Ferie illimitate, lavoro da remoto senza vincoli e tre mesi di congedo di paternità pagati al 100%. Sembra uno scenario ideale, eppure è già realtà in Italia. A introdurlo è Fater, azienda italiana leader nella produzione di prodotti per l’igiene personale e la cura della casa, nata dalla joint venture tra Angelini Industries e Procter & Gamble, che con il nuovo contratto integrativo 2025-2028 sta ridefinendo il modo di lavorare. Non si tratta solo di benefit, ma di un cambio di prospettiva: meno controllo e più fiducia, meno orari rigidi e più responsabilità. Un modello che sta facendo discutere e che potrebbe aprire la strada a un nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata.
Cosa significa «azienda dei sogni» nel caso Fater
Parlare di «azienda dei sogni» può sembrare una semplificazione, ma nel caso di Fater descrive un cambiamento concreto. L’azienda di Spoltore (Pescara), che conta oltre 1.400 dipendenti, ha costruito negli anni un modello organizzativo basato su un principio preciso: mettere le persone al centro.
Questa visione, chiamata «People First», non nasce oggi. Come spiega a Open Giulio Natali, Chief People & Culture Officer, «non si tratta di un’iniziativa spot inserita in un contesto aziendale qualunque». Il percorso è iniziato già da tempo e ha portato a superare progressivamente strumenti tradizionali come il controllo degli orari o la presenza obbligatoria.
Il risultato è un sistema in cui la produttività non si misura più in ore lavorate, ma in risultati raggiunti. E in cui il benessere dei dipendenti non è un effetto collaterale, ma un obiettivo dichiarato.
Ferie illimitate e lavoro per obiettivi: come funziona
Il punto più discusso è quello delle ferie illimitate. In realtà, come sottolinea l’azienda, non si tratta di libertà assoluta senza regole, ma di un sistema legato agli obiettivi.
I dipendenti possono decidere autonomamente quanti giorni di ferie prendere durante l’anno, senza penalizzazioni economiche o di valutazione, purché rispettino le esigenze organizzative e raggiungano i risultati. «Ciascuno può quindi prendere il numero di giorni di ferie che ritiene congruo per le proprie esigenze», spiega ancora Natali nell’intervista a Open.
Il modello è stato testato prima su dirigenti e quadri, poi esteso a impiegati e operai. Secondo l’azienda, non si sono verificati abusi. «Abbiamo abbandonato il modello tradizionale di comando e controllo e non ci sono abusi interni», afferma Natali.
Il cambiamento, quindi, non riguarda solo le ferie, ma il modo stesso di intendere il lavoro: più autonomia, ma anche più responsabilità individuale.
Smart working e libertà organizzativa: il lavoro cambia forma
Accanto alle ferie, un altro pilastro è la flessibilità totale nell’organizzazione del lavoro. In Fater non esiste un numero fisso di giorni in ufficio o da remoto.
«Non facciamo lavoro remoto imposto, ma diamo la possibilità di organizzarsi liberamente ogni giorno», spiega Natali. Questo significa che ogni persona può scegliere dove lavorare, in base alle proprie esigenze e a quelle del team.
Esiste comunque un campus aziendale, pensato come luogo di incontro e collaborazione. Ma la presenza non è obbligatoria: i dipendenti scelgono di andarci perché trovano un ambiente considerato positivo.
Questo approccio supera uno dei limiti più discussi dello smart working tradizionale, spesso rigidamente regolato. Qui, invece, la flessibilità diventa reale e quotidiana.
Bonus, welfare e genitorialità: cosa cambia per i dipendenti
Il modello Fater non si limita all’organizzazione del lavoro, ma include anche un sistema articolato di benefit economici e sociali.
Il nuovo contratto prevede un premio di partecipazione che può arrivare fino a 2.700 euro annui al raggiungimento degli obiettivi. A questo si aggiungono buoni pasto in crescita, la possibilità di convertire i premi in welfare e un fondo di solidarietà potenziato per le spese sanitarie.
Grande attenzione è riservata anche alla genitorialità. Tra le misure più rilevanti ci sono tre mesi di congedo di paternità retribuiti al 100% e integrazioni salariali per le neomamme. È previsto anche un bonus asilo nido fino a 250 euro al mese.
Non solo. I dipendenti possono portare i figli in ufficio, dai sei anni in su, senza preavviso, e nel campus è consentito anche l’accesso ai cani. Sono dettagli che raccontano un’idea di lavoro più compatibile con la vita reale.
Il modello «People First» può funzionare in tutta Italia?
La domanda che molti si pongono è se questo modello sia replicabile. Secondo Natali, la risposta è sì, ma con alcune condizioni. «La misura può essere introdotta anche in contesti non ancora culturalmente maturi», spiega. Tuttavia, il rischio è che venga applicata in modo superficiale o incoerente.
Il punto centrale resta la cultura aziendale. Senza un contesto basato su fiducia, autonomia e responsabilità, strumenti come le ferie illimitate o lo smart working rischiano di perdere il loro significato.