«Avevo così tante cose da fare che sono andata a correre». A dirlo non sono io, ma uno degli innumerevoli trend che volteggiano nella mia home di TikTok. Suona come un invito a dare un calcio al dovere per concedersi del sanissimo tempo per sé. E chi corre lo sa: a volte sgambettare all’aria aperta è il modo migliore per portare a termine la propria to-do-list. Ti rigenera se sei stanca, spegne la rabbia, moltiplica la felicità, svuota la mente e adesso può anche aiutarti ad allargare la tua cerchia sociale. Sebbene io mi accontenti della mia compagnia o di gareggiare segretamente con i runner che incontro nel tragitto, attorno a me proliferano gli amici che grazie a un paio di scarpe da ginnastica hanno ampliato il raggio delle loro amicizie.

Perché la Gen Z vuole correre?

Per la Gen Z è corsa mania. Lo confermano anche i numeri. Secondo il report Year in sport di Strava, una delle app per registrare i propri progressi sportivi più utilizzata di sempre, nel 2025 sono proprio i nati tra il 1997 e il 2012 ad aver corso di più. Qualcuno lo fa per puro divertimento, altri per tenersi in forma, altri ancora tentano perfino qualche gara. Ma ben il 39% degli intervistati afferma che l’attività fisica è un mezzo per socializzare, anche mentre si suda. In questo, l’applicazione creata nel 2009 dagli americani Michael Horvath e Mark Gainey è certamente d’aiuto poiché, a differenza di altre, funziona come un vero e proprio social network: non traccia soltanto chilometri e prestazioni, permette anche di condividerli, di confrontarsi con altri atleti che si mettono alla prova sullo stesso percorso, di incoraggiarli a suon di “kudos” (equivalenti ai like di Instagram).

Le testimonianze di chi ha trovato nella corsa un’amica fedele

Me lo spiega Elisa, un’amica e runner entusiasta: «Ho iniziato a correre per spronare il mio fidanzato che non riusciva a riprendere, poi mi sono gasata più di lui e ora abbiamo un’altra passione in comune. Grazie a Strava ho scoperto che molti amici che avevo perso di vista sono runner. Mi diverto a osservare i percorsi che scelgono, a volte li provo anche io».

Poi c’è Enrica, che dalla pandemia non ha mai smesso di macinare strada e ora trascorre i suoi weekend prima sudando e poi concedendosi del buon cibo con i suoi compagni di gara: «Sono sempre stata una runner solitaria, finché mia mamma non mi ha convinta a fare una 10 chilometri. Da lì ho voluto alzare l’asticella sempre di più. Avere degli amici con la mia stessa passione allena anche la mia empatia: quando chi ho a fianco arranca, mi rassereno perché non sono la sola a fare fatica; se qualcuno va più veloce, mi voglio migliorare».

La Running Mania cambia le regole della socialità della Gen Z

Non è solo sport, ma un cambio di paradigma in corso: gli aperitivi, le serate al karaoke, i concerti non sono più le uniche attività edonistiche per socializzare, tanto che non manca chi preferisce una cena tranquilla a casa per poi essere abbastanza fresco da correre la domenica mattina al parco. È disciplina, ma anche una questione identitaria. Secondo il report Tinder Year in Swipe, da gennaio 2025 sono circa il 40% in più gli utenti dell’app di dating che nella loro bio scrivono di essere runner appassionati. Che correre aiuti anche a trovare l’amore? Se un componente su 5 della Gen Z afferma di essere uscito con qualcuno che ha conosciuto in questo modo, come rivelano i dati di Strava, forse sì.

Del resto, è così che sono finiti sull’altare due miei amici, ex compagni di liceo. Che si tratti di una relazione sentimentale o di amicizia, la corsa ha di buono che è un impegno fisico che costringe a incontrarsi dal vivo: niente scrolling sul display del cellulare, solo chiacchiere o silenzi da condividere; non c’è performance tossica, ma il desiderio di battere il proprio tempo. Se correre significa soprattutto allenare la mente a valicare i propri limiti, allenarsi con qualcuno può dirci molto della sua resilienza nella vita.

Correre è riconnettersi

«Sarà che per noi giovani respirare all’aria aperta, ritrovarsi e condividere del tempo non virtuale sono delle necessità fondamentali, ma la corsa è davvero un’occasione aggregante. In un momento storico in cui siamo sempre connessi, ma spesso soli, questo sport ci restituisce un po’ di autenticità». Parola di Margherita Giacometti, che sul suo profilo TikTok racconta a più di 10.000 follower gli alti e bassi della vita di una runner, sottolineando che per essere bravi non si deve andare alla velocità della luce. Dallo schermo alla realtà, ha messo su un piccolo running club: a partecipare sono ragazze come lei, che corrono per sentirsi meglio. Spesso l’appuntamento è la domenica mattina sul lungomare marchigiano, dove abitano. Condividono un pezzo di strada, ognuna al suo passo, e poi fanno colazione insieme.

Perché dopo il Covid è boom di running

È decisamente il lato buono dei social, lo stesso che nota anche Anita Spiro, running coach e personal trainer: «Da un anno a questa parte, grazie alla sfida che creano le app dedicate, la divulgazione degli influencer e il desiderio di godere di rapporti veri, ho visto tantissimi giovani iniziare a correre, soprattutto in gruppo. La corsa ha sempre avuto il potere di unire le persone che la praticano, ma penso sia stato il Covid a far esplodere il fenomeno. Ora molti di loro escono per correre insieme e, a pensarci bene, è un po’ come socializzavamo noi Millennial. In più, si è aggiunto il fatto che la Gen Z ha compreso che staccare dalla propria routine di lavoro o di studio è una necessità. Lo sport aiuta a farlo e restituisce un benessere fisico e mentale».

Volendo aggiungere un tassello in più, il fatto che per iniziare a correre servano soltanto delle sneaker adatte potrebbe essere un incentivo per i ragazzi dalla capacità d’acquisto ridotta. Intanto, la corsa sta affermando un nuovo trend nella socialità: il tempo di qualità passa anche dalle endorfine condivise. Se incontrare persone nuove e interessanti può essere sfidante, uscire con chi ha un hobby in comune è confortante. E, quand’anche non sbocciasse l’amore, saremo comunque in forma.