I ricercatori dell’Università dell’Illinois non hanno dubbi: per “riprendersi” dopo la fine di una relazione occorrono circa 4 anni. Un tempo medio calcolato dopo aver indagato le esperienze di quasi 330 persone, di età media di 30 anni. Il risultato ha portato gli esperti a confermare che, a prescindere dalle differenze individuali, dalle singole storie e dal carattere di ciascuno, esiste un tempo fisiologico, definito biologico, per superare una delusione amorosa.
4 anni, il tempo per riprendersi da una delusione amorosa
La ricerca, pubblicata sulla rivista Social Psychological and Personality Science, è stata condotta dai due psicologici Jia Chong e Chris Fraley, su un campione di persone reduci da storie d’amore che erano durate almeno 2 anni, ma erano terminate male nei 5 anni precedenti. Pur tenendo in considerazione una serie di fattori variabili, come il tipo di rapporto, il carattere dei partner, la loro emotività e coinvolgimento, le conclusioni sono state che per superare il coinvolgimento esiste un tempo medio di 4 anni circa.
Anche il cervello ha bisogno di tempo per riprendersi da una delusione amorosa
Secondo il neuropsicologo tedesco Sebastian Ocklenburg il cervello umano ha bisogno di un tempo fisiologico per elaborare un’emozione profonda come la fine di un amore. «Commentare queste ricerche è sempre un po’ complicato: si tratta di dati statistici che, in quanto tali, non tengono conto delle capacità individuali che ciascuno può mettere in campo per elaborare l’esperienza o le emozioni», spiega Marco Inghilleri, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, direttore del Centro di Psicologia giuridica, Sessuologia clinica e Psicoterapia di Padova e vicepresidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale.
Dolore fisiologico o dipendenza
In realtà il vero fattore che fa la differenza è se il dispiacere e il dolore che si possono accompagnare alla fine di una storia siano “fisiologici” o “patologici”: «In una storia d’amore lasciarsi fa parte delle regole del gioco, ma ciò che cambia è l’atteggiamento quando questo accade. Se c’è una grande difficoltà ad accettarne la fine, allora significa che dietro c’era una dinamica di dipendenza, che ha a che fare proprio col fatto di non ammettere che quel rapporto possa terminare o sia terminato. Per uscire da questa situazione, allora, diventa necessario capire cosa legava così tanto all’ex partner: un passaggio che, se non si riesce a effettuare da soli, è bene che avvenga con l’aiuto di uno psicoterapeuta», sottolinea Inghilleri.
L’elaborazione del lutto
Non esiste, però, una regola univoca per capire la differenza tra le due situazioni: «In genere dipende dal tempo che ci si mette a superare le emozioni legate alla fine di una storia. La separazione richiede sempre l’elaborazione di un lutto, ma non c’è un tempo prestabilito o che si possa generalizzare – spiega ancora Inghilleri – I quattro anni di media indicati dai ricercatori americani sono già un lasso patologico o indice di una certa forma di dipendenza», chiarisce Inghilleri, che aggiunge: «A volte bisogna anche capire se ci si era innamorati davvero dell’altra persona in quanto tale o dell’immagine che di lei o di lui ci si era fatti. Come recita il motto, “Quello che mi manca di te non sei tu, ma l’idea che di te mi ero fatto”, è importante stare attenti a non idealizzare l’altro/a».
Le donne non soffrono più degli uomini
La reazione a una rottura, invece, non è differente tra uomini e donne. Lo ha già dimostrato una ricerca della Lancaster University, che ha analizzato il comportamento di oltre 184.000 utenti del social Reddit, che avevano cercato consigli sulla community. È emerso che va sfatato il luogo comune secondo cui le donne avrebbero più spesso il cuore spezzato rispetto agli uomini: la reazione dipenderebbe, ancora una volta, dalle specificità della persona, dai suoi irrisolti o dal carattere. «Anche la pratica clinica ci conferma che non ci sono differenze inter-genere», conferma Inghilleri.
Quanto conta l’età
Le cose possono cambiare, invece, a seconda dell’età: «Più si è strutturati caratterialmente, quindi più avanti con l’età, più facilmente si esce da una relazione, per una questione di maturità: si ammette maggiormente, infatti, la possibilità che le storie non siano per sempre. Si crede sempre meno, insomma, all’idea che esista l’uomo o la donna per la vita, il principe azzurro o la principessa rosa – spiega lo psicoterapeuta e sessuologo – Al contrario, solitamente le problematiche di dipendenza sono più difficili da gestire da giovani, quando c’è un investimento emotivo molto forte, a tratti persino salvifico».