Se fosse vissuta qualche secolo fa, chissà, Alessandra Di Francesco sarebbe stata accusata di essere una strega per il solo fatto di conoscere le piante e sapere come usare gli elementi in esse contenuti. In realtà, le antiche dominae herbarum, finite sul rogo a migliaia in tutta Europa, curavano gli esseri umani, mentre Alessandra cura proprio loro, le piante. Il suo è uno di quei “green jobs” che in futuro saranno richiestissimi, potete giurarci. Si occupa di “lotta biologica”, cioè scova antagonisti naturali da opporre ai funghi che attaccano le piante. Occhio per occhio, dente per dente, microrganismo per microrganismo. Nascono così le nuove strategie per proteggere il mondo vegetale senza l’uso della chimica. Un dovere, più che un’opzione, al tempo della crisi climatica che rende aggressive malattie prima sotto controllo e in uno scenario globale in cui i terreni chiedono pietà per l’uso indiscriminato di sostanze di sintesi da parte dell’uomo.

Il 12 maggio sarà la Giornata mondiale della salute delle piante

Alessandra Di Francesco è oggi in forza all’Università di Udine e lì il team giornalistico di Adaptation.it, coadiuvato dai giovani reporter friulani della start-up sociale Be Valory, l’ha incontrata – in occasione della Giornata mondiale della salute delle piante, il 12 maggio – per farsi mostrare le soluzioni “nature based” su cui sta lavorando. La sua storia parte da lontano, da Introdacqua, un paesino di neanche 2.000 anime abbarbicato su un colle della Valle Peligna, in Abruzzo. «Da quando ero bambina ho avuto sempre un rapporto speciale con la natura» racconta. «Vivere in una regione “wild” come l’Abruzzo ti fa sentire parte di essa, impari a conoscere le piante e ti viene spontaneo difenderle. Dopo il liceo, mi sono trasferita a Perugia, dove mi sono laureata in Scienze Agrarie».

Alessandra Di Francesco studia come difendere le piante e la frutta

La strada che l’ha portata a fare ricerca per curare le piante è stata tutt’altro che lineare. Alessandra si è specializzata in Archeobotanica e ha iniziato a girare per siti archeologici al fine di studiare l’evoluzione del pesco nel corso dei secoli, ma sentiva che la sua missione era un’altra. Dopo qualche anno è arrivata l’illuminazione. «Mi sono trasferita a Bologna per il dottorato e mi sono specializzata in lotta biologica, concentrando tutta la mia attenzione sui microrganismi antagonisti, uno in particolare: l’Aureobasidum pullulans, un lievito molto comune che si trova dappertutto, anche sulle porte, sulle sedie, nei frigoriferi». Già, perché la ricercatrice abruzzese sta studiando come difendere le piante e la frutta, sia quando si trova sull’albero, sia dopo la raccolta e anche nei mesi in cui viene tenuta nelle celle frigorifere in attesa di essere distribuita ai supermercati.

Il team di Alessandra Di Francesco sta lavorando molto sull’uva

Alessandra Di Francesco in laboratorio (ph. Marco Barretta_Adaptation.it)

«Tutti sanno che la prima regola del commercio per vendere la frutta è che questa sia bella da vedere, intonsa e regolare. Se viene attaccata da un fungo non può arrivare al bancone, anche perché, oltre a presentarsi malata e marcia, potrebbe essere pericolosa per la salute umana. Capirete, allora, quanto sia importante fare prevenzione nei frutteti e, se necessario, intervenire tempestivamente nelle celle frigorifere, ma sempre con un prodotto naturale (in gergo scientifico si chiama bioformulato, ndr) che non lasci residui nocivi». A Udine il team di Alessandra sta lavorando molto sull’uva, che è una delle coltivazioni più importanti a livello regionale, ma il preparato a base di lievito può essere usato anche su altre specie. Il kiwi, per esempio, che, ci spiegano, è a rischio dopo soli 3 mesi di conservazione in frigo a una temperatura di zero gradi centigradi.

Oggi le piante sono minacciate da patologie molto aggressive

Domanda, retorica: la crisi climatica incide in qualche modo sullo sviluppo di queste malattie? «Molte patologie conosciute già negli anni ’80 erano scomparse, oggi sono riemerse e sono anche molto aggressive. La causa è da ascrivere indubbiamente al cambiamento dei fattori climatici, perché i funghi si adattano e sopravvivono a condizioni estreme grazie alla loro genetica molto duttile». Si tratta, in pratica, di funghi “zombie” che si sono risvegliati da un letargo quarantennale. Potrebbe sembrare la trama di un film distopico ma, come la storia recente ci ha insegnato, dobbiamo prepararci ad affrontare, o riaffrontare, minacce che credevamo sconfitte. E anche minacce nuove. L’uomo ne ha conosciuta una, il Coronavirus, per le piante si chiama Cadophora, un fungo che attacca soprattutto mele e kiwi, ma che potrebbe presto vedere allargarsi la platea delle sue vittime.

Alessandra Di Francesco studia funghi che possono attaccare le radici delle piante

Seguiamo Alessandra in laboratorio, si dirige verso un tavolone su cui ci sono decine di piastre con all’interno funghi e lieviti in coltura. «Guardate questo: è un Fusarium avenaceum, un fungo che solitamente si trova nei cereali, attacca le radici, impedendo l’assorbimento di acqua e dei nutrienti necessari per la crescita, ma io l’ho isolato da una pera». Il passaggio da un vegetale a un altro, abbiamo imparato, non è una cosa infrequente, in natura. Immaginando scenari ancora più estremi, un fungo potrebbe fare il temuto “salto di specie’”? È già successo, in India. Nella primavera del 2023 una rivista scientifica ha riportato il caso eccezionale di un signore di 61 anni che ha contratto la “malattia della foglia d’argento” attraverso un fungo che aggredisce le rose.

La lotta biologica farà nascere nuovi posti di lavoro

Nuovi nemici, nuovi rimedi, non c’è altra scelta. La lotta tra uomo e natura è impari per definizione e la scienza sta producendo in questi anni il massimo sforzo per garantire al genere umano, anche in futuro, una vita dignitosa su un Pianeta che è in rapida ed inesorabile evoluzione. Ma è più che evidente che il “contratto” che abbiamo con l’ambiente debba essere riscritto in toto, a partire proprio dalle modalità con cui coltiviamo la terra e ci prendiamo cura delle piante. Cambiare passo è fondamentale, farlo con forze fresche ancora di più. «Il mio sogno è contribuire alla creazione di una start-up che possa stabilire una connessione tra il mondo della ricerca e le aziende, offrendo così maggiori prospettive lavorative ai giovani ricercatori» conclude Di Francesco. Nell’ambito della lotta biologica, soprattutto quella post raccolta della frutta, c’è tanto da fare ma siamo ancora in pochissimi a occuparcene». Green job offresi, ma non accalcatevi: c’è posto per tutti.

di Marco Merola, giornalista scientifico fondatore di Adaptation.it, progetto multimediale sull’adattamento alla crisi climatica