Solo pochi giorni fa Robbie Williams aveva scosso i propri fan con una rivelazione: il cantante usa da tempo un farmaco anti-obesità che gli permette di tenere sotto controllo il peso, ma che rischia di fargli perdere un occhio, dopo un forte abbassamento della vista. Si tratta di una conseguenza dell’assunzione del medicinale, di cui ora parla anche la senatrice Michaela Biancofiore. Ma l’elenco dei vip che ne fanno uso è lungo: oltre a Elon Musk, si sospetta che dietro al dimagrimento di Nicole Kidman e Ariana Grande ci sia proprio il ricorso al farmaco anti-diabete.

La confessione di Michaela Biancofiore

«Prendo il Mounjaro, ho perso 17 chili. La vista si è abbassata moltissimo, il colesterolo si è triplicato e i valori del pancreas sono sballati ma io mi sento molto meglio», ha dichiarato la senatrice. Così la senatrice in una intervista al Corriere della Sera, nella quale spiega: «Se vede una persona che era grassottella e di punto in bianco è magra, ha usato sicuramente uno di questi prodotti», con riferimenti a farmaci come Ozempic (semaglutide), Saxenda o Mounjaro, tutti provati dalla stessa Biancofiore che, dopo essere stata male con i primi, ora assume regolarmente l’ultimo. È lei stessa, però, ad avvertire: «Non è una moda, non si scherza con la medicina. Deve essercene la reale necessità».

Cos’è il farmaco anti-diabete che fa dimagrire

Nel caso di Biancofiore, il ricorso al Mounjaro, nome commerciale del tirzepatide, è stato dettato dalla necessità di perdere peso, dopo problemi di affanno, malesseri e un disagio psicologico non più trascurabili. Il farmaco, iniettabile, è approvato per il trattamento del diabete di tipo 2 e del sovrappeso/obesità. Ma una volta assunto deve essere preso a vita, tanto che la politica ha ammesso: «Sì, teoricamente dovrei prendere il Mounjaro per sempre, essendo insulino-resistente. Ho iniziato gradualmente con le iniezioni a basso dosaggio per poi arrivare alle dosi massime; adesso ho ridotto io, anche se non si dovrebbe. Preferisco avere un chilo o due in più ma non rischiare, perché è un farmaco da valutare in work in progress».

Boom tra i vip

Non tutti, però, pare che la pensino così, specie tra i vip. Un primo allarme era già scattato in occasione degli ultimi Oscar, quando alla cerimonia di assegnazione avevano colpito le “silhouette” di Demi Moore, Nicole Kidman, ma anche Ariana Grande e Georgina Chapman, Brooke Shields, Kathy Bates, solo per citarne alcune. Tutte ritenute dai social (e non solo) «decisamente scheletriche», tanto che non c’era voluto molto tempo perché qualcuno commentasse: «Sembra di essere alla fiera dell’Ozempic», ossia il farmaco a base di semaglutide, utilizzato per la cura di diabete e obesità grave, che viene sempre più assunto per perdere molto peso in poco tempo.

Robbie Williams e il calo sensibile della vista

Nel caso di Robbie Williams, invece, è stato lui stesso a informare i fan di un problema alla vista, dalle pagine del tabloid britannico Sun, che il cantante sembra sospetti sia dovuto a un farmaco che sta utilizzando per perdere peso. «Mi sono accorto del problema durante una partita di football, non riuscivo a distinguere i giocatori. Per me erano solo delle macchie verdi». Poi l’ex Take That ha continuato: «Ho sentito uno specialista che mi ha consigliato di cambiare occhiali, l’ho fatto ma senza successo e da lì ho capito che non si trattava della mia età, bensì delle iniezioni per dimagrire».

Gli effetti collaterali

Di certo l’Agenzia di Regolamentazione dei Medicinali e dei Prodotti Sanitari del Regno Unito ha ricevuto 296 segnalazioni di disturbi agli occhi ritenuti collegati al farmaco segnalato da Williams, proprio a base di tirzepatide. Secondo le testimonianze, ben 164 attribuiscono il danneggiamento della vista al farmaco, nonostante i medici nutrano perplessità. «La vista si è abbassata molto anche a me – ha detto Biancofiore – Ho notato anche che perdo molti capelli». A queste anomalie si aggiungerebbero i valori degli «enzimi pancreatici leggermente fuori norma» e un innalzamento del colesterolo.

Quali precauzioni adottare

Le parole di Biancofiore hanno allarmato: «Si tratta di effetti non provati dalla letteratura scientifica. Alcuni medici, in particolare chirurghi bariatrici, sembrano avvalorarli, ma occorre ricordare che il farmaco da solo nei casi di obesità severa non è sufficiente. Al contrario, spesso si usano in associazione alla chirurgia, senza sostituirla. Quanto ai reali effetti collaterali, sono riconducibili e spiegabili con il meccanismo di funzionamento dei farmaci stessi», spiega Massimiliano Petrelli, endocrinologo e consigliere nazionale della ADI, Associazione Dietetica e Nutrizione clinica Italiana.

Come funziona il farmaco e che effetti può dare

Che si tratti di semaglutide o di tirzepatide, agiscono mimando l’ormone della sazietà (GLP-1). «Se si inietta una dosa più importante di questa molecola sintetica, che imita il GLP-1, si prova la stessa sensazione di quando si è reduci da un pranzo di nozze, quindi può indurre disgusto verso nuovo cibo. In alcuni casi può portare l’intestino a muoversi più velocemente, dando dolore o stimolo all’evacuazione più frequente. Questo li caratterizza rispetto ai farmaci anti-obesità del passato, che agivano solo su intestino e stomaco, ma sulla ‘testa’. Questi, invece, agiscono sui centri di fame e sazietà, azzerando la prima ed esaltando la seconda», spiega Petrelli.

Chi e come possono assumere i farmaci anti diabete

«Va fatta chiarezza – prosegue l’endocrinologo – Il semaglutide è sul mercato con due nomi diversi (Ozempic e Wigovi) con due indicazioni diverse: la prima, per cui sono stati creati, è il diabete di tipo 2; la seconda è l’obesità perché fanno perdere peso, sempre che ci sia anche la collaborazione del paziente che segue anche una dieta equilibrata e svolge attività fisica. Sono però regolati da normative differenti. Il semaglutide può e deve essere usato in pazienti diabetici, indipendentemente dal loro peso. Se un obeso va in farmacia e lo compra commette un reato, come sta accadendo e infatti si stanno effettuando controlli da parte dei NAS, per esempio nelle Marche. Lo può prescrivere solo il diabetologo, su ricetta rossa, ed è rimborsabile».

Farmaci simili, dosaggi diversi

«Lo Wygovi, invece, può essere assunto in caso di obesità: quello che cambia è il dosaggio. Lo può prescrivere qualunque medico a un paziente con un BMI (indice di massa corporea) superiore a 30, o con 27 ma unito a comorbidità con altri fattori di rischio cardiovascolare. Non è rimborsato e basta la ricetta bianca». Infine, «il Mounjaro è adatto a entrambe le patologie: se si è diabetici viene prescritto dal diabetologo ed è gratuito. Se non lo si è può prescriverlo chiunque e sarà a pagamento a carico del paziente», chiarisce Petrelli.

Boom di richieste anche in Italia

Intanto è boom di consumi per questo tipo di farmaci anche in Italia. Secondo il recente report dell’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, gli antidiabetici «nel 2024 hanno registrato una spesa pubblica complessiva di 1,642 miliardi di euro, con un aumento del 13,2% rispetto al 2023. Sono infatti aumentati sia i consumi (+4,3%) sia il costo medio per dose (+8,3%) – si legge nel documento – La sola semaglutide cresce del 58,4% e del 59,8%» per spesa e consumi. «C’è un uso non corretto dei farmaci, chiama in causa anche la responsabilità di quei professionisti che li prescrivono in modo non aderente alle indicazioni per cui sono stati messi in commercio. In Italia i farmaci non possono essere usati in modo indiscriminato e non possono essere dispensati senza ricetta medica», ricorda Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione Ordine dei medici.

Le false prescrizioni dei farmaci anti diabete per dimagrire

Un allarme, infine, arriva anche da Andrea Mandelli, presidente dell’Ordine dei farmacisti italiani, sul rischio di contraffazioni: «Purtroppo, accade sempre più spesso che persone che desiderano perdere peso, non rientrando nei criteri clinici previsti, cerchino scorciatoie: si rivolgono al web, attratte anche da prezzi apparentemente più convenienti, oppure ricorrono a ricette falsificate, talvolta ottenute tramite ricettari o timbri rubati, o attraverso la manipolazione di ricette elettroniche». Da qui l’impegno a rafforzare i controlli, anche con la collaborazione con i Carabinieri del NAS.

I rischi del fai-da-te

«Assumere questi medicinali fuori indicazione o senza supervisione significa esporsi a effetti collaterali importanti, soprattutto perché si tratta di molecole attive sul metabolismo e sul sistema ormonale. Il ricorso ai canali non autorizzati – siti internet, piattaforme non regolamentate, circuiti paralleli – comporta un pericolo ancora maggiore: la possibilità di imbattersi in prodotti contraffatti. Nella migliore delle ipotesi sono inefficaci, ma nella peggiore possono contenere principi attivi diversi, dosaggi errati o sostanze dannose, con conseguenze gravissime per la salute, come purtroppo testimoniano numerosi casi emersi dalle cronache», conclude Mandelli.