Capisco che ci sono drammi peggiori, ma alla vigilia delle vacanze è un tema. Quando la tua estetista di fiducia, quella che ti fa la ceretta da una vita lasciandoti liscia e glabra come una statua del Madame Tussauds, la tua confidente, la depositaria dei tuoi segreti più intimi e delle peggiori versioni di te (in slip di carta succinti e cicce in bella vista), l’unica capace di stanare rigurgiti di irsutismo in zone insospettabili, di usare la pinzetta con la perizia di un chirurgo, di tirar fuori la femmina con l’arte del “levare” come faceva Michelangelo con le statue, d’improvviso taglia la corda. Aaargh! Fino a 20 giorni prima era lì a scaldare fornelletti e scartabellare l’agenda facendo sorrisi alle clienti, e un attimo dopo non c’è più. Mai più. Un trauma.
Lei sa quello che vuoi
Lo stesso che può capitare quando ad andarsene è un’altra figura di riferimento. La parrucchiera che ti faceva la piega proprio come volevi tu: né troppo riccia né troppo liscia, si chiama “piega” per questo, no? La pedicurista che sapeva toglierti quel calletto senza farti vedere tutte le stelle dell’Orsa maggiore e maledire il fatto di avere dei piedi. La massaggiatrice che sapeva impastare il tuo corpo con aggraziata determinazione, lasciandoti la sensazione di essere almeno due chili in meno quando ti alzavi dal lettino.
Un rapporto fatto di intimità e fiducia
Non è solo questione di mestiere, ma di amore. Un talento innato e raro nel maneggiare il tuo corpo e prendersi cura delle sue mancanze, a cui senti di poterti affidare con fiducia. Perché non giudica, non inorridisce, non si scoraggia. Per questo quando la tua “special one” scompare ti senti PERDUTA! Vorresti sapere dov’è, perché se n’è andata, come rintracciarla. Ma niente, un silenzio omertoso avvolge la sua dipartita, neanche fosse una spia del KGB.
Quando ti accoglie un’altra
Ora, il mio ultimo trauma ha un nome: Elisa. E qualora leggesse questo editoriale è pregata di ricontattarmi (pleeease!). Mi ha lasciato da una settimana e ancora faccio fatica a riprendermi. Dovevo fare con lei l’ultima seduta di linfodrenaggio prima della pausa estiva. Vagheggiavo un drastico e definitivo colpo di grazia alle culotte de cheval per comprare quel bel costumino a fiori adocchiato a inizio stagione e ora felicemente in saldo, ipotecando un autunno di miracolosi bendaggi e manipolazioni, in vista di solidi propositi dimagranti regolarmente rimandati a settembre (il prossimo ovviamente), ma niente. Ad accogliermi non c’era lei, bensì una biondina dai modi spicci e una vaga cadenza dell’Est, che mi ha strizzato e maneggiato con modi da dominatrice.
Se il confronto non regge
Schiacciata sotto i suoi gomiti, rimpiangevo inconsolabile il magico tocco di prima, le dita che affondavano lievi nella carne, i palmi che scivolavano sui polpacci e la schiena, il sonno che piano piano mi prendeva mentre, sdraiata prona come un cetaceo, fissavo il pavimento dal buco del poggiatesta. Uno dei pochi piaceri nel flusso di settimane pienissime. Una stanza tutta per me – non me ne voglia Virginia Woolf per il paragone blasfemo, ma niente è più intimo di una cabine de soins, per dirla alla francese – in cui abbandonarsi e farsi un po’ di bene.
Un appello alle professioniste del benessere
La nuova masseuse, finito il trattamento, non solo non ha sorriso, ma dopo aver chiesto un feedback sbrigativo per cui ho ripescato dalla memoria della me 12enne il manuale della perfetta mentitrice, ha preso a pizzicarmi le cosce rivendicando diritti sul loro futuro con pacchetti di masso e radiofrequenze. Chiaro che non mi vede più. Non si affida il proprio “matelassé” a una sconosciuta qualsiasi, che per giunta non ha fatto niente per piacerti. Persino l’acqua che mi ha servito all’inizio per rompere il ghiaccio aveva un che di doveristico e raffazzonato. Niente a che vedere col tè verde dell’altra. E la sua playlist. E il deodorante che un giorno mi ha prestato perché, unta e accaldata, dovevo correre a un aperitivo. Morale: ho perso in un colpo solo la mia oretta di estasi legalmente consentita, la speranza di un fisico sovrappeso ma tonico, il costume che tanto volevo. Per questo lancio un appello a tutta la categoria di professioniste della bellezza e del benessere che svaniscono nel nulla come calzini spaiati: lasciate un recapito, fatevi vive anche solo per un caffè, raccontateci che fine fate. Non si chiude così. Nemmeno a Temptation Island.