Vai avanti. Fattene una ragione. Ributtati nella vita. Non voltarti. Smettila di pensarci. Sono i sacrosanti consigli che ti dà di chi ti vuole bene quando sei reduce da una rottura. Ovviamente lo sai pure tu che si fa così, ma è una parola… Forse la parola è “liberatene”: liberati degli oggetti di lui (o che lui ti ha regalato) che se ne stanno appollaiati sulle mensole, addormentati nei cassetti, appesi alle grucce negli armadi, pronti a trascinarti indietro, come elastici invisibili, nel passato della vostra storia e dritta tra le sue braccia, ormai fatte della stessa sostanza dei ricordi. È un suggerimento che ti poteva dare la nonna, ma è anche il cuore della campagna “Move on” di Tinder India, che si è inventata un camioncino rosa dei rifiuti incaricato di girare per la città di Mumbai per invitare i cuori infranti a buttarci dentro libri, vestiti e peluche degli ex.
Liberarsi dagli oggetti dell’ex per allontanare il ricordo
Ma quando finisce una relazione e siamo a pezzi, aiuta davvero – e fino a che punto – levarci di torno le cose della persona che non riusciamo a levarci dalla testa? «Gli oggetti, in effetti, sono come finestre che continuano ad aprirsi sul passato: a volte basta scorgere un piccolo regalo per riattivare la mancanza e altre emozioni che ci tengono ancora legati» spiega Adriano Formoso, psicologo, psicoterapeuta e naturopata-omeopata. «Ma attenzione: non è tanto il gesto di buttare via a guarire, quanto il riuscire a collocare il ricordo altrove, in una zona della memoria che non interferisca con il presente, ma resti parte della nostra storia. In fondo, anche quell’esperienza affettiva ci ha resi ciò che siamo oggi. In natura accade che i gorilla uccidano i piccoli nati da un maschio precedente: un modo brutale di cancellare. Cerchiamo di non ripetere dinamiche animalesche simili, che si traducono nel voler annientare ciò che è stato. È un discorso completamente diverso, ma vale la pena toccarlo: oggi assistiamo sgomenti a genocidi che nascono dalla stessa logica primitiva di annullare l’altro. Imparare a dare un posto al passato senza distruggerlo è invece il segno di un’umanità che cresce».
Se non riesci a buttare, chiudi tutto in una scatola
Vorrei ma non posso: a volte si percepisce che ci farebbe bene non avere più sotto gli occhi un oggetto appartenuto all’ex, ma qualcosa ci frena. «Quel freno è naturale: gli oggetti portano con sé parti di noi che si erano intrecciate con l’altro» osserva il dottor Adriano Formoso. «Può essere utile metterli in una scatola chiusa, un compromesso che lascia il tempo di decidere. È un gesto che rassicura: non stiamo buttando via, ma scegliamo di non lasciare che quelle cose ci parlino in continuazione».
Liberarsi dai regali dell’ex: c’è chi dice no
Certe persone si disfano di tutto in un giorno e altre conservano ogni biglietto per anni: da cosa dipende? «Sono due stili diversi di affrontare la perdita» risponde l’esperto. «Chi ha un modo più netto di separarsi tende a liberarsi subito, chi teme il vuoto preferisce trattenere ogni traccia. Nel Formoso Therapy Show (spettacolo che combina musica e momenti di riflessione, che il dottor Formoso sta portando in giro per l’Italia; www.adrianoformoso.com) questo tema è affrontato attraverso canzoni e spiegazioni psicologiche sulle modalità che rispecchiano il tipo di attaccamento interiorizzato: alcuni vivono la chiusura come un atto naturale, altri come una ferita impossibile da rimarginare».
C’è modo e modo di liberarsi dagli oggetti dell’ex
Buttare, distruggere, regalare: non tutti si disfano degli oggetti “esplosivi” nella stessa maniera. «Buttare indica il bisogno di recidere, distruggere mostra la rabbia che ancora brucia, regalare significa che si ha la volontà – e l’indole – di trasformare il peso in dono» chiarisce il dottor Formoso. «Sono tre reazioni che corrispondono a tre linguaggi simbolici differenti. La distruzione può avere il valore catartico di un urlo, ma regalare suggerisce la capacità di fare un passo ulteriore: l’oggetto smette di rappresentare una trappola e diventa memoria che può circolare, andare altrove e, magari, far vivere momenti piacevoli ad altre persone».
Quando arriva un nuovo amore
Per chi sceglie di conservare i “ricordi tangibili” degli ex – tutti o una parte – i problemi possono sorgere quando arriva un nuovo amore. «Sì, perché gli oggetti possono funzionare come presenze silenziose» dice Formoso. «Nelle coppie, ho visto nascere tensioni non per il passato in sé ma per gli oggetti degli ex rimasti visibili. Non è la memoria il problema, ma l’uso che ne facciamo: se custodiamo i ricordi come archivio della nostra storia personale, restano parte di noi senza pesare. Ma se li consideriamo piccole macchine del tempo, che continuiamo a usare con una certa frequenza per viaggiare indietro, rimpiangendo il passato, la persona accanto a noi lo percepisce. Gelosia a parte, così si rischia di intaccare naturalezza, assenza di condizionamenti e libertà dai pregiudizi, tutti elementi che servono per costruire una nuova relazione».