In un mondo che misura benessere e successo anche attraverso la vita sentimentale e sessuale, decidere di non fare sesso può sembrare un gesto controcorrente. Eppure per un numero crescente di persone la rinuncia temporanea alla sessualità non è una privazione, bensì un esperimento di libertà.
La storia di Melissa Febos: un anno di astinenza per ritrovare sé stessa
A raccontarlo con particolare lucidità è l’autrice americana Melissa Febos nel memoir Dry Season – Il mio anno di piacere senza sesso (Nottetempo). Bene, Febos non è proprio quello che si dice una donna qualunque. Uscita di casa giovanissima, ha fatto per anni la barista, la dominatrice (!), la prof universitaria e la scrittrice. Ottenendo parecchio successo. È passata attraverso dipendenze da alcol, svariate droghe e dalla compulsione a voler sedurre.

Quindi la sua proposta nasce da una constatazione semplice e insieme radicale: dopo anni di relazioni intense, spesso totalizzanti, a volte tossiche, si rende conto di voler cercare un’altra strada, di voler trovare per sé un tempo diverso.
«Venivo da una relazione devastante, nella quale ero diventata talmente ossessiva… Avevo completamente perso la bussola» racconta. Così quello che avrebbe dovuto essere un intervallo di 3 mesi senza sesso per riprendere fiato si trasforma molto velocemente in un anno intero. Un periodo che, anziché apparirle arido, diventa sorprendentemente fertile.
L’obiettivo della sua scelta, però, non è demonizzare il sesso. Piuttosto, mettere in discussione uno dei pilastri della narrazione romantica. «La nostra fantasia dell’amore ha a che fare con il bisogno e la dipendenza… Proviamo a pensare a qualcosa di diverso» dice e scrive.

Meno sesso, nuove priorità: cosa sta cambiando
Il successo del libro si inserisce in un momento storico particolare. Negli ultimi 2 decenni le ricerche in materia hanno stabilito che il sesso non è più al centro di ogni pensiero. La General Social Survey statunitense ha rilevato che tra il 2000 e il 2018 la quota di persone di entrambi i sessi, tra i 18 e i 34 anni, che non aveva avuto rapporti nell’ultimo anno è passata dal 19% al 31%.
Se nel Regno Unito oltre una donna su 5 dichiara di non aver fatto sesso nell’ultimo anno, in Italia, secondo il rapporto Censis del marzo 2026, circa l’8,5% degli adulti tra 18 e 60 anni si definisce completamente astinente, mentre cresce il numero di persone che attraversano periodi di inattività sessuale o che ridefiniscono il ruolo del sesso nella propria vita.
Le ragioni sono molteplici: la diminuzione delle relazioni stabili, le maggiori difficoltà economiche e le trasformazioni profonde nei modi di incontrarsi e costruire legami.
Ridurre tutto a una presunta “crisi del desiderio” sarebbe, però, semplicistico. Febos propone infatti una prospettiva diversa: il punto non è fare meno sesso, ma capire quale spazio occupi il sesso nella costruzione della propria identità. Nel memoir racconta come l’astinenza volontaria le abbia consentito di investire energie in amicizie, creatività, lettura e lavoro. Un’esperienza che descrive non come una fuga dal piacere, ma come una sua ridefinizione.
Avevo dedicato una quantità enorme di energia al sesso e all’amore. Quando ho ritirato quell’energia, l’ho riavuta per me stessa
Dalle beghine medievali a Nomadland: una storia di autonomia femminile
E nel libro si sofferma molto sulle beghine medievali. Ciò che la affascina non è tanto la rinuncia al sesso quanto la possibilità di organizzare la propria vita senza mettere uomini o donne al centro dell’esistenza. Febos vede in quelle esperienze una tradizione storica di autonomia femminile spesso dimenticata. Anche cinema e serie tv hanno intercettato questa riflessione.
Sex Education ha contribuito a normalizzare una pluralità di esperienze sessuali, comprese quelle di chi decide di aspettare o attraversa periodi di inattività senza viverli come un fallimento.
In modo diverso Fleabag esplora il rapporto tra desiderio, solitudine e astinenza.
Enlightened, probabilmente la serie meno conosciuta, è quella più vicina allo spirito di Febos. Racconta di una donna che, dopo una crisi personale, prova a ricostruire la propria vita attraverso consapevolezza, amicizie, lavoro e ricerca spirituale. L’elemento romantico è secondario: il centro è la trasformazione personale.
Anche Nomadland – vincitore del Leone d’oro a Venezia e di 3 Oscar – è un’esplorazione della solitudine come scelta.
Tra i libri la stessa Febos consiglia The art of sleeping alone, l’arte di dormire soli, in cui la francese Sophie Fontanel racconta oltre 10 anni senza sesso: non come privazione, ma come esperienza di libertà e riconnessione con se stessa.
L’astinenza volontaria non è una rinuncia, ma un’esplorazione
«Smettendo di dirigere tutta la mia energia erotica verso partner e relazioni, ho iniziato a percepire con maggiore intensità amicizie, natura, creatività, spiritualità e persino il piacere del corpo nella vita quotidiana» dice Febos. «Una pausa volontaria può diventare uno strumento per distinguere il desiderio autentico dall’abitudine, dal bisogno di conferma o dalla dipendenza affettiva». Perché a volte è bene chiedere a se stesse: «Perché stai facendo sesso se non vuoi farlo?».
Nelle sue pagine la castità temporanea è uno strumento di conoscenza. Un modo per interrogare automatismi che spesso vengono dati per scontati. L’amicizia, in particolare, emerge come uno dei grandi temi: una forma di intimità spesso considerata secondaria rispetto alla coppia, ma capace di offrire sostegno, profondità e continuità.
La vera provocazione di Melissa Febos non consiste nel dire che si vive meglio senza sesso. Al contrario. Consiste nel suggerire che il desiderio può diventare più chiaro proprio quando ci si concede il lusso di interrompere, per un po’, il rumore che lo circonda. E che una stagione secca, qualche volta, può rivelarsi il terreno più fertile per capire chi siamo. Come raccontano anche le testimonianze che abbiamo raccolto.
Marta, 34 anni, di Milano: «Non è rinuncia, ma detox»
Quando ho detto alla mia amica del cuore Marta che per un po’ avrei rinunciato al sesso, ha quasi rovesciato lo Spritz sul mio cappotto beige nuovo. «Ma tu sei pazza» ha sibilato. «Vivi a Milano, non in un monastero benedettino».
Eppure eccomi qui: mi chiamo Marta, ho 34 anni, faccio la social media manager in un’agenzia creativa di Porta Genova, sono single, senza figli e con un abbonamento annuale a una palestra che frequento meno di quanto apra Netflix.
L’ultima storia mi ha lasciata a pezzi: convivevo in un bilocale sui Navigli con Michele, architetto con l’aria da eterno ragazzo, piantine ovunque e discorsi sui “progetti a lungo termine”. Il suo lungo termine, a quanto pare, era arrivare alla collega di studio, che ho scoperto grazie a un messaggio con troppe emoji e poca fantasia.
Così, una sera, davanti allo specchio del bagno appannato, mi sono guardata e ho pensato: «Basta». Nessun match sulle app, nessun «Salgo solo per un caffè», nessun sesso consolatorio con sconosciuti dal profilo accuratamente filtrato.
Non vivo questa decisione come punizione, ma come detox. Ho voglia di capire chi sono quando non sto cercando di piacere a qualcuno, di vedere se l’intimità con me stessa può essere più interessante di certi rendez-vous imbarazzanti. Per ora il letto è solo mio. E, sorprendentemente, ci dormo meglio.
Mirella, 52 anni, di Trieste: «Ho scoperto una pace nuova»
L’ultima volta che ho fatto sesso ho dovuto mettere gli occhiali che erano appoggiati sul comodino per leggere l’ora sul cellulare. È stato allora che ho capito che avevo 52 anni e che potevo smettere, tranquillamente smettere.
Mi chiamo Mirella, faccio la giornalista da una vita a Trieste, sono separata con due figli grandi. Devo dire che non è stata una grande fatica. Semplicemente ho smesso di rispondere agli uomini su WhatsApp e di accettare cene che sapevo già come sarebbero finite. Ho smesso di considerare il sesso come una manutenzione obbligatoria della vita adulta. Le conseguenze sono arrivate piano piano.
Il ginecologo mi ha chiesto se fossi sessualmente attiva e, alla mia risposta, ha alzato lo sguardo con sorpresa. Le amiche divorziate hanno iniziato a escludermi dalle loro conversazioni. Persino mia figlia 30enne mi ha chiesto se fossi depressa. In realtà, ero solo stufa. Stufa di dover pensare che alla mia età una donna debba sentirsi fortunata a essere ancora desiderata.
Certo, sono sola. Certo, a volte faccio fatica. Ma ho scoperto anche una pace nuova. Nessuna attesa, nessuna recita. Solo la sensazione, rara e preziosa, di non dover più offrire il mio corpo per sentirmi vista.
Sofia, 45 anni, di Genova: «Sono libera come non mi sentivo da anni»
Mi chiamo Sofia, ho 45 anni, insegno Lettere all’Università di Genova e 6 mesi fa ho deciso di prendermi una pausa dal sesso. Quando l’ho detto alle mie amiche, una mi ha chiesto se stessi attraversando una crisi mistica, un’altra se avessi trovato un nuovo hobby particolarmente impegnativo.
La verità era molto più semplice: ero stanca. Non stanca del sesso in sé, ma di tutto il contorno. Dopo anni di relazioni, appuntamenti organizzati da amici convinti di conoscere “l’uomo perfetto” per me e qualche incursione nel mondo delle app di incontri, mi sono accorta che stavo investendo una quantità spropositata di energia in situazioni che spesso si rivelavano poco interessanti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata durante una cena con un uomo che ha trascorso l’intera serata a raccontarmi dei suoi successi professionali, interrompendosi solo per ordinare il dessert.
Tornata a casa, invece di chiedermi se mi avrebbe richiamata, mi sono domandata perché stessi ancora perdendo tempo così. Da quel momento ho deciso di fermarmi. Niente appuntamenti, niente flirt, niente complicazioni. E, con mia grande sorpresa, il mondo non si è fermato. Ho riscoperto il piacere di avere serate completamente mie, di leggere fino a tardi, di invitare le mie amiche in libertà. Oggi non so quanto durerà questa pausa, ma so che mi ha regalato una libertà che non provavo da anni.