Ogni anno, la stessa storia: stai rimettendo nel cassetto il bikini, ti volti un attimo e dicembre è già qui. Con il suo tripudio di lucine, l’odore di mandarini sbucciati, la corsa ai regali. E, spesso, quella tentazione inconfessabile: “Ma se io stavolta, dalla vigilia a Santo Stefano, mi dessi alla fuga, staccassi il telefono, sparissi dalla faccia della Terra?”. Un pensiero che se ne resta lì sospeso a farti ombra, come il balloon di un fumetto, mentre scegli di ributtarti nella frenesia prenatalizia. Finché ti ritrovi al fatidico giorno, in barba al sogno di passare il Natale con chi vuoi (e la Pasqua, vedremo), seduta al tavolo imbandito tra il prozio che ti chiede perché non ti sposi e la cognata che racconta – di nuovo – come ha fatto i soldi.
“Natale con chi vuoi”… sulla carta
Parenti serpenti a parte, per alcuni il Natale in famiglia è un appuntamento rassicurante, ma per altri è un peso emotivo che cresce man mano che la vita avanza. Non è la stessa sensazione che si prova alla prospettiva di un pranzo o di una cena qualsiasi, per quanto affollati e densi di scocciature possano essere. Al 25 ci si arriva già stravolti, dopo giorni trascorsi a correre tra scadenze di fine anno e appuntamenti sociali più o meno imposti. Ma la stanchezza è solo la punta dell’iceberg. Quel giorno è un concentrato di simboli, aspettative e ricordi. Sensi di colpa, rimpianti e mancanze. Si salvi chi può!
Quel peso invisibile che arriva col 25
«Per molti, la fatica del Natale nasce innanzitutto dalla sensazione di non potersene sottrarre» spiega Giulia Griselli, psicoanalista specializzata in psicologia del benessere e dell’invecchiamento. «Ci sentiamo in obbligo di essere presenti, e anche di esserci nel modo “giusto”: disponibili, gentili, allegri ed emotivamente in equilibrio. Lo scarto tra questa versione, perfetta e festosa, e il nostro stato d’animo reale contribuisce a rendere il Natale una sorta di detonatore emotivo, che rischia di far emergere tristezza, irritabilità e senso di solitudine». Lo chiamano Christmas Blues, ed è una condizione di vulnerabilità che si attiva durante le feste e si spegne quando finalmente finiscono. Spesso c’entra anche l’assenza di chi ci ha lasciato: un vuoto che, magari, durante l’anno si è imparato a gestire, ma che a Natale si fa sentire con intensità.
“Natale con chi vuoi”, il nodo delle responsabilità
Il periodo natalizio riattiva emozioni più forti di qualsiasi ricorrenza. «Evoca i ricordi d’infanzia, le abitudini ereditate, le fotografie dei Natali passati che ogni anno sono più lontani» spiega Griselli. «È una situazione che ci riporta, almeno in parte, nei panni di allora, proprio mentre la vita ci vuole più adulti che mai». A questo si aggiunge un aspetto complesso: il cambiamento delle dinamiche familiari. «In questo momento dell’anno è ancora più evidente del solito che i genitori stanno invecchiando, che oggi richiedono attenzioni diverse, sia pratiche sia emotive, che i nostri ruoli si sono ormai ribaltati. Da qui nasce il sovraccarico che molti figli avvertono: un intreccio di responsabilità, nostalgia e senso del dovere». La difficoltà sta nel conciliare ciò che eravamo con ciò che siamo diventati, mentre la cornice natalizia rende questa distanza impossibile da ignorare.
La nostalgia di un Natale più semplice
Accanto agli equilibri familiari che cambiano, anche il Natale sembra essersi trasformato. Per molti non è più il rito “sacro” e condiviso di un tempo: l’albero preparato insieme, i piccoli gesti che segnavano l’inizio delle feste, l’idea di una comunità raccolta attorno alle stesse tradizioni. «Oggi, complice un ritmo più frenetico e la pressione dei consumi, il clima generale è più superficiale» osserva la dottoressa Griselli. «E quando non c’è più un sentire comune, il dovere di esserci finisce ovviamente per pesare molto di più». E così, su un terreno già carico di emozioni, tra genitori fragili e momenti di down, è naturale che salga la voglia di un Natale “alternativo”.
Il “Natale con chi vuoi” prende forma
Quando le feste non uniscono più come una volta e le energie scarseggiano, il desiderio di vivere quei giorni in modo diverso non è una stranezza, ma un segnale da ascoltare. «Oggettivamente questo è, insieme all’estate, l’unico periodo dell’anno in cui molte persone hanno qualche giorno di ferie in più». Il punto è capire come conciliare la voglia di svago e relax con le responsabilità familiari. «Se i genitori sono anziani, quando ci sono più fratelli, è possibile alternarsi, distribuendo supporto e mansioni» continua la dottoressa Griselli. «Se si è figli unici, invece, la scelta va calibrata con realismo: sconsiglio di lasciare soli mamme e papà in difficoltà, ma anche ignorare i propri stati d’animo non è saggio». La soluzione sta nella solita parolina magica “compromesso” e in una buona capacità organizzativa. Giusto per fare un esempio, si potrebbe decidere di allestire un bel pranzo anticipato il 23 o il 24, e tenere per sé le giornate successive.
Come comunicare che farai feste alternative
Una volta deciso che a Natale ci si sfila, arriva la parte più difficile: comunicarlo senza lasciarsi travolgere dai rimorsi. «La chiave è evitare scuse improvvisate o sotterfugi, e spiegare la propria scelta in modo essenziale e sincero: il giorno di Natale non ci saremo perché abbiamo bisogno di staccare, è nostro diritto» precisa la psicoanalista. Le reazioni, forse, non saranno tutte comprensive, ma di fronte al disappunto della cugina di terzo grado che vediamo solo a dicembre possiamo (dobbiamo) fare allegramente spallucce. «Quando sono i genitori o i fratelli a restarci male è ovviamente più difficile, ma se – come suggerito sopra – abbiamo trovato il modo di esserci comunque in modo affettuoso, senza sovraccaricare gli altri, resistiamo ai sensi di colpa, che non sono necessariamente una bussola affidabile. È importante ricordare che prendersi cura di sé non equivale a tirarsi indietro: significa esserci meglio, con le energie che si hanno davvero».
Scegli un “Natale con chi vuoi” che ti somigli
E se quindi, dopo mille riflessioni e altrettante negoziazioni, la prospettiva di non fare il solito Natale diventa concreta? Ovviamente – e per fortuna – non serve volare alle Maldive: esistono versioni della libertà più morbide e sostenibili. Si può festeggiare con gli amici che sono diventati una seconda famiglia. Oppure organizzare un pranzo microscopico: due persone e una sola ricetta, magari cucinata a quattro mani. C’è chi sceglie un rifugio in montagna e chi un cinema il 25 pomeriggio. L’importante non è dove vai, ma perché ci vai. Non per cancellare gli affetti, ma per respirare. Non per bruciare le tradizioni, ma per capire quali vuoi tenere con te. Alla fine l’unica vera regola è questa: fai un Natale che ti assomiglia. Perché l’albero può anche essere finto, ma tu no.