Nove milioni. Questa storia, come spesso succede quando c’è di mezzo la medicina, comincia con un numero. Nove milioni sono le persone, per lo più donne, che ogni anno nel mondo si sottopongono a iniezioni di tossina botulinica, una o più volte, per migliorare il proprio aspetto. Tra i trattamenti estetici non chirurgici, nessuno ha le stesse proporzioni e lo stesso potere seduttivo: cancellare le rughe di espressione e restituire un viso più disteso, dunque, in apparenza, più giovane. Una promessa che vale circa 8 miliardi di dollari l’anno e che, secondo le previsioni, supererà i 15 entro il 2030.

La tossina botulinica è un farmaco

Una puntura, pochi minuti, nessuna convalescenza. Si esce dallo studio medico e si torna alla vita di sempre, senza segni. Certo, la promessa è a tempo. Dopo qualche mese, l’effetto svanisce. Ma basta ripetere e ricomincia. Così quei nove milioni smettono di essere un numero e diventano una pratica di manutenzione che non finisce mai. Qualcosa che – come osserva la sociologa americana Dana Berkowitz, autrice di Botox Nation: Changing the Face of America – si fa con la stessa naturalezza di una manicure. Senza però tenere conto di un dettaglio: la tossina botulinica è un farmaco. Non una crema o un integratore, ma una neurotossina prodotta dal batterio Clostridium botulinum: ingerita può provocare paralisi anche letali, iniettata localmente, blocca per alcuni mesi il movimento dei muscoli. Ed è proprio questo meccanismo ad averne fatto nel tempo uno strumento terapeutico, prima per lo strabismo, poi per spasmi, emicrania, ipersudorazione, vescica iperattiva.

L’uso estetico del botox

L’uso estetico nasce quasi per caso, alla fine degli anni Ottanta, quando l’oftalmologa canadese Jane Carruthers osserva che nei pazienti trattati per problemi oculari sulla fronte e attorno agli occhi le rughe si attenuano. Da lì, l’uso estetico si diffonde rapidamente – prima off label, poi approvato ufficialmente dall’inizio degli anni Duemila – fino a trasformarsi in fenomeno globale. Il farmaco nato per curare diventa così un modo per modificare l’espressività. Ed è qui che il fuoco si sposta dall’universo della cura a quello dell’estetica. Quando un farmaco esce dal perimetro terapeutico e diventa strumento di bellezza, cambia però anche il modo in cui viene percepito. Si semplifica, si normalizza, si svuota del suo significato originario. Il botox si racconta, si sceglie con leggerezza, si condivide sui social come la skincare. Anche perché, come ha detto Lindsay Lohan, «lo fanno tutte».

Il botox è diventato un’abitudine

«Il problema è proprio questo: ci siamo abituati a considerarla una cosa banale, e invece non lo è» dice il dermatologo Antonino Di Pietro, fondatore e direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano. «Stiamo parlando di una neurotossina che agisce sul sistema nervoso. Il fatto che venga usata in ambito estetico non cambia la sua natura ma le persone lo sottovalutano. Negli Stati Uniti continuano a emergere segnalazioni e cause. Anche le aziende parlano oggi di possibili effetti a distanza dal punto di iniezione: la tossina può diffondersi e colpire altri muscoli con conseguenze gravi. E se coinvolge quelli respiratori, può essere anche letale. Eventi rarissimi, ma possibili».

Cosa dicono gli studi

Gli studi mostrano che gli effetti collaterali compaiono in circa un trattamento su dieci, anche se nella maggior parte dei casi sono lievi: mal di testa, lividi, asimmetrie temporanee. Più rari, ma documentati, disturbi visivi, ptosi palpebrale, difficoltà nei movimenti del volto. «Il problema è che i numeri ufficiali sono poco attendibili perché molti effetti non vengono segnalati» aggiunge Di Pietro che sul tema ha scritto Botulin Free (Sperling & Kupfer) e da 20 anni sensibilizza i pazienti sui rischi della pratica. «Se ti dicono che è innocuo, quando hai sintomi pensi ad altro. Alcune ricerche del CNR di Pisa hanno mostrato, nei modelli animali, che la tossina può risalire lungo i nervi fino al sistema nervoso centrale. Questo potrebbe spiegare sintomi come mal di testa, disturbi visivi, diplopia (la visione sdoppiata, ndr)».

Il botox è sempre più baby

Pazienti in ansia per sintomi comparsi nei giorni successivi al trattamento, aggiunge, ne ha visti molti. E basta un giro nei forum medici per trovare racconti simili: vertigini, problemi di vista, difficoltà di concentrazione, occhi secchi, rigidità al collo. Accanto a chi lo utilizza da anni senza problemi e con soddisfazione, esiste anche questa zona più opaca, meno visibile. «Si dice che non dia assuefazione, ma non è vero. Con il tempo possono servire dosi maggiori. E soprattutto si crea una dipendenza psicologica: ci si abitua a sentirsi “a posto” con quel volto. È come una tossicodipendenza di cui le persone non si rendono conto e da cui il mercato trae vantaggio».

E poi c’è un’altra questione, dice, che non va ignorata. «Non sappiamo quali siano gli effetti a lungo termine. Studi sistematici su chi lo fa da decenni non ci sono e non è chiaro davvero a che cosa stiamo andando incontro». Questo, spiega l’esperto, dovrebbe far riflettere, tanto più se si considera che l’età del primo trattamento si sta abbassando. Negli Stati Uniti si parla di baby botox: non per attenuare le rughe nelle donne adulte, ma per evitarle nelle ventenni.

«Com’è possibile che siamo riusciti a convincere le ragazze, alcune nemmeno abbastanza grandi per ordinare da bere, a temere il passare del tempo al punto da spendere migliaia di dollari ogni anno per paralizzare i propri muscoli?» si chiede la giornalista americana Emily Topping in un articolo su Current Affairs. La risposta, secondo Di Pietro, è semplice: «Si è fatto credere che le rughe della mimica siano segni di invecchiamento quando invece sono parte della nostra espressività. Di ciò che ci rende unici». Il problema è che, moltiplicato su milioni di volti, questo produce una progressiva omologazione. Il magazine The Atlantic ha parlato di “standardizzazione del volto contemporaneo”.

Il rischio omologazione

«Noi riconosciamo le persone per il modo in cui i muscoli del volto si muovono» continua Di Pietro. «E ogni volto è unico per la sua mimica, non solo per i tratti. Questo trattamento invece tende a omologare i visi, li rende fermi, tutti uguali, la fronte piatta, il naso che si arriccia». Senza dimenticare che nel corpo ogni parte ha una funzione. «Il movimento dei muscoli» riprende l’esperto «è fondamentale anche per la circolazione, soprattutto quella linfatica. Se paralizzo un muscolo, alla lunga perde tono e funzionalità. Questo non ha nulla a che fare con la bellezza». Un dubbio che comincia a diffondersi anche tra chi ne ha fatto uso.

La scrittrice Jessica Grose ha raccontato su The New York Times, in un articolo intitolato Botox destroyed what I liked about my face, di aver notato le asimmetrie del proprio volto durante una call su Zoom e di aver provato a cancellarle salvo poi capire, dopo averle perse, quanto le piacessero. È lo stesso paradosso che attraversa il dibattito. In un celebre articolo del The New Yorker, la giornalista Jia Tolentino ha descritto l’Instagram face: un volto perfettamente bilanciato, costruito su simmetria e proporzione, che incombe su chiunque come un dogma.

Perché correre dietro a uno standard?

Ma resta una domanda. Se questo sia davvero bellezza, o piuttosto un modo per correre dietro a uno standard che si allontana continuamente. «Non voglio inseguire un ideale conformista» scrive Grose. «Ma non posso nemmeno promettere che non toccherò mai più il mio viso». Forse è proprio qui che si gioca la partita. Alla fine, la domanda non è quanto possiamo modificare un volto. Ma quanto, modificandolo, siamo ancora disposte a riconoscerlo come nostro.

Effetti indesiderati: la storia di Carola, 57 anni

«Non avevo mai fatto iniezioni di botulino in vita mia. Ero ricorsa a volte all’acido ialuronico, neanche con continuità, perché per fortuna ho sempre avuto un bel viso e, essendo allergica a tante cose, sono sempre stata prudente. Poi è successo. Ho accompagnato un’amica da un medico mio conoscente e, già che ero lì, lui ha insistito perché facessi anche io l’iniezione di botulino.

All’inizio ho detto di no, ho ripetuto che avevo paura. Ma lui mi ha rassicurata: “Se non sei allergica all’uovo, non succede niente”. Alla fine, mi sono fidata. Che sarà mai, mi sono detta. Sono uscita dallo studio senza nessuna conseguenza. Anche la mattina dopo stavo bene, a parte il gonfiore sulla fronte. Poi, nella tarda mattinata, verso mezzogiorno, è cominciato l’inferno. All’improvviso, mi si è scatenata un’emicrania devastante e la pressione mi è schizzata alle stelle. Io sono ipertesa da vent’anni, ma sempre sotto controllo: lì invece nessun farmaco funzionava. Ma non solo».

Una vita stravolta, tra sfortuna e rischi effettivi

«Oltre all’ipertensione ho avuto di tutto: è crollata la vista, sono cominciati acufeni, vertigini, nausea costante. Per abbassare la pressione ho dovuto prendere diuretici fortissimi, ho perso molti chili senza averne bisogno. Si è rotto completamente un equilibrio e la mia faccia non è più quella di prima. Il medico che mi ha fatto l’iniezione ha sempre escluso qualsiasi collegamento. Altri specialisti che ho consultato dopo, invece, non hanno affatto negato che la causa potesse essere quella. Primo fra tutti, un neurologo specializzato in emicranie.

Oggi, a distanza di un anno, ho trovato una sorta di equilibrio, ma relativo. Prendo il doppio dei farmaci rispetto a prima. La qualità delle mie giornate non è più la stessa. Io ho una vita molto attiva, fatta di relazioni, lavoro, progetti. E invece mi sono ritrovata bloccata. Non racconto questa storia per creare allarmismo. Ognuno è libero di fare quello che vuole e, di sicuro, nel mio caso c’è anche una componente di sfortuna: tante fanno questo trattamento senza avere problemi, soprattutto importanti come i miei.

Non ho nemmeno citato quel medico e non intendo farlo. Però segnalerò all’Aifa (Agenzia italiana del farmaco, ndr) il mio caso, perché è importante che, se sono effetti collaterali del farmaco, vengano riportati. Quello che mi interessa è che le donne non prendano decisioni con leggerezza. È giusto volersi migliorare, prendersi cura di sé. Ma bisogna farlo con consapevolezza, fidandosi del proprio istinto e non solo, ciecamente, dei consigli del medico. Soprattutto quando in ballo c’è l’estetica e non un problema di salute».

Effetti indesiderati: la storia di Sara, 50 anni

«Non era la prima volta che facevo le iniezioni di tossina botulinica. Ho 50 anni e, quando mi guardo allo specchio, mi piace vedermi al meglio. Forse è vanità, ma è un peccato che mi concedo. Fino a quel momento era sempre andato tutto bene. Nelle settimane successive al trattamento la fronte si distendeva, lo sguardo diventava più aperto. Lo farò sempre, pensavo. Poi, dopo una seduta identica alle altre – stesso medico, stesso gesto – qualcosa è cambiato.

All’inizio nulla ma passati tre o quattro giorni, all’improvviso ho cominciato a vedere doppio. «È un effetto collaterale raro» mi ha detto il medico. «Può succedere. È fastidioso, ma passa nel giro di qualche mese. Serve solo pazienza». Aveva ragione. La vista è tornata normale. Ma per quattro o cinque settimane è stato un incubo. Non è chiaro perché sia successo. Nessuno ha saputo spiegarmelo davvero: ho sospeso i trattamenti. Non so se ricomincerò».