Un virus che salta dagli animali all’uomo. Un paziente zero, fonte di contagio, una malattia grave che nel momento in cui scriviamo ha coinvolto 11 persone e provocato tre morti. La vicenda dell’Hantavirus che ha viaggiato sulla nave da crociera Hondius dal Sudamerica al Sudafrica, sembra un film già visto, almeno nei primi fotogrammi.
La domanda, insieme con la paura, scatta subito: dobbiamo aspettarci una nuova pandemia?
«La risposta è no. L’Hantavirus ha caratteristiche completamente diverse dal SARS-CoV-2, responsabile del Covid. A cominciare dalla capacità di diffusione, con un indice di contagio R0 pari a 1, cioè una persona ne contagia un’altra, mentre nel Covid era attorno a 5» chiarisce subito Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano. E gli esperti sembrano concordi, anche perché, a differenza del Covid, questo è un virus già noto. «È estremamente improbabile che si ripeta una pandemia come quella del 2020» conferma Carlo La Vecchia, docente di epidemiologia alla Statale di Milano. «Dell’Hantavirus conosciamo caratteristiche e infettività. In passato ci sono già stati alcuni focolai in Argentina e il contagio è stato arginato perché limitato a popolazioni isolate».
Quali sono i pericolo dell’Hantavirus
Non c’è il pericolo che si diffonda ora, con l’arrivo dei passeggeri della nave in Europa?
«Le persone a rischio sono state messe in isolamento e gli studi ci dicono che la trasmissione avviene quando la malattia è già sintomatica, in genere con un contatto stretto e prolungato » risponde Fabrizio Pregliasco. «I primi segnali sono quelli influenzali: febbre, dolori muscolari, stanchezza, mal di testa e disturbi respiratori. In alcuni casi la malattia può evolvere in forme più severe, con sindrome cardiopolmonare, nel caso della variante presente in America, o febbre emorragica renale, nel caso dell’Hantavirus diffuso in Asia ed Europa».
Come si trasmette?
«Solo l’Hantavirus Andes, quello che è arrivato sulla nave, può trasferirsi da un essere umano all’altro, attraverso contatti prolungati tra persone che vivono negli stessi ambienti» chiarisce La Vecchia. «Nelle varianti asiatiche ed europee non sono segnalati contagi tra uomini. La malattia però ha un tempo d’incubazione che può arrivare fino a 40 giorni. Perciò serve cautela e le persone a rischio sono state isolate e messe sotto sorveglianza per 42 giorni. Per questo ci vorrà tempo per dichiararci fuori pericolo».
Torneremo a usare le mascherine?
«Non ci sono indicazioni per un uso delle mascherine» risponde Pregliasco. «Per ridurre i rischi ed evitare altre malattie trasmesse dai roditori, che nel nostro Paese non diffondono Hantavirus, è buona norma pulire le cantine o i luoghi a rischio infestazione con acqua e disinfettante, evitando di usare la scopa a secco, per non sollevare particelle eventualmente infette».