L’ultima mia esperienza mi accomuna a milioni di italiani: il medico mi prescrive una (banale) ecografia al fegato. Tempo di attesa con il Servizio pubblico, cinque mesi. Privatamente, sette giorni. Ordinaria amministrazione. Basti dire che secondo un sondaggio condotto per la Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG), otto persone su dieci hanno rinunciato almeno una volta a una prestazione con il Servizio sanitario nazionale per colpa dei lunghi tempi di attesa. Come è finita? L’84 per cento, me compresa, ha messo mano al portafogli per controllare il proprio stato di salute e il 13 per cento ha deciso di non curarsi affatto.

Conseguenze dei tempi lunghi di attesa della Sanità pubblica

Può sembrare un numero piccolo quel 13 per cento ma se lo traduciamo in termini assoluti significa che milioni di persone sono obbligate a trascurare la loro salute, fino a quando un qualche guaio molto grosso non obbliga il Servizio sanitario a occuparsi di loro, magari con un ricovero d’urgenza attraverso il pronto soccorso.

Perfino la ricerca medica si dà da fare per affrontare il problema: un esempio è quello dei cardiologi interventisti. «Abbiamo uno studio in corso che ha come oggetto la Tavi, la procedura mininvasiva che prevede la sostituzione della valvola aortica malata» mi racconta Alfredo Marchese, presidente della GISE, la società che riunisce questi specialisti.

«È il primo del genere al mondo per valutare se è possibile eseguire l’intervento anche in ospedali senza cardiochirurgia in sede. Al momento, a causa delle lunghe liste di attesa per questa procedura, tra gli over 75 è elevato il rischio di non riuscire a beneficiarne in tempo». Si attrezza anche il mondo del no profit. Nascono centri ad hoc che vengono in aiuto dei più fragili, garantendo visite ed esami gratuitamente a chi altrimenti non potrebbe permetterseli per problemi economici. Ne citiamo due: la Banca delle visite (www.bancadellevisite.it), presente a livello nazionale e Welcomed (www.centrowelcomed. it), al momento solo a Milano.

L’allungamento della vita media è una buona notizia, ma con delle sfide

A proposito di pronto soccorso: chiacchierando in sala d’aspetto ho trovato chi ormai lo consiglia per “evitare” le liste d’attesa. Certo, magari passi una giornata ad aspettare, dicono, ma prima o poi almeno uno specialista ti vede… intanto però l’accoglienza per le urgenze non può che rallentare o peggiorare. «Il nostro Servizio sanitario ha 47 anni, e oggi più che mai dobbiamo lavorare per rinnovarlo, senza tradirne la missione: garantire a tutti l’assistenza» ammette Giovanni Migliore, presidente FIASO, Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere. «Quando il Ssn è nato, nel 1978, gli over 65 erano la metà di oggi e i neonati il doppio. Oggi la situazione si è ribaltata: gli anziani sono passati da 7 a 14 milioni, e continueranno ad aumentare grazie all’allungamento della vita media. È una buona notizia, ma anche una sfida: più senior significa più richieste di visite, esami, interventi».

Liste d’attesa: non è solo un tema demografico

Ma basta questo cambio demografico per giustificare il problema delle liste d’attesa? «Ogni giorno, le nostre aziende sanitarie erogano oltre un milione di prestazioni, un numero straordinario che racconta la capacità del sistema di rispondere ai bisogni di salute di milioni di cittadini» sottolinea Migliore. «Tuttavia, una parte di queste prestazioni non è sempre necessaria. Ed è qui che entra in gioco il tema dell’“appropriatezza”». Tradotto, una parte di quell’overbooking nelle liste di attesa dipende dallo “spreco” di esami. Uno studio condotto da AReSS nel 2023 su tre Asl pugliesi, insieme al Dipartimento di Informatica Clinica dell’Università di Edimburgo, ha dimostrato che se parliamo di risonanze, Tac, radiografie, ecografie, quattro esami su dieci risultano inutili o addirittura dannosi per la salute per l’eccesso di radiazioni. Una prima soluzione quindi è già nelle mani degli specialisti. Per aiutare nelle scelte, sono disponibili e vanno applicate, le linee guida della Società di radiologia americana ed europea, che indicano quando e con quale frequenza sia opportuno eseguire un esame.

Piattaforma nazionale per prenotare

Ma noi cittadini cosa possiamo fare? Il Decreto sulle liste di attesa entrato in vigore poco più di un anno fa vorrebbe dare strumenti in più e cambiare la situazione. Prevede l’istituzione di una piattaforma nazionale consultabile da tutti per conoscere i tempi nella propria Regione di interventi ed esami. E scegliere dove andare. «Purtroppo non è ancora disponibile e non sappiamo quando lo diventerà ma il Decreto riporta anche altre indicazioni importanti già applicabili. Se per esempio quando chiami per prenotare la tua visita ti dicono che sono chiuse le agende per le prenotazioni, rispondi che è vietato. Lo dice l’art. 3, comma 9» raccomanda Isabella Mori, avvocato e responsabile Area tutela Cittadinanza attiva.

Tempi lunghi d’attesa: attenzione alla ricetta

«E poi per far valere i nostri diritti, attenzione alla ricetta. Il medico nella stesura dell’impegnativa deve sempre indicare una delle quattro classi di priorità, contrassegnate da lettere dell’alfabeto. Con U l’attesa massima è 72 ore, con B 10 giorni, con D 30 giorni nel caso di visite e 60 per gli esami diagnostici, con P si arriva a 120 giorni. E lo stesso vale per gli interventi chirurgici. Le classi vanno da A, con al massimo 30 giorni, a D, con 12 mesi. Il sistema ci deve garantire “un posto” in una delle strutture della nostra Ats nei tempi previsti dalla ricetta. Non ci riesce? Possiamo pretendere che quella visita o quell’esame vengano eseguiti attraverso l’utilizzo dell’attività libero-professionale intramuraria o del sistema privato accreditato. Al pagamento del solo ticket naturalmente». Sulla carta tutto bene quindi ma, raccontano a Cittadinanza attiva, le risposte che ricevono gli assistiti non sono sempre quelle corrette. «Abbiamo già formulato dei moduli che si possono scaricare direttamente dal nostro sito, compilare e inviare via Pec all’ospedale e a noi per conoscenza, al fine di garantire il rispetto dei tempi di attesa» aggiunge Mori.

I vantaggi della telemedicina e teleassistenza

E poi c’è la speranza di una tecnologia che aiuta. Se hai una malattia cronica, chiedi allo specialista se è possibile effettuare da remoto la visita di routine: è un’opzione, quella della telemedicina e teleassistenza, che scelgono in molti, a carico del Servizio sanitario nazionale. «Oggi abbiamo a disposizione tecnologie per seguire da remoto le malattie croniche» spiega Giovanni Migliore. «Pensiamo al monitoraggio a distanza tramite dispositivi medici come glucometri e misuratori della pressione arteriosa. Questi strumenti, semplici da usare, permettono ai pazienti di registrare quotidianamente i propri parametri vitali e di inviarli in tempo reale al medico che può così intervenire tempestivamente, aggiornare i piani terapeutici e ridurre gli accessi non necessari alle strutture sanitarie».

A questa si associa l’utilizzo dell’IA che non parla direttamente con noi pazienti ma che un progetto in corso della Regione Liguria, insieme a Piemonte, Sicilia, Lazio, Calabria, Molise, Basilicata e la Provincia Autonoma di Trento sta già usando per organizzare le agende delle Asl. «I benefici sono importanti e concreti» sostiene Giovanni Migliore. «Uno studio condotto dal Nhs, il servizio sanitario pubblico inglese, su 30 ospedali oncologici, ha dimostrato che l’utilizzo di un algoritmo di intelligenza artificiale capace di organizzare il calendario delle sedute di chemioterapia, ha permesso di ottenere un incremento del 20% delle prestazioni».

Per vaccini e check-up passa in farmacia

Anche la farmacia scende in campo, per fornire servizi con l’obiettivo di alleggerire le liste di attesa. Dai un occhio quando entri ad acquistare i farmaci. Ciclicamente, ad esempio, ci sono iniziative quali il controllo dell’udito o il check del colesterolo, che ti permettono di conoscere il tuo stato di salute gratuitamente. Puoi anche eseguire le vaccinazioni, saltando le code alla Asl, perché esiste la figura del farmacista vaccinatore. E non solo antinfluenzale e anti-covid. In alcune Regioni, come Lombardia e Marche, sono disponibili anche i vaccini contro HPV, pneumococco, tetano e difterite.

«È possibile anche eseguire esami per il monitoraggio a distanza della persona» interviene Silvia Monti, Direttore scientifico e responsabile della formazione del gruppo Lafarmacia. «Grazie a questo servizio che oggi avviene utilizzando la telemedicina, nel 2024 nelle farmacie sul territorio che fanno parte del nostro gruppo, sono stati individuati 124 codici rossi, con invio immediato del paziente in pronto soccorso».