C’è qualcosa di profondamente rivelatore nelle relazioni sbilanciate: come se, proprio dove l’equilibrio manca, affiorassero verità generali che altrimenti resterebbero sepolte. È per questo che le relazioni tra persone distanti per età, e in particolare quelle in cui la donna ha molti anni più dell’uomo, meritano una riflessione non sbrigativa. Spesso le immaginiamo come trasgressioni episodiche, quando invece possono diventare uno specchio delle nostre idee sull’amore, sul potere e sull’identità.
Da scrittrice, mi interessa il punto di frizione in cui il desiderio si intreccia con l’asimmetria: quando i ruoli tradizionali iniziano a vacillare, oppure, meglio ancora, quando rivelano tutte le loro ombre
Mi concentrerò sulla configurazione eterosessuale, pur sapendo che l’asimmetria si osserva anche altrove. Ma è nell’eterosessualità che si manifestano le ambiguità più forti intorno alla legittimità del desiderio femminile.
Donna matura e uomo giovane: percezioni sociali e stereotipi sull’età
Ancora oggi, davanti a una donna ultraquarantenne che si innamora di un uomo che ha la metà dei suoi anni qualcosa si incrina. Sia nel giudizio sociale, sia nell’immaginario. Non ci si scandalizza, ma si sorride con un’ironia condiscendente. Come se fosse un capriccio, un gioco inoffensivo e insieme patetico. La differenza di età, se vista dal lato maschile (uomo maturo, donna giovane), è rappresentata come una dinamica comprensibile, persino classica. Ma quando i ruoli si invertono (donna matura, uomo giovane), si entra in un territorio considerato perturbante. È una minaccia implicita a un ordine simbolico. C’è una disparità. La donna ha già attraversato le stagioni dell’incertezza, delle ansie sociali, e si sta allontanando dalla maternità (vissuta o non vissuta, ma culturalmente ancora percepita come un destino). Il giovane è immerso nella formazione del sé, nella costruzione di un’idea di futuro e anche nel peso delle aspettative: quelle della famiglia di provenienza e quelle delle coetanee che immaginano di costruire qualcosa con lui. Di costruirlo a certe condizioni.
L’intesa inaspettata: libertà e desiderio tra due mondi diversi
Proprio in questo sfasamento fra i due potenziali amanti qualcosa si accende. Forse accade in fila a un bar, mentre lui fa una battuta e lei ride con un secondo di ritardo. Forse accade mentre si parlano con troppo entusiasmo a una festa, finché uno dei due arrossisce. È un’intesa che non si presta a un facile inquadramento.
Una relazione che non è un contratto a lungo termine, ma un momento di vicinanza, di adiacenza fra outsider
È un incontro tra una donna che ha già imparato a bastarsi e un uomo che non è ancora stato chiamato a farlo. Nella sproporzione si crea uno spazio di libertà reciproca: non si chiede all’altro ciò che ci manca, lo si incontra nella sua alterità. Per come è. Là dove, con linguaggio aziendalistico, si insegna a “investire nelle relazioni” per “costruire un progetto di coppia”, le connessioni tortuose fra la donna e il ventenne sembrano fuori asse, figlie di una perversa inefficienza. Come un treno che si ferma appena fuori dalla stazione, tra le sterpaglie. Nessun annuncio. Solo indeterminatezza. «Perché perdi tempo con lei?». Ma chissà poi se l’unico amore valido è quello progettuale in senso classico. A volte, è nell’amore estemporaneo che emerge la forma più nitida del possibile. «Non voglio costruire le cose come fanno tutti. Voglio costruire una cosa particolare che posso costruire solo con te».
Dal punto di vista di lei
La donna non cerca di sentirsi giovane attraverso il ragazzo. Gli uomini, invece, spesso cercano di tornare a sentirsi invincibili attraverso una ragazza. La donna non pensa di poter fermare il tempo, e per varie ragioni mentali, culturali e biologiche tende anzi a un eccesso di pragmatismo. Non mette in dubbio la propria relativa anzianità. Eppure è attratta, e cerca la conferma di un sospetto: e se il tempo, in chiave personale, fosse solo una combinazione di illusioni prospettiche?
Dal punto di vista di lui
Il giovane, a sua volta, scopre un desiderio che nasce da ciò che siamo abituati a considerare un difetto. Una lente che scivola sul naso mentre lei legge un menu troppo piccolo in una trattoria. Un movimento distratto nel rimettere a posto la sedia. In quella dolce inadeguatezza lui sente qualcosa che somiglia all’autenticità. Magari il desiderio del ragazzo ha radici profonde, oscure, non lineari. Persino non raccontabili («Non dico di lei agli amici»). Il desiderio può nascere da un’immagine custodita nell’infanzia, e con questo non intendo il materno ma una figura idealizzata, un gesto intravisto una volta soltanto e mai più dimenticato. Il ragazzo ha costruito da tempo, chissà da quanto, e soprattutto chissà perché, un edificio interiore. E in lei scorge dei contorni, un riflesso.
Le possibili tensioni nelle relazioni asimmetriche
Certo, ci sono delle criticità. Una donna più grande rischia di avere, anche inconsapevolmente, una posizione di potere: esperienza, indipendenza economica. Ma anche maggiore propensione a minimizzare il rischio (“Cos’ho da perdere?”). Questo squilibrio può diventare la spinta per esercitare controllo. E il ragazzo può finire per ricalcare il ruolo di un discepolo. Una dinamica che può oscillare tra la tenerezza e la manipolazione, tra la cura e l’annullamento. Una relazione che può interrompersi di colpo e amaramente, con grande dolore di una delle due parti o di entrambe (stabilire quale delle due parti soffrirà di più è meno banale di quanto sembri).
Ridefinire i ruoli: desiderio e ascolto nelle relazioni inverse
Ma c’è anche la possibilità di ridefinire i ruoli. Di immaginare un modo diverso di stare insieme, che non si basi sulla funzione («Cosa sei per me?») ma sull’ascolto. Una donna adulta può trovare in un ragazzo uno sguardo flessibile e onesto. Il ragazzo può vedere in lei non un traguardo da raggiungere, ma un enigma da abitare. Laddove l’amore tra un uomo anziano e una giovane donna si carica spesso di dinamiche patriarcali implicite, la relazione inversa obbliga a ripensare il desiderio femminile come desiderio attivo, legittimo, non necessariamente materno, non finalizzato alla cura.
Donna matura e uomo giovane, una piccola frattura nel consueto
Forse è proprio qui l’interesse di questo tipo di relazione: l’impossibilità di prenderla alla leggera. Quanto siamo disposti a metterci in discussione quando i ruoli smettono di rassicurarci? Quali fantasmi proiettiamo sull’altro? Una piccola frattura nel consueto, un taglio sottile nella superficie liscia della ceramica. Attraverso quella fessura, per un attimo, una luce diversa. Per quanto mi riguarda, scrivere di queste relazioni è un modo per portarle a una completa attuazione. A volte, più dell’amore, è il racconto.