fidanzato giovane

Non ho l’età per amarti: storia di un amore non convenzionale

Lei ha 50 anni, lui 25, stanno insieme da 7. Una storia iniziata come uno «svago piacevole ma socialmente insostenibile». E costruita pian piano, imparando a fregarsene dell’imbarazzo e dei giudizi altrui. «Anche se qualche paturnia sul tempo che passa ce l’ho ancora»

Il mio fidanzato ha la metà dei miei anni, viene dall’altra parte del mondo e uno dei nostri passatempi è aggiornare la classifica delle coppie con grande differenza di età che più ci ispirano. Al terzo posto ci sono Emmanuel Macron e Brigitte Trogneux: ma il ragazzo, per quanto giovane e ambizioso, non sogna di diventare presidente di un Paese. Seguono Fiorella Mannoia e Carlo Di Francesco: lui non sapeva chi fossero, ma comprende la mia fissazione di volere quelle braccia così toniche a 70 anni.

Il primo posto è, e sarà per sempre, di Vivienne Westwood e Andreas Kronthaler, la rivoluzionaria stilista inglese e il suo allievo prediletto, che si si sono sposati e amati per 3 decadi. La nostra storia dura da 7 anni anche se eravamo convinti fossero 6: la vera data l’abbiamo scoperta solo un paio di settimane fa rivedendo le foto dei viaggi fatti insieme, eravamo allibiti ed esaltati dal tempo che scorre così veloce da farci perdere il conto.

Il nostro primo incontro

Ci siamo incontrati a una festa affollata dove non conoscevo nessuno, era una sera di primavera. Mentre cercavo da bere, mi si para davanti un ragazzo con un sorriso sfacciato che mi chiede qual è il mio desiderio in quel preciso momento: «Un bicchiere d’acqua e uno di vino». Un attimo dopo tornava con i miei desiderata tra le mani, facendosi largo nella calca. A fine serata, davanti al portone di casa, mi disse: «Baci come una ragazza giovane». Così sincero e irriverente che di baci gliene diedi molti altri.

Nei primi 2 anni ci vedevamo 2 o 3 volte al mese, sempre da soli io e lui. E se in camera da letto la visibile differenza tra le età e i colori di pelle era travolta dal desiderio, al bar, al ristorante o anche solo per strada sentivo addosso lo sguardo degli altri. Sempre sorpreso, spesso giudicante, a volte persino volgare. Il disagio era solo mio, lui era incurante della nostra eccentricità, adorava (e adora) baciarmi in pubblico, ma la sua leggerezza cadeva come un mattone sul mio imbarazzo.

Il tentativo di non cedere alle tentazioni

Uscivo da una relazione lunga, mi convinsi che il mio giovane fidanzato, allora definito solo amante, era uno svago piacevole ma socialmente insostenibile, lo stratagemma per eludere la responsabilità di una storia vera. Mi stavo innamorando, però la paura di mettermi nelle mani di un 20enne si prese gioco di me e cominciai a frequentare un coetaneo. Fui risucchiata in un gorgo di narcisismo e manipolazione di cui, per fortuna, mi resi conto abbastanza presto da uscirne quasi indenne.

Lui sapeva tutto, aspettò la fine della relazione senza recriminare né giudicare, non la considerava una prova d’amore, solo un comportamento coerente con la scelta di stare insieme rispettando la mia libertà. La storia ripartì vigorosa eppure, tranne un cerchio di amiche fidate, nessuno sapeva ancora di noi. Il 7 marzo del 2021, un giorno prima che l’Italia entrasse nella paura del lockdown, il mio fidanzato prese un aereo e tornò dalla sua famiglia.

Uscire allo scoperto

Poteva essere la fine di tutto e invece fu l’inizio di una nuova stagione: la distanza si riempì di lunghe videochiamate in cui ci confidavamo speranze, dubbi, la certezza di amarci e il desiderio di ritrovarci alla fine di quell’esilio. Cosa avrei detto ai miei figli? Si sarebbero turbati conoscendo la sua età e scoprendo che la mamma aveva una vita sessuale? Avrei perso autorevolezza ai loro occhi? Li ho educati a non cadere nei pregiudizi, ma erano in gioco delicati e insondabili sentimenti filiali, non volevo fare male a loro né restarne bruciata io. Passarono 8 mesi e a decidere fu il caso. Un giorno mi slogai una caviglia cadendo per strada, il mio fidanzato arrivò in un lampo e mi portò a in braccio davanti al portone: lì c’erano i miei 2 figli adolescenti.

Da quel giorno iniziò a frequentare casa, loro non chiesero quanti anni avesse, forse non gliene importava o non erano imbarazzati come me. Quando lo hanno scoperto abbiamo riso insieme, era solo l’ennesima stranezza della mamma. Oggi il mio fidanzato si è laureato e lavora, viaggiamo spesso e abbiamo una vita sociale, in questi 7 anni è cresciuto persino in altezza ma non è cambiato il suo cuore. Dice grazie per ogni gesto gentile, non fa caso se indosso i tacchi o il pigiama, non perde mai la pazienza, ascolta i miei consigli e me ne dà altrettanti, è disponibile a discutere per giorni interi su un problema ma «solo per trovare una soluzione, litigare non mi interessa».

Come siamo oggi

Poche sere fa una persona mi ha chiesto come si concilia la vita sessuale di una donna in menopausa con quella di un 25enne: domanda diretta e crudele ma pertinente perché i nostri ormoni viaggiano su binari opposti. Le ho risposto con sincerità che la sua energia è contagiosa ma abbiamo appreso con gli anni ad ascoltare i nostri corpi preferendo la verità alla finzione: meglio una volta in meno che una in più senza (il mio) desiderio.

Va tutto bene adesso? Non esattamente. Mia mamma non sa di questa relazione; sua madre la considera un capriccio che prima o poi passerà; quando incontro i suoi amici sono sempre in imbarazzo avendo l’età delle loro prof; io agogno l’età della pensione, lui costruisce gli inizi della sua carriera. Sognare il futuro insieme però ci riempie di entusiasmo e allontana le mie paturnie sull’avanzare degli anni di cui lui non pare avere minima contezza. Tempo fa Amanda Lear, che ha sempre avuto accanto uomini giovanissimi, in un’intervista disse a proposito del suo compagno: «So che lo accompagnerò per un pezzo di strada». Una verità che fa male, ma ho imparato a non piangere per il latte che non è mai stato versato, mentre posso provare a bere tutto il bicchiere godendomi fino all’ultima goccia.

E anche nei film…

Di Love Story in cui lui è molto più giovane di lei racconta spesso il cinema. Dal cult Il laureato con Anne Bancroft e Dustin Hoffman (1967) al nuovo The idea of you con Anne Hathaway (ora su Prime Video). Passando per Tutto può succedere con Diane Keaton e Keanu Reeves (2003); Prime con Uma Thurman e Meryl Streep (2005); Diario di uno scandalo con Cate Blanchett (2006); Cheri con Michelle Pfeiffer (2009); Two mothers con Naomi Watts e Robin Wright (2013); Ancora un’estate con Léa Drucker (2023); May December con Julianne Moore e Natalie Portman (2024). Da (ri)vedere!

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