La salute delle ossa dipende da molti fattori: c’è una componente genetica, certo, ma anche l’alimentazione può influire, così come la menopausa per le donne e persino alcune patologie autoimmuni come la celiachia. Ma se dipendesse anche dallo sport fatto da giovani? Quello che appare come un dubbio, in realtà, sembra essere una considerazione vera e propria, frutto di alcuni studi. Si è visto, infatti, che l’aver svolto una determinata attività fisica da ragazze o ragazzi può influire sul benessere osseo una volta diventati over 70.

A che età si decide il futuro delle proprie ossa

Fare sport, o quantomeno movimento, fa bene alla salute, in particolare a quella dei muscoli e delle ossa, specie col passare del tempo. Ma, ancora una volta, dalla scienza arriva la dimostrazione che lo stile di vita e le scelte compiute da giovani hanno ripercussioni una volta diventati senior. Secondo una ricerca iraniana pubblicata su Health Science Reports, il picco della densità minerale ossea femminile si raggiunge intorno ai 24 anni, 26 per quella maschile. Per l’International Osteoporosis Foundation, è persino prima: 18 anni per le ragazze e 20 per i ragazzi è il momento in cui si acquisisce fino al 90% del picco di massa ossea. Ed è proprio in quella fase della vita che si decide gran parte del proprio futuro “osseo”.

Come cambia la composizione delle ossa

A determinare come si trasformeranno le nostre ossa, però, sono le scelte che compiamo tutti i giorni, specie da giovani. Perché se è vero che si tratta di tessuti che si rinnovano continuamente, esistono processi di invecchiamento che sono inesorabili e che riguardano anche lo scheletro umano. È proprio questo l’aspetto che hanno voluto indagare i ricercatori della Shiraz University of Medical Sciences, in Iran. Hanno analizzato cosa accade alla massa ossea di 159 persone, tra l’adolescenza e la prima età adulta. Dopo averle sottoposte a due valutazioni della densità ossea mediante Dxa, una tecnica radiologica utilizzata per misurare la quantità di minerali dello scheletro, hanno visto che i livelli massimi si raggiungono intorno ai 24,8 anni nelle donne e ai 25,7 negli uomini, con alcune variazioni a seconda della zona del corpo considerata.

Quali sport influiscono sulla salute delle ossa

È proprio a questo punto che gli esperti hanno potuto osservare alcune differenze, a seconda degli stimoli ricevuti negli anni, specie da adolescenti e giovani adulti. In pratica si visto che non contano solo la genetica, l’alimentazione (come la quantità di calcio assunta) e l’attività fisica, ma anche quale tipo di movimento si è effettuato e che stimolo ne è derivato alla struttura ossea: nello specifico, le attività che comportano salti, corsa, cambi di direzione e sostegno del peso corporeo sollecitano direttamente le ossa. È il caso di basket, calcio, danza e alcuni esercizi di forza. Il nuoto e il ciclismo, invece, garantiscono benefici per muscoli e cuore, ma incidono meno sul sostegno del corpo, quindi stimolano meno le ossa.

Cosa cambia con il passare degli anni

«La densità minerale ossea (BMD) è un indicatore che valuta il rischio di frattura e tende a diminuire nelle donne dopo la menopausa, ma l’attività fisica è un elemento di prevenzione dell’osteoporosi», conferma Marco Endrizzi, medico dello sport e direttore sanitario di Europa Center. È chiaro che con l’avanzare dell’età diventa fondamentale trovare il giusto compromesso tra gli stimoli adeguati e quelli rischiosi: «Gli sport di squadra, come calcio, basket, ecc. diventano pericolosi per i traumatismi connessi, la corsa comporta microtraumatismi ripetuti sugli arti inferiori come anche sul bacino e sulla colonna vertebrale», aggiunge Endrizzi.

Il solo sport non mette al riparo dalla fragilità

Nonostante le conclusioni, dunque, non bisogna fraintendere quanto scoperto: giocare a calcio o a basket di per sé non garantisce di avere ossa forti a 70 anni. Significa solo che certa attività può aiutare ad accumulare una massa ossea tale da poter ridurre il rischio di fratture o vulnerabilità generale una volta in età avanzata. Questo vale soprattutto per alcune aree del corpo, come dimostrato da un altro studio, pubblicato su Frontiers in Physiology, che ha esaminato 15 studi clinici randomizzati, coinvolgendo in tutto 723 adolescenti tra i 10 e i 19 anni. L’osservazione ha mostrato come certi esercizi fisici agiscano sulle aree della colonna lombare e del collo del femore, che poi sono quelle che col passare degli anni diventano più fragili.

Attenzione al rischio opposto

Ai primi segnali di osteopenia o, peggio, di osteoporosi sono consigliate, però, attività specifiche proprio il nuoto o la ginnastica dolce per non sollecitare troppo le ossa. Un problema non da poco se si considera che, secondo il rapporto europeo Scope 2021 (su dati 2019) in Italia vivevano circa 4,36 milioni di persone con osteoporosi, quasi 4 su 5 donne. «Ciclismo e nuoto permettono l’uso della muscolatura senza impattare sulle cartilagini articolari con movimenti armonici; nello specifico il nuoto spicca per varietà di movimenti e muscoli interessati. Esistono poi varie forme di camminata come quella metabolica o il nordic walking, particolarmente indicate», suggerisce Endrizzi.

Il movimento fa comunque bene, ad ogni età

Evitando facili semplificazioni, va ricordato che la salute delle ossa, specie nei senior, va preservata prestando attenzione anche a forza muscolare, equilibrio, vista ed eventuale assunzione di farmaci che possono aumentare il rischio di caduta o influire sulla densità ossea stessa. Per questo vanno distinte le attività ideali per l’adolescenza, puntando sulla formazione di uno scheletro resistente, per l’età matura, privilegiando il mantenimento della massa ossea e muscolare, e dell’età più avanzata, quando forza ed equilibrio sono funzionali alla capacità di movimento stesso e quindi anche all’autonomia.

Quando preservare le cartilagini

«Gli studi recenti esaltano il principio fisiologico che per ottenere benefici sia muscolari che ossei gli esercizi più utili sono quelli di forza, anche nelle età più avanzate – sottolinea Endrizzi – Si è visto che le persone più longeve sono quelle che conservano più a lungo la forza muscolare perché le cadute diventano minacce pericolose. Ovviamente negli anziani bisogna preservare le cartilagini e conoscere il potenziale muscolare sfruttabile e per questo è importante sviluppare protocolli personalizzati, che prevedano l’uso di esercizi, macchinari o piccoli attrezzi (elastici, manubri, cavi ecc..) per dosare la tabella di lavoro in modo adeguato».

Quale ginnastica scegliere e perché

«L’utilità di una ginnastica dolce vale più per mantenere la mobilità articolare e la coordinazione, ma meno per prevenire l’osteoporosi ed il decadimento muscolare. Altrettanto da rivedere è l’utilità del nuoto o della ginnastica in acqua perché, in funzione dello stimolo dell’osso, lo scarico del peso non aiuta, mentre ovviamente è un vantaggio per chi ha problemi di mobilità articolare anche legata al peso o a patologie avanzate delle cartilagini», prosegue il medico sportivo che, per chi può, consiglia «un lavoro in carico attraverso esercizi come lo squat, gli affondi, fare le scale, o semplici esercizi come sedersi e alzarsi da una sedia, movimenti con i quali il peso del corpo stimola meccanicamente ed in modo naturale le ossa».