a volte, non riguarda solo l’intimità, ma tocca le radici stesse del rapporto.
Tra credo, cultura e un pizzico di incoscienza
«Le differenze religiose o di visione del mondo possono emergere in mille modi: nelle scelte quotidiane, nei progetti futuri, nell’educazione dei figli» spiega la psicoterapeuta. «Quando la distanza riguarda i valori fondamentali, l’idea di cosa è giusto e cosa è sbagliato, la relazione non parte nemmeno o, se lo fa, è destinata a incrinarsi: non si tratta di integrare abitudini diverse, ma punti di vista e posture interiori inconciliabili. Magari per un po’ si può restare insieme, ma difficilmente in modo sereno e autentico». Altre differenze sono invece superabili, o addirittura stimolanti. «Se si parla di credo o di cultura, la coppia può funzionare anche partendo da posizioni lontane. Naturalmente a condizione che nessuno dei due scivoli nel fanatismo, e che ci sia rispetto, curiosità. E anche un po’ di sana incoscienza: credere ancora nell’amore, pur sapendo che – come abbiamo visto – non basta. Nell’era dei “per ora stiamo insieme, domani si vedrà”, è un gesto rivoluzionario». Quasi quanto mettere insieme una podcaster che parla di sesso e un rabbino zen.