Saranno anche tardivi, ma sono amori maturi: baciati a lungo dal sole e dagli acquazzoni della vita. Innamorarsi dopo i cinquant’anni somiglia un po’ a certi tuffi in mare a fine stagione: l’acqua è fredda, lo sappiamo benissimo, ma proprio per questo il salto ha un sapore speciale. Un misto di sfida, libertà e quel pizzico di incoscienza che fa pensare: “Vabbè, chi mi ammazza?”. Succede a molte, anche a facce da copertina come Jennifer Aniston che – raccontano i rumors – vent’anni dopo l’addio a Brad Pitt e sette dopo la fine del matrimonio con Justin Theroux oggi cercherebbe casa con il compagno Jim Curtis. Certo, stiamo parlando di una fuoriclasse, ma Jen ha spento da poco 57 candeline e vuole il suo tuffo gelato. Incoscienza? Coraggio? O semplicemente voglia di vivere? Secondo la psicologa e psicoterapeuta Ilaria Consolo, vicepresidente all’istituto italiano di sessuologia scientifica, la risposta è più semplice – e decisamente più luminosa – di quanto sembri: è vitalità. «Direi che è prima di tutto un atto di coraggio», spiega. «A cinquant’anni molte persone hanno costruito un equilibrio: una vita autonoma, relazioni, interessi. Entrare in una nuova relazione significa accettare di rimettersi in gioco». A occhio, siamo più dalle parti del coraggio.
Amori tardivi e voglia di nuovi brividi
E rimettersi in gioco, a quell’età, non è una metafora romantica buona per i baci Perugina. «È una scelta consapevole», continua Consolo. «Spesso alle spalle ci sono storie lunghe, matrimoni finiti, ferite più o meno cicatrizzate. Aprirsi a qualcuno significa accettare il rischio più antico del mondo: esporsi emotivamente». Ma proprio per questo, paradossalmente, l’amore maturo cambia natura. «Con il passare degli anni l’amore nasce meno dal bisogno e più dal desiderio di condividere. Non serve a riempire un vuoto, ma ad arricchire una vita che già funziona». Differenza sottile ma decisiva. «Da giovani spesso ci definiamo attraverso lo sguardo dell’altro: vogliamo essere scelti, amati, riconosciuti. A cinquant’anni, invece, molte persone hanno già imparato una competenza preziosa: stare bene anche da sole». Il che non significa che la paura della solitudine sparisca del tutto. Ma cambia prospettiva: non è più il motore principale delle scelte sentimentali.
Consapevolezza non significa disillusione
«Oggi, soprattutto per molte donne, la situazione è molto diversa rispetto al passato», osserva la psicologa. «Sono autonome, hanno reti amicali, una vita piena. Non cercano qualcuno per salvarsi, ma per condividere». E qui entra in gioco la famosa “qualità” dell’amore maturo. Non migliore, non peggiore: differente. Più realistico, per esempio. Si sa che le relazioni possono finire, che l’idealizzazione dura quanto una dieta iniziata il lunedì e che le differenze non sono sempre difetti da correggere. Ma attenzione: realismo non significa cinismo. «Un amore da grandi porta sicuramente più consapevolezza», dice Consolo. «Sappiamo meglio cosa ci fa stare bene e cosa desideriamo da un legame. Ma questo non significa avere meno slancio. Anzi, la consapevolezza può rendere i legami più profondi e autentici».
Amori tardivi e amori di ritorno
In altre parole: meno favole, forse, ma più verità. E talvolta anche più durata, perché l’esperienza aiuta a gestire i conflitti con maggiore maturità. Poi c’è il grande classico delle seconde occasioni: gli amori del passato. Le famose “rose che non colsi”. «Quando un vecchio amore riappare», spiega Consolo, «l’effetto può essere quasi cinematografico: nostalgia, curiosità, la tentazione di riaprire un capitolo rimasto in sospeso». Ma qui la psicologa invita alla cautela. «Il rischio è proiettare su quella persona l’immagine che avevamo di lui, e anche quella che avevamo di noi stesse». Il piccolo dettaglio, spesso dimenticato, è che nel frattempo sono passati venti o trent’anni. E nessuno – sorpresa! – è rimasto esattamente lo stesso.
Parliamo di sesso? Ovviamente sì
Per questo, conclude Consolo con quella che sembra quasi una bussola sentimentale: «La vera sfida è incontrarsi nel presente. Capire chi siamo ora, chi è l’altro oggi e cosa desideriamo davvero da un rapporto». C’è poi un altro tema spesso sottovalutato: il rapporto con il corpo e con la sessualità.
Dopo i cinquant’anni può affacciarsi qualche timore: piccole insicurezze, la sensazione, ovvia ma triste, di non avere più il corpo di una volta. Anche qui però l’esperienza può giocare a favore. «La sessualità resta una modalità comunicativa molto importante nella coppia», sottolinea Consolo. «Con gli anni può essere meno legata alla performance e più alla consapevolezza del proprio corpo e del proprio desiderio». Tradotto: meno ansia da prestazione, più libertà. E anche qualche pensiero in meno – per esempio quello della contraccezione. Che meraviglia.
Cari amori tardivi, incontriamoci offline
Infine la domanda che prima o poi arriva sempre: meglio cercare l’amore online o dal vivo? La risposta della psicologa è diplomatica, ma con una preferenza piuttosto chiara. Le app e i siti di incontri possono funzionare, certo. Non mancano le storie nate dietro uno schermo e poi cresciute nella vita reale. Ma qualcosa, nel passaggio digitale, rischia di perdersi. «Ci sono aspetti dell’incontro che non possono essere sostituiti», dice Consolo. «Lo sguardo, il sorriso, l’intonazione della voce, persino l’odore». Dettagli che spesso sono semafori – verdi o rossi – in un batter d’occhio. Perché l’amore, l’età insegna, non è mai solo una questione di parole, anzi: spesso vince il “less is more”, il capirsi al volo. E forse è proprio questo il segreto degli amori maturi: meno illusioni, sì. Ma una straordinaria capacità di riconoscere ciò che conta davvero.