Cara Chiara, ho 50 anni e non parlo con il mio migliore amico di una vita da 2. Una litigata banale ci ha divisi, ma io continuo a pensarlo ogni giorno. A dire tutta la verità, non ricordo nemmeno il motivo preciso della rottura: ricordo solo uno sguardo che durava un secondo di troppo, un silenzio che diceva più di quanto avremmo voluto ammettere, una porta sbattuta con una violenza immotivata, la sensazione di sentirmi offeso. A volte mi chiedo se la nostra amicizia in realtà non fosse anche un’altra cosa, una cosa però mai rivelata per paura. È vigliaccheria volere ancora la sua presenza senza avere il coraggio di confessare ciò che ho provato?
Oppure è arrivato il momento di ammettere che era semplicemente un’invenzione della mia fantasia, un desiderio nato da solitudine e non da lui? È possibile che la rabbia sia stata per entrambi soltanto un modo, per quanto goffo, di scappare dalla verità? E se ormai fosse troppo tardi, anche per provare a ripercorrere l’amicizia, anche senza osare indagare su ciò che poteva, o evidentemente NON poteva essere? Come si distinguono un affetto profondo da un amore che non ha trovato voce? Quanto del mio silenzio è stata protezione e quanto, invece, fuga? E chiudo con un ’ ennesima domanda a cui non trovo risposta: se gli scrivessi «Facciamo due passi», basterebbe per riaprire la porta o devo finalmente dire il suo nome intero dentro il mio e accettare qualunque risposta arrivi come un atto di coraggio? Marco
Marco caro, forse davvero questa vostra amicizia era un am more che non avete osato chiamare così. O forse, se aveste e osato dargli un nome, se l’aveste indagato, avreste scoperto che, chissà, invece no. Ma non dargli il suo nome l’ha cristallizzato. Il silenzio tra voi parla ancora, però, e lo fa ostinatamente. Non serve che, per romperlo o, tu debba dichiarare tutto: basta un gesto, una telefonata, un caffè. Il coraggio non è urlare ciò che provi, ma permettere che il contatto rinasca, per poi potere finalmente parlare di quello che avete dentro e che vi ha avvicinati e allontanati. L’importante è non lasciare che sia ancora il non detto a scegliere per voi.