Me li segno sull’agenda in matita, il tratto sottile che può essere cancellato senza lasciare tracce. L’appuntamento annuale col ginecologo, mammografia ed ecografia al seno – mi basta immaginarmi in quella sala d’attesa per avvertire lo sfarfallio del battito che accelera. Solo una manciatina di volte ho disdetto e posticipato i controlli. Più spesso, alla fine, la lucidità batteva l’ansia scatenata da precedenti familiari importanti, ansia che sta sempre lì in agguato, pronta a trasformarmi in struzzo.
Di sicuro la mia storia non ha nulla di speciale: chi può dirsi davvero impermeabile alla paura delle malattie? «Il confine si supera quando l’apprensione diventa persistente e il pensiero angosciante sulla salute occupa spazio, toglie serenità, condiziona la quotidianità e i rapporti» spiega Alessandro Bartoletti, psicologo, psicoterapeuta, specialista in psicoterapia breve strategica, autore di La paura delle malattie (Ponte alle Grazie) insieme al dottor Giorgio Nardone. Ed ecco ciò che comunemente viene definito ipocondria. Un disturbo psicologico che, secondo un recente studio pubblicato su BMC Public Health, interesserebbe circa il 6% della popolazione mondiale.
Paura di ammalarsi: le 4 cause principali dell’ipocondria
A innescare il terrore di ammalarsi, concorrono quattro elementi principali, che spesso si intrecciano tra loro. «Il primo è di tipo educativo-familiare: crescere con genitori iperprotettivi, angosciati dalla possibilità di contagi e malanni, alimenta le stesse fobie» dice il dottor Bartoletti, che è anche direttore della collana Psicoterapia Strategica FrancoAngeli e dell’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Strategica IPPS di Roma.
«Il secondo riguarda la percezione di vulnerabilità. Può emergere, per esempio, dopo una malattia, che spazza via con violenza l’illusione di essere invincibili». Da lì in avanti ogni segnale corporeo diventa fonte di allarme e viene letto in modo catastrofista, anche quando, magari, è semplicemente dovuto allo stress.
A farci diventare malati immaginari e scivolare verso l’ipocondria può essere anche l’esperienza di malattia di una persona cara. «Aver assistito alla sua sofferenza può imprimere un segno duraturo e nutrire il timore di andare incontro allo stesso destino».
Infine, c’è quello che gli specialisti chiamano fattore iatrogeno. «Parole e ipotesi pronunciate da medici frettolosi e disattenti, senza adeguate spiegazioni, possono generare, nella mente di chi ascolta, uno spavento che finisce per radicarsi nel tempo».
Quando la paura delle malattie porta a evitare visite ed esami
L’ipocondria può portare su strade diverse. La forma di cui sentiamo parlare spesso si traduce in ore passate a cercare informazioni online su sintomi e malattie (cybercondria), in visite ripetute e inutili, in esami su esami. A volte, però, si va nella direzione opposta: una forma del disturbo meno nota ma altrettanto impattante sulla qualità della vita. «Per paura di scoprire malattie, si saltano esami, visite e prelievi» dice Bartoletti. «Questo funziona come un ansiolitico a effetto immediato: quando si cancella l’appuntamento, l’angoscia si attenua e ci si sente sollevati. Il problema è che nell’incertezza il dubbio si alimenta, l’ipotesi peggiore si rafforza».
Così, però, si mette in pericolo la salute rinunciando alla prevenzione. A volte non si fanno accertamenti finché non diventa impossibile ignorare i sintomi, con il rischio di arrivare tardi. «Sono dinamiche che possono incidere sulle scelte di vita» aggiunge il dottor Bartoletti. «Ho seguito donne che desideravano un figlio ma avevano così paura degli esami di controllo da mettere questo sogno in standby. E l’impatto non riguarda solo decisioni grandi: c’è chi non legge giornali né guarda la tv per timore di imbattersi in notizie allarmanti, e chi non fa attività fisica e si priva del piacere di viaggiare per paura di stare male lontano da casa e dall’ospedale di riferimento».
Ansia per la salute: perché ognuno reagisce in modo diverso
Ci sono fasi della vita particolarmente pesanti, già dense di ostacoli, in cui anche chi non soffre di una vera e propria ipocondria può cedere alla tentazione di saltare i controlli (ed è un po’ quello che succede a me). «Di fronte alla paura, ognuno di noi tende ad adottare una di queste tre modalità di reazione: evitamento, attacco o paralisi» spiega Deborah Leanza, psicologa e counselor a Milano. «Possiamo rimandare l’esame medico, affrontarlo nonostante i timori oppure bloccarci, incapaci di decidere sul da farsi. Sono risposte normali, che dipendono dalla nostra storia e dalla nostra personalità».
Quando l’ansia non è patologica ma rischia comunque di farci procrastinare appuntamenti importanti, qualche strategia pratica può aiutare. «Condensare gli accertamenti in un unico periodo dell’anno, come un check-up, per esempio, li rende più gestibili» suggerisce la dottoressa Leanza. «Lo stesso succede se si crea un’alleanza e si affrontano i controlli insieme a un’amica. Si può poi provare a riportare il pensiero su un piano più logico: fare un esame non determina la malattia, semmai permette di intervenire in tempo per occuparsene».
Come superare l’ipocondria: strategie e terapie efficaci
Se i piccoli accorgimenti non bastano, serve un intervento mirato. «Una psicoterapia breve strategica può essere efficace» precisa il dottor Bartoletti. «Ogni percorso va personalizzato: si lavora sul vissuto della persona e sulle “tentate soluzioni”, cioè i comportamenti ripetitivi messi in atto per proteggersi che finiscono, invece, per alimentare il problema. All’interno di questo percorso, si possono fare alcuni esercizi. Per esempio, si compila una lista delle situazioni evitate – prenotare un esame, presentarsi in ambulatorio, viaggiare – e le si ordina dalla meno alla più spaventosa.
Poi si inizia ad affrontarle una alla volta, in modo progressivo e guidato. In altri casi si utilizza un monitoraggio strutturato del corpo: tre volte al giorno, si annotano i sintomi avvertiti e le ipotesi che affiorano, anche le più catastrofiche. A differenza del controllo smanioso e disordinato tipico dell’ipocondria, qui l’osservazione è ritualizzata, e proprio questo riduce l’angoscia: si recupera lucidità e, gradualmente, molte sensazioni smettono di sembrare minacce per rientrare in un quadro più comprensibile, spesso legato allo stress e alla vita di tutti i giorni». Un raffreddore torna a essere un semplice raffreddore. Un colpo di tosse non è più per forza il sintomo di chissà quale male incurabile. E bussare alla porta del medico per farsi curare diventa finalmente possibile.