Cara Chiara, ho 52 anni e da sempre vivo l’amore come un opera d’arte. Sono un esteta, alla ricerca di cornici perfette, luci ideali, stanze ben ordinate, persone che sanno curarsi, bei modi, un certo tipo di istruzione. Ogni volta che la realtà sbava fuori dal quadro, io mi spavento. Solamente una volta un incontro bellissimo, strano, intensissimo, spaventoso, occhi scurissimi, capelli arruffati, macchina disordinata, mi ha fatto perdere la bussola, ma subito me ne sono andato, non era per me. A te che sei un ’esperta nelle cose d’amore’, però, chiedo: è amore quello che funziona soltanto nelle condizioni giuste oppure è la mia ossessione estetica a soffocarlo? E se l’amore fosse proprio il caos che non si lascia definire, la tela incompiuta che ti costringe a sporcarti le mani? Posso amare senza trasformare l’altro in una metafora, senza ridurlo a un’immagine che mi rassicura? O, ancora, il vero amore è proprio quello che accetta la dissonanza, che ti cambia il passo anche fuori dal museo? È tradimento non saperlo descrivere con precisione o è la prova concreta e inconfutabile che è vivo? Non sarà che devo ammettere che la perfezione che cerco è solo una scusa per non rischiare il disordine che l’amore pretende? L.

L. CARO, per come la vedo io (anzi, per come la sento), l’amore quando arriva ti sfonda il cuore, la sento mette tutto in disordine, ti obbliga a rinunciare ai tuoi schemi e toglie le cornici ai quadri di qualsiasi certezza che avevamo appeso dentro… Come intuisci tu, non è tradimento non saperlo definire: io credo sia il contrario, sia un segno che quello che stai provando è reale. Se cerchi la perfezione, ti condannerai a rimirare la vita come se fosse una mostra nei cui corridoi passeggiare, invece di rischiare di diventare tu un’opera d’arte e farne davvero parte, perdendoti per i suoi sentieri. Lascia che l’amore ti sporchi convinzioni e mani: staccandoti dal bordo, magari troverai quella verità che l’estetica, rassicurandoti, non ti ha mai dato.