Stai all’erta. L’ondata di influenza sta arrivando. Eravamo stati avvisati che sarebbe stata peggio delle altre. In Australia si è da poco conclusa una delle stagioni influenzali più difficili degli ultimi anni. E il bollettino dalla Gran Bretagna segnala che i casi registrati sono oltre tre volte superiori rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Qualcosa di simile sta accadendo in Italia. A fine novembre, l’11,2% delle persone risultava già positivo ai virus dell’influenza, un valore molto più alto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: questi infatti sono livelli di contagio che in genere si registrano quando si è già entrati nel vivo dell’ondata della malattia.

L’influenza mette a rischio anziani, bambini e chi ha una patologia cronica

«Dobbiamo fare nostra l’esperienza degli altri Stati dove l’influenza ha già fatto il suo corso e prestare maggiore attenzione in particolare alle fasce di popolazione più fragili, come anziani, bambini e pazienti con patologie croniche» esordisce Claudio Micheletto, direttore dell’UOC di Pneumologia Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona e presidente dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri. «Parliamo di milioni di persone per le quali la malattia può essere più problematica. E dal mio osservatorio le dico che il rischio vale per tutte le malattie respiratorie croniche, in particolare per l’asma e per la cosiddetta BPCO, la BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva, due malattie respiratorie che peraltro sono sempre più presenti tra le donne. I virus influenzali possono peggiorare lo stato di infiammazione delle vie aeree, con un aumento della produzione di muco, e della reattività bronchiale e del conseguente broncospasmo».

Tornano le regole di prevenzione da periodo pandemico

Insomma, quest’anno non si scherza. Per questo, probabilmente, sei già stata avvertita ma se non è così te lo diciamo noi: fragile o no, segui le regole base di prevenzione, che sono le stesse ben conosciute dal periodo pandemico. Vale a dire, utilizza la mascherina quando sei nei luoghi pubblici e se in famiglia qualcuno si è già ammalato. Durante il giorno lavati spesso le mani. Poi non sottovalutare i primi sintomi influenzali e curati tempestivamente. Ecco i consigli del professor Micheletto.

Se è influenza sì agli antinfiammatori

Si può dire che chi non ha particolari problemi, se si ammala non corre rischi?

«Con l’influenza non si scherza mai ed è sempre necessario stare a casa, a riposo e curarsi. Tenga presente che quest’anno i disturbi classici influenzali, come abbiamo visto dall’esperienza degli altri Stati, sono più intensi. Questo significa che la febbre può raggiungere anche i 39 gradi, con forti dolori muscolari, diffusi a tutto il corpo. Se a questi sintomi si aggiungono nell’arco di poche ore un aumento della difficoltà a respirare, con un senso di oppressione al petto e wheezing, cioè il fischio, bisogna sentire il medico».

E per quanto riguarda i sintomi dell’influenza? Vanno bene i soliti farmaci?

«La terapia tradizionalmente comprende un farmaco antifebbrile che di solito fa parte della categoria degli antinfiammatori non steroidei come l’acido acetilsalicilico oppure l’ibuprofene, e un prodotto calmante per la tosse. Questo, in generale. Poi ci sono le eccezioni. Gli asmatici ad esempio hanno una più elevata incidenza, rispetto alla popolazione generale, della cosiddetta idiosincrasia all’aspirina, un fenomeno che può riguardare tutti gli antinfiammatori non steroidei. Si manifesta con gonfiore della glottide, cioè della parte superiore della laringe, e una crisi asmatica anche molto seria. Per questo, soprattutto se è già accaduto in passato, per abbassare la febbre è meglio utilizzare il paracetamolo».

Antibiotici: sì o no?

Si parla tanto di polmonite e c’è chi assume antibiotici per prevenirne il rischio. È una buona idea?

«Assolutamente no, questa è una leggenda metropolitana che ha alimentato l’utilizzo di antibiotici senza che ce ne sia la necessità. La terapia antibiotica è inutile contro l’influenza perché è provocata da virus. Vale invece quando interviene un’infezione batterica, ma è una valutazione che spetta al medico. Assumerli di testa propria quali “copertura” per prevenire il rischio di polmonite, è quindi sbagliato, in più l’uso improprio di antibiotici rende l’organismo più suscettibile a batteri resistenti. È anche sbagliato modificare la posologia. Raddoppiare il dosaggio, oppure prolungarne il periodo di assunzione, non fa bene. Al contrario, ancora una volta è un errore che si può pagare a caro prezzo perché aumentano le probabilità, in caso di reale necessità, di non trovare più un antibiotico che funzioni a causa dello sviluppo di resistenze».

Se si è anziani o si soffre di asma sì al saturimetro in casa

Perché chi ha già una malattia respiratoria è ancora più a rischio?

«In questo caso i bronchi vengono maggiormente compromessi dalla malattia. Le faccio il caso della forma d’asma chiamata, non a caso, grave e che comporta frequenti ricoveri a causa delle riacutizzazioni. Per questi pazienti per fortuna qualcosa sta cambiando grazie ai farmaci biologici che bloccano a monte il processo infiammatorio alla base della malattia e che permettono un minore ricorso ai cortisonici per via orale, che fino a poco tempo fa erano l’unica soluzione. I pazienti stanno meglio, le riacutizzazioni sono diminuite, ma rimane vitale stare attenti ai fattori che possono far peggiorare l’asma, come l’influenza in questo periodo dell’anno».

Cos’altro può aiutare chi è più fragile a valutare la gravità dell’influenza?

«Di sicuro il saturimetro che dà un’idea della situazione dal punto di vista respiratorio attraverso la misurazione del livello di ossigeno nel sangue. Bisognerebbe avere sempre questo apparecchietto in casa e fare delle prove quando si sta bene in modo da conoscere il “personale” livello ottimale di saturazione. È importante perché aiuta a interpretare i cambiamenti: un calo di un paio di punti rispetto al valore abituale può essere significativo e richiedere l’intervento del medico. Il controllo è semplice: basta mettere l’indice nello spazio apposito e compare sul display il risultato. Per sicurezza però non bisogna fermarsi alla prima misura, ma ripeterlo un paio di volte a distanza di almeno cinque minuti e soprattutto prolungare la misura di almeno 30 secondi».

L’influenza guarisce prima con queste buone abitudini

Primo, cura l’alimentazione. Oltre alla vitamina C, che già conosci, sono utili a rinforzare il sistema immunitario anche la vitamina E, lo zinco, i carotenoidi, il selenio e il rame. Dove trovi tutte queste sostanze? Negli agrumi, nei vegetali giallo-arancione come le carote e la zucca, negli spinaci, nei broccoli, nel pesce, nei cereali, nelle noci, nei legumi.

Secondo, bevi molto per contrastare la disidratazione causata dalla febbre alta. Ad esempio, spremute di arance oppure succo di mirtillo, diluiti con acqua minerale naturale. Evita invece le tisane a base di piante officinali, se non sei più che sicura, per non correre il rischio di interazioni coi farmaci che stai assumendo.

Terzo, riposati. Dormi almeno 7 ore a notte e concediti dei riposini durante il giorno, se ti senti stanca: durante il sonno il sistema immunitario ne approfitta per potenziarsi.

Quarto, stai a casa a riposo almeno una settimana. E riprendi gradualmente la tua quotidianità nella settimana successiva alla guarigione, perché c’è il rischio di ricadute, soprattutto se il fisico ha una sua fragilità preesistente come accade a chi soffre di asma.

Scrivi o telefona ai nostri specialisti

Il team dell’UOC di Pneumologia Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona, diretto dal professor Claudio Micheletto, risponde da ora e per tutto il mese di gennaio il venerdì dalle ore 14 alle ore 16 al numero 0458121899. Oppure puoi inviare una mail a: [email protected]

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