Non riesco a smettere. Sono insaziabile. Mi do delle regole, fisso paletti, dico a me stessa: «Ancora cinque minuti e poi basta». E mi ritrovo, nella stessa identica posizione, ore dopo, lo sguardo allucinato dentro lo schermo, la forza di volontà in frantumi, la dopamina alle stelle. L’ho incontrata per caso. Le ho dato una chance senza crederci. E lei, episodio dopo episodio, venti minuti alla volta (la misura perfetta, che non impegna ma inghiotte) mi ha sedotta. La guardo la mattina quando faccio colazione, nel primo pomeriggio bevendo il caffè, la sera mentre preparo la cena o a letto, mentre mio marito si lava i denti (la sua igiene orale, per mia fortuna, richiede tempi lunghissimi).
Non si è mai troppo vecchi per una seconda possibilità
È una serie tv, nemmeno troppo recente. Si chiama Younger, e la sua visione tocca corde sensibili, lievi e universali. Liza ha 40 anni e, negli ultimi 15, ha fatto la mamma, la moglie e la casalinga nel New Jersey. Ma, ora che la figlia è all’università, il marito è diventato ex e la vita va ricostruita, decide di riaffacciarsi nel mondo dell’editoria dove aveva esordito dopo la laurea. Scopre presto però di essere troppo vecchia per trovare lavoro dopo una pausa tanto lunga. Così decide di ricollocarsi anche anagraficamente e dichiara di avere 26 anni. Mostra meno della sua età, è bella ma non troppo, goffa, arguta e secchiona quanto basta per innamorarsi di lei al primo istante.
Liza si trasferisce a Brooklyn da un’amica artista, viene assunta da una casa editrice come assistente di una quarantenne in carriera, incontra un giovane tatuatore dal fascino acerbo e inizia una nuova vita all’insegna di bugie, segreti ed equivoci, per sette stagioni e 84 episodi. Non riesco a smettere, infrango le mie regole e ho sviluppato una dipendenza. Ma perché proprio per Younger che, nella sterminata offerta di serie tv, ha di certo rivali più meritevoli?
L’età non è un limite
Perché incarna il sogno di riprovarci, con un bagaglio di esperienza e di consapevolezza maggiori. Perché celebra le seconde possibilità che non sempre esistono sul serio. Perché ci regala la vertigine di un fidanzato toy boy. E, soprattutto, perché ci racconta che, tralasciando gli effetti della forza di gravità sui nostri corpi, gli anni spesso ci migliorano, rendendoci più argute, sagge, ironiche. Younger, che è una commedia in cui tendenzialmente si ride, lascia un messaggio alto che spesso trascuriamo: le contaminazioni intergenerazionali sono pratiche fertili e felici, e non mi riferisco necessariamente al sesso. Se fossimo tutti più aperti all’ascolto e al dialogo con persone di età diverse, evitando l’arroganza di un campanilismo anagrafico, il mondo, anche lavorativo, sarebbe un posto migliore. Se poi fossimo tutti più sereni nel dichiarare la nostra età senza pensare che sia sempre quella sbagliata, potremmo dirci persino felici.